amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

mercoledì 17 luglio 2013



E lo sapevo, giuro, lo sapevo da quando l'hai saputo tu, ché io a volte - non so spiegartelo - le cose le so e basta. Se a qualcuno, o qualcosa, tengo molto, mi sintonizzo. Però (e qui sta la fregatura) preferisco dare il beneficio del dubbio, sperare di lasciarmi sorprendere, ché una che si comporta da stronza non per forza lo è, poi magari vorrà rimediare, no?  Se sa di aver agito male - no? E se non sa da dove cominciare, beh, ora un punto ce l'ha, no?

"Ehi, ciao, so di averla combinata grossa ma c'è questa notizia e la voglio condividere con la mia amica, con lei e non con cani e porci in facebook".

Chissà su cosa ci si sbaglia più spesso, sugli stronzi o sugli amici.

giovedì 28 febbraio 2013


Faccio parte di quel gruppo che, ahinoi, "mi arrabbio velocemente, ma se sopravvivi a quei dodici secondi altrettanto velocemente torno al sorriso". I musi, quelli per dimostrare che sei arrabbiata, oppure offesa, trovo non valgano un granché. Che le sventure capitano lo stesso, e se c'è una cosa peggiore della cistite è la cistite nei giorni di pioggia.

(Ebbene sì, proprio un bel week end, anche senza contare la figura fraterna in ospedale in preda ad un'altra colica renale. O Silvio, Reo Silvio, Perennemente Silvio.)

Il fatto è che a volte  non di musi si tratta, non di trascinare situazioni o di fare il primo passo dopo un litigio. A volte va più in profondità, perché hai messo in discussione quello che c'era, quello che credevi ci fosse, quanto l'altra persona tenesse a te e al vostro rapporto. E fa un male cane se capita con l'amica che era stata Amica fin dal primo momento, che ha attraversato con te una miriade di altre sventure ed avarie e poi, ad un certo punto, ha smesso di aver bisogno del vostro rapporto facendosi bastare relazioni più nuove e superficiali.
Perciò a quel punto ti arriva in gola il Dai cazzo, ti sei comportata così, hai avuto questi mesi strani, adesso tocca a te, no? fammi capire che mi sbaglio, che non era vero.
E invece non succede nulla.

mercoledì 20 febbraio 2013


L'ultima volta che sei venuta a casa mia hai promesso una torta di mele alla figura paterna, e quando maggio arriva lui ancora se ne ricorda. 
La volta dopo a casa tua non c'eri già più. C'era una lettera con il mio nome, e chissà da quanto mi aspettava, quando pensavi di darmela; ero così sbigottita che prima di prenderla ho chiesto il permesso. 

E' che le cose finiscono.

Aspettare qualcuno che è in ritardo entrando in una cabina telefonica, con i gettoni che non erano mai abbastanza; ci saranno già bambini che guardando Doctor Who chiedono "cos'è quella"?
Lavarsi i capelli nel lavandino, da quando li fanno tutti in formato ikea. Mettere le ciliegie come orecchini. Quei pomeriggi d'estate che parevano senza limiti, con una bici e nessun corso d'inglese, nessuna playstation ad interrompere la sensazione di essere diventati grandi, nel silenzio canicolare delle due del pomeriggio, da quando non bisognava più dormire dopo pranzo. Sfogliare il catalogo di Postalmarket desiderando segretamente quei vestiti per adulti.
Il profumo degli adesivi, perché non è lo stesso senza il profumo, e un kindle non diventa un vecchio volume se ci aggiungi una candela all'aroma di carta come al pollo confezionato su cui sparpagliano le spezie.

In questi sei anni, quasi sette, sono invecchiata di nostalgia, ma la verità è che a 30anni ancora la figura materna mi porta la prima violetta che sboccia in giardino come quando ne avevo 3, e la tua lettera confessava che non importava quante persone avremmo incontrato, non importava neanche che per un po' ci fossimo allontanate: l'amicizia che avevi trovato in me non si poteva paragonare a nessun'altra. La verità, Marta, è che non tutto finisce. Ci si innamora, ci si convince che sarà per sempre. Si trova qualcuno, e il sempre rimane davvero. Non ho più cercato qualcuno a cui voler bene come a te. Trovo ancora, ogni giorno, ogni santissimo giorno in tutti questi anni, qualcosa da dirti, da chiederti, da raccontarti un attimo prima di rendermi conto che non posso. Ma come allora, sei la mia sorella con cui ridere e di cui ridere un po'. Perdonami, dai, e buon compleanno.

martedì 15 gennaio 2013


"Un personaggio, signore, può sempre chiedere ad un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre 'qualcuno'. Mentre un uomo - non dico lei, adesso - un uomo così in genere, può non essere nessuno."
L. Pirandello - Sei personaggi in cerca d'autore

