domenica 20 novembre 2011
Una pensa di essere in parte vaccinata dai luoghi comuni - sono bionda, uno stereotipo di nascita: se rido sono scema, se ho le clarks sono comunista, se metto i tacchi me la tiro. Poi quando in un unico venerdì sera devi affrontare un aperitivo thailandese, un convegno di filosofia con accompagnamento acustico e infine "da qualche parte a ballare", sei pretty much sicura di riuscire a scontentare tutti.
In effetti, appena giunti al baluardo metafisico, ho subito pensato di dare del musicista al giovine professore di filosofia e dei prof ai senescenti aedi, esaltandomi assai nello scoprire il rovesciamento di ruoli, perché come meglio iniziare un dibattito filosofico se non con lo smascheramento dei pregiudizi e lo sbaragliamento dei luoghi comuni? Tutto ciò prima di scoprire che in realtà il giovine prof diventava vecchissimo appena apriva bocca, per poi tornare giovine nei momenti di quiete e invecchiare subito di nuovo quando riprendeva; non era solo questione delle cose che diceva (bullandosi con la scoperta del secolo, alias concetti presenti sul mio diario dei sedici anni, che diario non era bensì un quaderno in comproprietà di nome Jack) ma del modo di porsi, lo sguardo che immediatamente cambiava e persino la pelle, che assumeva forme strane intorno al volto.
Di conseguenza ieri mi sono sentita speculativamente giustificata a non togliere mai (mai!) il pigiama, bevendo 8 tazze di tè (ognuna corrispondente a circa 3 tazze umane, per un totale approssimativo di 24) e trascorrendo la giornata a fare pipì, mangiare cioccolata, guardare il Trophée Eric Bompard alla tv, discutere di politica al telefono, ascoltare Crying, Waiting, Hoping di Buddy Holly rifatta in acustico dagli Stones e definendo i 13 essays da proporre giovedì mattina.
Ma oggi è domenica e c'era la prima pubblicità di un film di Natale e più tardi si va ad una degustazione di birre senza per altro berne, e sebbene il mio vorace complesso del sopravvissuto abbia giustappunto compiuto 5 anni e mezzo senza dare segni di logoramento, c'è una nuova lavatrice nella mia esistenza. La vita, in qualche subdolo modo, continua.
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mercoledì 11 maggio 2011
Non ho avuto molto tempo per pensare a quello che è successo giovedì scorso, in questi giorni, e tuttavia mi sono trovata in tre situazioni diverse che mi hanno messa ogni volta in una posizione precisa, e questo mi ha aiutata ad elaborare. Qualcuno mi ha spostata, qualcuno mi ha ingabbiata, qualcuno mi ha lasciata libera.
E' a tutte e 3 le situazioni che si riferisce questo post, perché a volte succedono cose che sono come domande, e altre che sono semplici frasi. Personalmente sono molto affezionata alle domande, non so se sia perché mi fanno sentire viva o se si tratti solo di un modo per svicolare.
Ma sono fiera di trovare persone che mi prendono senza afferrarmi, che stanno bene con me senza sentire ad un certo punto il bisogno di ingabbiarmi in qualcosa, in una definizione, in un ruolo; sono anche fiera di non essermi tirata indietro, sei mesi fa, neanche di fronte alla gabbia, neanche quando faceva più male, di essere rimasta fino in fondo anche se sapevo che avrei finito per spaccarmi. Proprio perché mi rendo conto di quello che è successo non significa che lo voglia fare di nuovo adesso, subito, come un'adolescente ingenua. Mi fa arrabbiare che gli tolgano importanza. Proprio perché gli do un significato molto alto mi fa arrabbiare che, se gli dai un braccio, subito pensino di averti per intero, come se i significati nella vita fossero così facili e poverelli. Braghy alla fine mi piace più di molte persone con il suo cinismo e i suoi aperitivi di mezzanotte che non portano da nessuna parte, perché quando mi guarda guarda me.
Perché quelli che vogliono qualcosa da me mi dicono "fidati" come se fossi una biondina spaurita dagli ultimi eventi? E' tutta la vita che combatto contro la biondina. Non è presunzione pretendere di entrare nella vita di qualcuno e portarla verso i binari della propria idealizzazione? Arrivare un bel giorno e dirgli "fidati di me" come se si avesse la verità fra le mani quando non se ne vede che uno spicchio?
Dicono "fidati" perché l'importante è che le cose vadano a modo loro: ti fanno una proposta e non rimangono a guardare come finisce. Non sono interessati a quello che pensi o che vuoi, vogliono che tu agisca a modo loro dandogli la conclusione che si aspettano, e se non succede scappano e basta; senza il coraggio di restare, senza palle per qualcosa di non programmato, fanno saltare tutto per aria.
Allora, sai, non ti importava di conoscermi: volevi solo che mi tenessi addosso l'immagine che avevi cucito per me e a questo punto, se avevo dei dubbi, li stai facendo sparire. Non voglio essere idealizzata. Non posso stare bene nel modo in cui stanno bene gli altri. Non voglio essere un appiglio, un criterio, una risposta concreta. Sono cose che non fanno parte di me, ed è per questo che a volte mi sento perfino sollevata all'idea che la storia della mia vita sia finita: non certo per lui, che è stato la persona più importante ed essendo stato il primo a non chiedermi di essere qualcosa è anche stato l'unico per cui fossi disposta a farlo. E' per me.
Non ho intenzione di erigere muri, ma mi stai chiedendo di essere qualcosa di diverso da quello che sono e non posso, perché quello che sono adesso non ha niente a che fare con le autostrade.
(e comunque, visto che parte di questo post è indirizzata a te e mi sei mancato in questi giorni, mi è mancato tutto quel condividere cose e momenti e telefilm più o meno trash, volevo dirti che è morta Jenna)
Etichette: amore, bionda, grovigli, idealizzazioni, mc
domenica 12 settembre 2010
Sono stata bionda per molti anni. Voglio dire, sono ancora bionda, sono nata bionda, per quanto spesso mi dicano "a sentirti parlare prima di vederti non l'avrei mai detto, che fossi bionda", e uno non sa mai bene come prenderla, una cosa così, perché è chiaro che vuole essere un complimento e tuttavia è quello che sono, bionda. Per anni sono stata solo-bionda per alcune persone, anzi per tutte le persone tranne quelle che sceglievo, era più comodo travestirsi che esporsi così tanto. A volte lo faccio ancora. Mi è capitato di iniziare una storia con qualcuno che mi credeva bionda e poi, appena si rendeva conto che, forse, non ero poi così bionda come gli era piaciuto credere, non ero poi così fragile e gestibile e da difendere, me lo rinfacciava. Diventavo ai suoi occhi una traditrice per il solo fatto di essere meno bionda di quello che si aspettava, perché sì che son piccolina, con quell'aria da ossa-di-canarino e una compagnona con la risata pronta, però sono anche una gran rompicoglioni che si incazza per le avarie e corregge la grammatica e scalcia appena si rende conto che stai provando ad occuparti di lei, e gli altri, faccio finta