Quando il Grande Fratello, la trasmissione, uscì nella sua prima edizione, ricordo di essermi esaltata: l'idea di "costringere" delle persone ad interagire senza gli schermi protettivi di scelte, professioni, cellulari e bugie sociali varie mi affascinava da sempre, pur senza aver letto Pinter, e da sempre mi faceva fantasticare su cosa avrei potuto conoscere in più di me stessa, o degli altri, da un'immersione in una situazione così estrema. Spesso, però, è sufficiente molto meno per grattare la superficie più che in una lunga conversazione; riunirle in un'unica stanza o ad uno stesso tavolo per un pranzo di compleanno.
La mancanza di umorismo è la prima cosa che salta agli occhi. Alle barzellettuole si ride di gusto, certo, ma sarà il cielo smorto come un blocco di ghisa, sarà che ironia e autoironia sono uscite a fare shopping con una chimera e una fenice, ma sono sufficienti una persona poco gradita o uno scherzo molto più che innocente perché si smetta di stare al gioco. Perché malumori, capricci, insicurezze e gelosie prendano il sopravvento sulla cordialità e sul buonsenso e, pur non creando drammi, non si preoccupino di mettere in imbarazzo i vicini.
La realtà è che siamo tutti campioni di comicità, meno di umorismo che, come diceva Pirandello, ha bisogno di coscienza, comprensione, compassione; della stessa signora tinta come una buffona è facile sghignazzare appena la si vede - comprendere che, forse, non le piace uscire imbellettata come una sciantosa fuori età ma ne ha bisogno da quando il marito più giovane non la guarda come guarda la cameriera, ecco, questo è un altro paio di maniche. Ognuno, nel mucchio di maschere che scoviamo negli angoli, sceglie quella che lo ripara meglio, e l'umorismo arriva lì dove duole, smascherando le illusioni della forma e del cattivo gusto e, mentre lo fa, ride e piange insieme.
Ammetto di aver sempre avuto molta paura del cattivo gusto; non quello della signora conciata come un Pierrot, ma di chi - rivolto verso lo specchio, insensibile agli altri - ha una reazione soltanto, senza notare la differenza.

giovedì 10 gennaio 2013


E' ora di cambiare di nuovo il calendario, appaiarli sul tavolo e ricopiare in ordine compleanni, cifre e scadenze. Sostituire la vita passata con le caselle future ancora bianche, intonse. Alcune si aggiungeranno, altre verranno cancellate per strada.
Nelle feste di fine anno mi è mancato un po' di quell'ozio pigro e costruttivo, leggere libri natalizi alla Dickens o Narnia, giocare a Non t'arrabbiare incavolandosi a morte con chi ti sbatte fuori le pedine, qualche film vecchio alla tv. Di quei Natali in cui sgranocchiavi allegria per pomeriggi interi, tu e Olivia venivate chiamate il gatto e la volpe e l'età giustificava lo spiare i regali la notte del 24. Soprattutto le storie, di quelle che ti veniva l'acquolina in bocca a pensare ai filò dei nonni, tutti seduti intorno al fuoco a rammendare e a raccontare storie a voce alta. Novella mi chiamo, è inutile contestarmi il mio bisogno eterno di storie, di mondi e di racconti. Non è solo il gioco, non è solo la fantasia: chi diceva che un buon libro ti spiega quello che hai già dentro? Quello che sei, quello che vuoi e soprattutto quello che non vuoi, penso che nient'altro al mondo come il guardarti dentro fra le pagine di un libro possa mostrartelo. E poi partire davvero, senza tv, senza playstation e giornali di moda che ti ingabbiano alle loro immagini prestampate e a schemi fissi di cause e conseguenze. Che noia che barba, questa gente che evolve poco, che immagina poco. Ho sempre dovuto combattere contro il "se tutti fanno così, anche tu dovresti farlo". I "lo fai apposta per sembrare diversa" mi hanno anche portata a mettermi in discussione, più volte. E se avessero avuto ragione? 
Però Natale no, a Natale si tira fuori Narnia, raggomitolati come i gatti, come quando la speranza era ancora intatta e pensavi che tu ed Olivia sareste state amiche per sempre.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Teo, da bravo amico di fango, ad un certo punto mi avrà spiattellato la verità su Babbo Natale, Olivia ed io abbiamo litigato una prima volta alle elementari, perdendoci per anni e ritrovandoci alle superiori; dopodiché abbiamo litigato di nuovo, e un altro silenzio, mai spezzato e anzi tristemente rafforzato dai lutti, si è trascinato fino ad ora.
Però, diverse come siamo, lei altissima, mora e secca secca, io bionda e piccolina, mi ha fatto veramente ridere rischiare di trovarci al veglione con lo stesso vestito. E se fosse stata una persona diversa mi sarebbe piaciuto andare a riderne con lei mentre si brinda alla mezzanotte, perché come fai, se non ridi delle cose? Di tutte, perché L. che finalmente esce con una ragazza dopo anni di crisi per la fine della storia con la sua ex e tu stai quasi per tirare un sospiro di sollievo quando scopri che lei si è appena lasciata con la sua, di ragazza, dopo tre anni e mezzo di relazione lesbica, se non ti permette di ridere che fa? 
E allora ridiamo, e beviamo, di quello buono magari, perché siamo golosi dell'attimo. E se tu non sai ridere non m'importa poi molto ormai perché sai, se ti interessa così tanto del tuo orgoglio da metterlo davanti ad ogni cosa, agli altri sentimenti, ai vivi e ai morti, ti lascio in compagnia del tuo rancore e cerco un nuovo vestito rosso, diverso da quello che porti.

giovedì 27 dicembre 2012

I won't back down /2


Hey baby, there is no easy way out
I will stand my ground
And I won't back down

 


mercoledì 26 dicembre 2012

I won't back down




Il mio compleanno è iniziato con una serenata alle otto del mattino, col Carota che si prende un giorno di ferie per portarmi al lavoro e mi fa trovare in macchina, nascosto dietro a un ombrello, anche Luca con la chitarra. Luca che non si sveglia mai prima di mezzogiorno, Luca con cui litigavo da due settimane. Luca e il Carota che quasi un anno fa, in tempi non sospetti, si erano dimenticati di dedicarmi quel Johnny Cash durante un concerto, e io ancora glielo rinfacciavo, ed allora si sono fatti trovare lì fuori casa mia, nella macchina alle otto del mattino, a cantarla e suonarla solo per me come due mariachi.

Ad essere precisi il mio compleanno è iniziato con la figura materna che mette le candeline alte e sottili sui savoiardi per la colazione, quelle che si sciolgono guardandole e che infatti, dopo essersi chinate l'una verso l'altra, formano un'unica candela la cui fiamma tenta un principio d'incendio e abbrustolisce tutti i biscotti e quasi la casa. La serenata è arrivata dopo. E dopo ancora, un pomeriggio intero solo col Carota, a cantare i Mumford in macchina e scovare trattorie di campagna dove ordinare pappardelle per poi pentirsene, non appena assaggiata la costata che ha preso lui. E poi coccole e dodici rose rosse e tanto amore, sul letto sul divano e anche sul muro, senza fermarsi mai se non alla fine del mondo. Che non è arrivata.

E quel biglietto per il concerto dei Mumford a Firenze, ché saranno anche 30 (o come dico io, il primo anniversario dei 29) ma c'é ancora spazio per divertirci.

martedì 18 dicembre 2012

I have been planning out All that I'd say to you
[...] Please say that if you hadn't gone now
I wouldn't have lost you another way

Chissà se era lui, quello che faceva benzina ieri col bavero alzato in mezzo a quel vento freddo. Mi sembrava lui, ci siamo guardati di fretta, col Carota che faceva benzina e giocava a bloccare l'erogatore a 50 euro esatti come quella notte il 6 agosto.

Non lo vedo da anni. Non so che fine abbia fatto, penso stia sempre con la stessa ragazza un po' acida, si sarà sposato? Non mi importa molto. E' strano come possano sparire dalla tua vita persone che ne hanno fatto parte con cadenza regolare, ma ero troppo piccola e lui era un'occasione che non ho avuto il coraggio di cogliere e, a conti fatti, quale occasione? è andata molto meglio così. Più che di una persona, all'epoca, avevo bisogno di rimanere coerente con me stessa. Dovevo ancora scoprirmi, come potevo dedicarmi a qualcuno? Non ho rimpianti. Se penso all'amore, non ho nessun rimpianto. Sarà perché ho sempre dato tutto quello che potevo dare e me ne sono andata quand'era ora di andare, senza crogiolarmi. Sarà perché sono felice. 

Un passato ce l'abbiamo tutti - lo so che sarebbe bello, a volte, che la persona di cui siamo innamorati sbucasse dal nulla il giorno in cui è diventata nostra, ma non sarebbe più quella persona. Non ho grossi problemi con le ex, anche se a dire il vero di solito sono loro ad averne con me. Il problema della ex del Carota non è, dunque, che sia la sua ex. Tutti hanno ex, se sono sani di mente e l'altra sua ex mi è pure simpatica. E C. non è proprio il tipo di persona di cui potrei, onestamente, sentirmi gelosa. 

E allora perché mi sento triste?

Mi sento triste non perché stava con lui ma perché c'ero quando stava con lui, me li ricordo. Mi sento triste perché è un'altra cosa muoversi in una casa in cui trovi le sue tracce dappertutto, i suoi ti amo di bambina e le loro vacanze. Mi sento triste al pensiero che il nostro letto fosse il loro letto, che i nostri posti fossero i loro posti, soltanto pochi secondi fa. E che lo fossero perché lui ci credeva. Mi sento triste perché in quella storia lui ci si era buttato subito a capofitto, prima di rendersi conto che si era sbagliato; perché credeva che lei fosse la donna della sua vita e si comportava come tale, e a volte mi chiedo quale possa essere allora la differenza con me: una cosa è sapere che credeva che la persona con cui era stato per anni, tempo fa, fosse quella giusta, e un'altra pensare a come, nel giro di un anno e mezzo, sia stato capace di incontrare lei, credere di amarla, dirglielo e ripeterglielo e ripeterglielo ancora, decidere di andarci a vivere insieme, rendersi conto di aver sbagliato tutto ed andarsene, trovando poi me su quella nuova strada, meno di un mese dopo. Come si può cambiare idea così in fretta su temi fondamentali? Come si può pensare la stessa cosa di me e di lei? Possiamo inventare parole nuove, perché quello che dice a me non abbia nemmeno apparentemente lo stesso valore di quello che diceva a lei?
Ogni storia ha le sue ombre, e questa è la mia. Non il fatto che abbia avuto una storia importante, ma il fatto che non lo fosse e solo la fretta e la leggerezza l'abbiano fatta sembrare tale, svalutando questi mesi che dovrebbero essere solo nostri, sprecando posti che avrebbero potuto essere solo nostri e appesantendo momenti bellissimi che non sono più solo nostri, se li ha buttati via per viverli con una storia che non se li meritava.

Ma soprattutto mi sento triste, stasera, perché sono quasi 30 e arrivarci senza di te, Martina, mi spezza.

So you had to go, And I had to remain here...



martedì 11 dicembre 2012




Sensazioni, emozioni, odori, ricordi. Vagonate di impressioni che ci portiamo dietro fin da piccoli, per un momento preciso successo un giorno che adesso non si sa più quale sia. Quand'è stato che ho iniziato ad odiare il caffè così tanto che non posso nemmeno sentirne l'aroma? Quando, per cosa? Quando il grattarmi la testa in una certa zona è diventato una fonte indescrivibile di benessere? La figura materna dice che da neonata quello era il suo modo di farmi addormentare: è stato da lì? La sensazione di disagio, in inverno, per la doccia troppo calda quando fa buio, ché è domenica e si va alla messa delle 18, quella che ti interrompe a metà e rovina tutta la giornata. Quanti, per quelli che portiamo con noi, sono andati perduti?
Per un odore di crema solare al cocco che mi catapulta a quei momenti di assoluta libertà di luglio e agosto al mare, subito dopo pranzo, mentre tutti dormono e il bello della giornata deve ancora venire, quando le amicizie e le novità promettevano ancora l'infinito e non c'era nulla a compromettere l'allegria e le emozioni esagerate - quanti altri sono rimasti alle spalle?

Poi cresci e scopri che i primi della classe sono quelli che non sanno nulla, perché non si chiedono nulla di tutto questo, non si chiedono le cose. Non alzano il naso dai libri (il che fa ridere, lo so, detto da una che, tra i libri, lo considera uno dei posti più belli in cui mettere il naso) e dalle verità precotte. Non guardano, non toccano, non hanno punti di domanda e sono convinti che il mondo non faccia altro che starli ad aspettare, come Polillo che parla dei tedeschi e degli italiani.

Ti voglio bene, postman, sei stato veramente un mio amico ma la verità è che io con la tua vita ormai c'entro poco, perché tu hai questa capacità di sostituire le persone giacché l'importante non è chi, ma il ruolo che ricoprono in relazione a te, e sappiamo bene che io sono stata sostituita da un pezzo. Perciò non te la prendere, dai, se non vengo al tuo compleanno e scappo fra la neve ed i calderoni di brulé dei mercatini di Natale, a scaldarci le mani col fiato prima di mangiare lo spezzatino di baita e ad un certo punto battere i piedi perché a Trento, quando cala il sole, neanche il brulé ce la fa, tra le luci e le facce di chi, quel po' di bene e quel po' di male, te li vuole per chi sei e non per come gli giri intorno.

sabato 1 dicembre 2012



I ragazzi bevevano forte nell'angolo dell'orchestra 
bevevano roba pesa e andavano fuori di testa 
se ne stavano sopra il palco ad accordare gli strumenti 
con le loro giacche scure e lo spino in mezzo ai denti 
le lucertole del folk giravano le balere 

giravano per suonare ma pensavano solo a bere 

Dammi un tre, dammi un tre, che la gente vuole ballare 
le lucertole del folk adesso stanno per cominciare 
versa qui, versa qui, versa un goccio e sentirai 
le lucertole bevono forte ma non sbagliano quasi mai 

Modena City Ramblers






mercoledì 28 novembre 2012


"..Ma sempre meglio di adesso che vai girando come una sciantosa
e non sei niente, ma fai di tutto per sembrare qualcosa."
F. De Gregori



E perciò, davvero, chi paga stasera? Con gli amici nessuno fa i conti in tasca, stavolta tocca a me, la prossima a te ed i tirchi e coloro che calcolano il centesimo non sono bene accetti o sono, semmai, affettuosamente tollerati.
Che un fidanzato voglia pagare per me è assai carino, se si tratta di coccole e non di "si paga per le signore" e se posso a mia volta pagare per lui, essendo cresciuta con un'idea di indipendenza piuttosto limpida; così come aprirmi la porta è un gesto gentile, non da chi sta pensando che sono una donna ma da parte di chi, allo stesso modo, si pulisce le scarpe prima di entrare in una stanza.
Le calcolatrici, a me, piace ficcarle in tasca quando si va a mangiare fiorentina insieme a persone belle e si sceglie un vino e si sghignazza sulle proprie disgrazie mentre M. tenta di rubarsi tutto il filetto. I centesimi, le liste della spesa, le lascio a chi ha bisogno di scontrini. La "roba" non mi serve, oltre a quel po' che aiuta a pagare treni, chianine, caleidoscopi. Mi tengo la coscienza linda di chi cerca la bellezza, sempre, come il respiro - e alla bellezza, ovunque la trovi, non si paga pegno; non ci si attacca in senso materiale. Devi saziarti guardando, pescandola e poi ributtandola a mare, che sia in un libro o in un quadro o in un momento d'autunno. O in un gatto, ché i gatti ti insegnano velocemente ad amare senza istinto di possesso.

La bellezza ti sgancia; ti monda e ti salva dalle tue stesse, goffe piccolezze. Da chi non vota e si lamenta di chi viene eletto; da chi ti insulta perché chiedi lo scontrino; dalle ex che si affollano nei tuoi week-end, quella che ti contatta e tu non sai chi sia e quella (solita) che si sfoga con te delle sue tragiche tribolazioni, poi arriva con il nuovo fidanzato e non ti saluta ostentatamente, poi ti interrompe se parli con qualcuno perché scopre di avere qualcosa di assolutamente fondamentale da comunicargli e poi, quando esci dal locale e ti ficchi nella nebbia e ti baci ed è un bacio dolce, innamorato, lontano da occhi indiscreti, convince il fidanzato ad uscire con lei per gridarti "ciao-o" nell'orecchio. Ma a 24 anni i comportamenti non dovrebbero essere più veloci del buonsenso o dell'armonia, a meno che non servano ad essere assurdamente felici.

Forse ti aspettavi solo vino barricato, C., che ora ti rivolti all'improvviso; certi aromi fruttati, senza asperità, accattivanti e tutti simili, allineati l'uno all'altro come soldatini obbedienti. Forse credevi che bastasse la scorciatoia per essere felici; che bastasse il mosto.
Ma come si fa senza aver mai rotto nulla, un bicchiere o quel fiasco che portavi di peso? Il neutro, io te lo lascio: la vaniglia, gli sbiancanti artificiali, ricordi soppiantati da altri ricordi e felicità cercata col goniometro. Non barare, dai, non barare coi tuoi calvari, coi polpettoni malinconici: siamo tutti in questo bar ombroso come un cavallo a bere vino che gratta in gola. Tra una cianfrusaglia e l'altra che racconti, ti fermi mai a pensare ai temporali di luglio? A conti fatti, ridere per non piangere è sempre meglio che piangere per farsi veder piangere, e il dialogo è sempre più buono da bere di un monologo.

E la bellezza di fare cose sciocche, anche: scovare una nuova enoteca, comprare per la prima volta un cappello, spegnere la luce per ascoltare una canzone. Parlare di una mostra, trovare un vecchio amico alle primarie, col vecchietto al bar di fronte che chiama macachi quelli che vanno a votare e si fanno fregare i 2 euro mentre compra un gratta e vinci da 10. Trascinare 5 persone al concerto di Cristina D'Avena e arrivare troppo tardi. Lasciare le chiavi appese alla macchina e trovare qualcuno che te le restituisce. Fermarsi a guardare i poggioli, le luci, le foglie, le foto in bianco e nero. Vestirsi di rosso.

sabato 24 novembre 2012

Thanksgiving

"E' necessario che una donna lasci un segno di sé, della propria anima, ad un uomo perché a fare l'amore siamo brave tutte."
Alda Merini


Quello di cui sono grata è il 2 dicembre 2011, quando il mondo mi è cambiato sotto il naso senza che me ne rendessi conto. C'è voluto qualche altro mese, circa sei. A te un po' meno, forse.
Mi piace, perciò, ripercorrere quel passato ignaro, trovare coincidenze e segni che, a riguardarli, sembrano comici adesso. L'amicizia che nasceva spontanea, senza nessun fine sospetto, come l'erba lungo le scarpate che viene su da sola; parlare e pensarla allo stesso modo e difendersi, anche. E tu che nemmeno ci pensavi perché avevi una ragazza e perché, dicevi, non avevi speranze con me. Ed io che nemmeno ci pensavo perché avrei trovato un inglese allampanato da qualche parte, e invece eccoci qui, a tormentarci di "ti ricordi..."

Ti ricordi quella volta, era la prima volta che ci parlavamo e non ti sono piaciuta, perché ti sembravo altera; tu nemmeno, perché facevi il bullo. Ti ricordi quella volta, mi hai fatta arrivare due ore prima al concerto e sono stata sequestrata da R. che non ha fatto altro che parlare per due ore e mezza. Ti ricordi quella volta, vi siete dimenticati di cantarmi Johnny Cash e adesso ogni tanto ridi, e mi dici che non ti perdonerò nemmeno fra 70 anni in punto di morte (la tua).
Ti ricordi quella volta, facevi l'ubriaco molesto ed io ti ho spinto via. Ti ricordi quella volta, incoraggiavi Gruccia a provarci con me all'aperitivo. Ti ricordi quella volta, mi hai detto che ero bravissima ad eludere discorsi scomodi. Ti ricordi quella volta, era la prima volta che passavi a prendermi e forse, sotto sotto eravamo entrambi felici che la tua ex non fosse venuta, mica per pensieri malandrini (ché i peccatori li abbiamo fatti poi, da liberi), ma solo per passare il tempo insieme a una persona bella.
Ti ricordi quella volta, ero al lavoro e mi è arrivato il tuo sms con scritto "E' tutta la mattina che ti cerco, ma che amica sei!" perché stavi per lasciarla ed eri tu a piangere. E ti ricordi quella volta, mi hai riaccompagnata a casa e quando mi hai baciata mi hai chiesto "Dimmi che non sei ubriaca".

Non lo ero.

martedì 16 ottobre 2012

Basta stringerlo un po' più forte, per gioco, quel calice di rosso che tenevi in mano, perché si spacchi in mille pezzi e due persone si feriscano. E' capitato domenica sera, riuniti da qualche parte a scaldarci con le voci e a guardare Baumgartner alla tv di un locale, tifando come si fa solo per i pazzi o i perdenti. Ho pensato, allora, a com'è facile rompere qualcosa stringendo troppo forte; bisogna essere sobri, con le cose cui si tiene davvero.

Mi ci sono ribellata per anni, io che sono impulsiva ed entusiasta e dovevo lottare contro i modi inglesi del Tomtom, e adesso che il Carota è così affettuoso mi accorgo di essere un po' inglese anch'io. Adesso che il Tomtom torna, chiama e scrive solo per essersi accorto delle mie valigie pronte. Ma io non posso tornare indietro solo perché mi è familiare come la strada di casa, o perché, dentro di me, faccio delle incursioni nel passato un'abitudine salvifica - me l'ha insegnato lui, con la sua cautela e la sua costanza, che certi bicchieri non si possono riparare.
Per quante altre volte potrai arrabbiarti, sanguinare, stringere il bicchiere prima che il vetro si infranga? Quante crepe puoi ancora rischiare? Altre mille? Forse una.

Ne ho dovuti infrangere tanti, di bicchieri, per impararlo, e adesso fa così parte di me che non riesco ad immaginarmi senza. Mi dispiace. Dovevi pensarci. E' diverso da me, il Carota, così diverso che qualche volta mi viene il dubbio che lo sia troppo, in quell'eterna bagarre tra il mio cuore e la mia testa che vanno sempre in direzioni diverse e che in 29 anni non ho mai capito come mediare, dando retta ora all'uno, ora all'altra. Però la verità è che ho sempre cercato, nelle persone, qualcosa che non avevo - quello che mi manca. E' bello somigliarsi, non dover spiegare perché si ride, intuirsi così, che se ti regalo Franny e Zooey è perché lo so, che dentro la vasca fai come Zooey, anche se non ti ci ho mai visto. E' bello e facile e dio lo sa se ho bisogno di qualcosa di facile a volte, però non è quello che mi serve. Non ho bisogno di simbiosi per stare bene con qualcuno, o con me stessa, come non ho bisogno di caviale o foie gras per cenare. I miei spazi sono un ottimo modo per stare bene con gli altri, senza l'ansia di condividere ogni pensiero; la simbiosi va bene con le migliori amiche dell'adolescenza, quando coordini perfino i sogni, e ho smesso di crederci prima ancora che un incidente mi portasse via la mia, sei anni fa. Fare le stesse cose è facile: è costruire fiducia e rispetto che richiede crepe e sangue, e aiutarsi un po' ogni giorno e non litigare mai in piedi.

Quello che mi serve è l'armonia di due note, di due gusti diversi che si mescolano creandone uno che non conoscevi prima. E non lo so se è con lui che riuscirò a crearlo, ma adesso mi servono le sue mani, così incredule mentre mi bacia sfiorandomi come se fossi una pietra preziosa, così forti quando facciamo l'amore e mi prende per l'anima e per i capelli. Mi serve mangiare una pizza a gambe incrociate sul letto facendomi raccontare come, ad un certo punto, si sia tirato su le maniche ed abbia salvato la sua famiglia con quella sua intelligenza gentile, più gentile della mia.
E che importa se non ama leggere, ci sono già io a leggere, non mi serve finché mi chiede se guardiamo quel film, finché sghignazza per come mi addormento e cerca insieme a me i bigolari perduti in collina, finché sopporta le mie improbabili mostre e trova il lato comico e quello paziente delle cose. Finché mi scalda, sotto le coperte, non solo la pelle ma soprattutto quella cronica mancanza di fiducia che ormai mi portavo addosso.

La crepa fatale non è diversa dalle altre: è piccola, subdola; perciò bisogna stare molto attenti alle strade familiari, agli scorci di ogni giorno; mantenere quella curiosità che si ha per le botteghe umide di barbieri scalcinati in qualche borgo, e non so perché, ma è un'immagine che mi consola.

martedì 9 ottobre 2012


Se penso ai momenti migliori delle mie amicizie non c'è mai qualcuno che sceglie o che offre soluzioni; c'è quel modo di stringermi forte il braccio mentre tento di non piangere, di arrivare a casa mia con una torta alla cioccolata, di rimanere chiusi fuori insieme a me e fumare un sigaro alla vaniglia guardando la notte dal terrazzo, così pieni di stelle da accenderlo dal lato sbagliato.
Sono quelli, i modi in cui combatti per qualcuno. Essendo lì quando ci devi essere, senza che lui (lei) ti chieda di rimanere, e non solo quando ti piace esserci. Facendone parte anche quando non vorresti, quando non ti piace, quando fa male. Se mi lasci indietro nel momento in cui avevo più bisogno di sentire che mi amavi, cosa resta? Se mi lasci indietro perché in quel momento non sono come mi vorresti, era me che volevi?

Il punto è che la vita non va mai, mai come vorresti che andasse - o anche solo come pensavi che andasse; altrimenti scriverei libri per bambini e passerei a prendere Marta il giovedì sera, viaggerei di continuo ed avrei una bestiolina, Sebastiano oppure Linda oppure Sofia, che piange tutta la notte e ride tutto il giorno.

Non ho più giustificazioni da dare a chi non sa essere felice per me. Specie se sa come sono stati i miei ultimi due anni. Ho trascorso questi due mesi a preoccuparmi ogni giorno per gli altri, tutti gli altri, a farmi scrupoli per come ci sarebbero rimasti gli altri, ed erano tanti, e ne hanno approfittato pensando solo ai loro sentimenti come gnomi inzuppati di meschinità. 
E sai una cosa? Se c'era una persona su cui credevo di poter contare eri tu, ed invece sono proprio quelli che avrebbero potuto reagire peggio ad essersi dimostrati persone belle. Noblesse oblige.

lunedì 24 settembre 2012

Piuttosto incredibile

A conti fatti, innamorarsi è un atto di coraggio, perché significa dare un calcio a tutte le convinzioni che ti sostenevano, all'equilibrio costruito giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Non è solo questione di abitudini che cambiano. E' prendere in mano tutto ciò che ti è successo fino a quel momento, guardarlo negli occhi e chiedergli sinceramente se per caso ti abbia lasciato troppe ossa rotte per poterti fidare di nuovo, per rimetterti in gioco senza vestiti. Perché è allora che te ne accorgi, mica prima, quando stai rintanata per la paura e ridi forte perché nessuno lo veda. Per questo mi fanno arrabbiare le persone che trattano i sentimenti con leggerezza, che stanno insieme a qualcuno perché non sanno stare soli, che si innamorano e disamorano dei loro amici e di tutte le persone che incontrano, che parlano troppo facilmente, troppo presto, come se fosse solo un'altra puntata del loro telefilm preferito.
A quante donne hai detto che erano l'amore della tua vita? Quante volte hai cambiato idea? Quante altre volte ti sorprenderai all'idea di esserti sbagliato?

Io non lo so se ho ancora la capacità di credere in qualcosa di permanente, ho 29 anni e un 17 maggio alle spalle, quel 17 maggio e quel pomeriggio di luglio che colpiscono forte, ancora, dopo anni. Però l'entusiasmo fa parte di me e c'è qualcosa, dal 6 agosto in poi, qualcosa di diverso. E' partito piano, parlando sottovoce, senza che ci avessi mai pensato. Qualcosa di difficile, perché ha calciato via il mio equilibrio e bisogna che mi impegni, qualche volta, per non farmi portare via dal panico. Qualcosa che ha ferito alcune persone e che alcune altre hanno, vigliaccamente, tentato di ferire. Ma crearsi un mondo e volermi assegnare una parte significa non avermi mai guardata negli occhi, e se quello è l'unico modo in cui sei disposto a lasciare che io faccia parte della tua vita, allora non ti servo io, ma solo il tuo stupido film.
A conti fatti, scelgo la via poco rassicurante, che non mi sarei aspettata di prendere, quella che sta imparando a dire miliardi di cose con un respiro, ed è come credere per tutta la vita che i fantasmi non esistano e poi incontrarne uno: piuttosto incredibile.

giovedì 20 settembre 2012

Ci sono le cose belle, ci sono le cose brutte, e sono tutte cose di cui vorrei parlarti - perché c'entri tu o perché sei tu e basta. E poi c'è il fatto che non so come stai e cosa pensi e allora ogni giorno ti scrivo una mail o un messaggio, poi non li mando. E' stupido, lo so, ma vedo le cose che scrivi, le foto che metti, e non mi sembra tu abbia bisogno di aggiustare le cose.

Allora me li tengo e non scrivo perché, nelle foto, hai perfino una faccia diversa. Sarò strana io, che vuoi farci, sarò orgogliosa come una spina, ché quando ho saputo quella cosa mi sono sentita un pugno nello stomaco come con il Tomtom due anni fa; è un misto di male e di tradimento e di sufficienza, ed è stato pesante, diciamo pesante.

Però vabbè, mi manchi, ho un sacco di novità che ti farebbero rizzare i capelli e lo sai quanto mi costi dire quella frase.
=)

lunedì 17 settembre 2012


Be in my eye
Be in my heart
Be in my eye, ayayay
Be in my heart
 

L'hai sentita per anni, ogni volta che la temperatura da piedi scalzi ti lasciava tenere aperte le finestre, chiamare "Biba!" dieci volte al giorno con quella vocetta decisa e sapientina, e poi un bel giorno l'estate torna e quel modo ("Birba") corretto di chiamare il suo cane ti spiega che di estati, nel frattempo, ne sono tornate tante.
Hanno portato nuove voci alle finestre, trascinato via alcune di quelle vecchie, con Tendina che è incinta ed io lo scopro nel modo più comico del mondo il giorno in cui vuole raccontarmelo, perché la Tabubuta che non la conosce fa per accendersi una sigaretta ma, dopo aver confabulato con lei, si ferma, e quando la rassicuro che siamo pur sempre all'aperto lei strabuzza gli occhi e protesta "Ma cosa dici N., se lei è incinta!" - e anche il Tomtom diventa di nuovo zio, quel Tomtom che sta tentanto di infilarsi di nuovo dal mio balcone aperto, e non lo so cosa sia, se nostalgia o pentimento che lo spingono a chiedermi di raggiungerlo a Bruxelles, ma il fatto è che non posso. Non posso ed è piuttosto incredibile sapere che gli dirò di no, perché è la persona con cui ero convinta di trascorrere il resto della mia vita e invece sono passati più di cinque anni, quasi due da quando ho dovuto morire per rendermi conto che non era così, e tornare ora significherebbe lasciar andare quel futuro che sto guardando, che ancora non ho ma sto cercando di imparare. Anche se già ferisce, anche se è complicato, anche se sono diventata così poco addomesticabile ormai. 
E così dirò di no a quel passato che era la cosa più mia che avevo, e continuerò a dire "Ce la faccio" portando troppe cose in mano e facendole rotolare per tutte le scale un momento dopo, continuerò a sentire Nicole confondere la parola smalto con la parola basmati quando prova a spiegarsi in italiano, a spazientirmi e lasciare alcune cose a metà, a stare malissimo per dieci ore e poi guarire all'improvviso, ad affezionarmi ed avere paura e trovare scuse (vedi titolo) per non darlo a vedere.

mercoledì 12 settembre 2012

Insiminia

E' così tanto che non scrivo, è quasi un anno, che non ricordo neanche più come si fa. Impostazioni, titoli, html, ma stiamo scherzando? Proprio quando provo ad entrare nel mondo concreto del buonsenso?

Che devo fare, adesso? Riempire la pagina di aneddoti, le mie figure criminali a bizzeffe? Un po' mi spiace non averle scritte, si perde il conto e a me il conto piace.

(Io e la Scila che rimaniamo incastrate nella processione, per esempio, che meriterebbe un post a sé)

O dire quante persone mi mancano, da quell'ultimo post? La Salvietta e Fra prima di tutto. La Salvietta che è entrata in crisi e forse forse nella crisi di me non aveva bisogno, ed è stato questo che ha mandato in crisi me. E Fra. E tutte le cose inaspettate che sono successe dopo, veloci, vorticose, 

E allora, mentre fissavo la pagina senza scrivere, ho ripensato a come sia la vicinanza che ti fa sentire più acutamente la mancanza di qualcuno. E' adesso che mi mancano. Adesso che le cose sono cambiate. E' stasera che sono andata a ripescare quelle lettere vecchie vecchie che non avevo più riletto per anni, ed avevo fatto bene. E mi è tornato in mente quel sogno, terribile, l'avevo dimenticato quello, preferivo ricordare quello molto più bello, consolatorio, in cui tornavamo indietro nel tempo di una settimana ed anche se sapevamo di non poter cambiare le cose, potevamo almeno salutarle.

Credo, fondamentalmente, di aver scelto la sera sbagliata per scrivere, in cui il complesso del sopravvissuto torna prepotente a fermarmi quando vede che un sms con scritto "Insiminia", mentre affogo nel passato, basta per farmi tornare a galla. E' la sera sbagliata per il tormento che sta venendo fuori, quando sembro schiantata e invece la verità è che sto rischiando di tornare felice.

lunedì 13 giugno 2011


Ci sono persone che, con me, devono farsi problemi, stare attente a non esagerare. Il giovin C, per esempio, è una di queste. Simone non lo è, eppure ci pensa. Non sono molte le persone disposte a mettersi nei panni degli altri prima di partire lancia in resta: e mai atto fu più dannoso che appiccicarmisi addosso e dirmi "tu dovresti". Non è mica egoismo. Ricordo ancora parola per parola i commenti di mia madre che mi spiegava il suo punto di vista sul perché, secondo lei, Plushenko avesse vinto le Olimpiadi di Torino nel 2006: li tengo a mente per quando parlo con le persone che non conoscono il pattinaggio (Lambiel), e non solo quando c'è di mezzo il pattinaggio (Lambiel), ma anche quando le persone non conoscono e basta: non si può essere troppo severi con chi non conosce. Cerco di non convincermi di aver inquadrato qualcuno, perché c'è sempre qualcuno convinto di aver inquadrato me e poi, quando faccio qualcosa che non si aspetta, se la prende con me per non aver corrisposto all'immagine.
Perciò, davvero, non è mica egoismo. Altrimenti perché le persone tornerebbero quando hanno bisogno di me? Non si tratta di "nel momento del bisogno" in senso opportunistico, è più una cosa emotiva, perché se sanno dove sono, sanno che possono trovarmi sempre - il che appare come un grosso controsenso, pronta come sono a scalciare e fuggire lontano. Ma è pur vero che se fra un anno o dieci avrai bisogno di me, anche se mi ero staccata per un litigio o perché hai preteso cose che non avevi il diritto di pretendere, mi troverai.
Non nel 100% dei casi, certo: una delusione troppo grossa, o un matrimonio del fratello da organizzare. Però quasi. Ex amici, ex fidanzati - il fatto è che sono indipendente da loro, sono fondamentalmente molto (troppo?) indipendente dalle persone, e non avendo bisogno di loro posso starci per il semplice piacere di starci, oppure perché sono diventata più indulgente: mi ha fatto tenerezza, sabato, il mariachi. Mi ricordava Marta, con cui ci eravamo allontanate per un periodo ma poi, quando è stata male, ero io la persona che voleva al suo fianco. E' da me che è venuta con tutto il suo pudore che le impediva di spiegarmelo a voce.
Certo, il rapporto che ho avuto con Marta non è paragonabile a nulla di recente (o forse a nulla soltanto), ma sabato notte, poi, ho sognato Lambiel, che farà ridere ma aveva la camicia bianca e azzurra a righe che metteva in quegli anni lì, di Marta e di allegra innocenza.

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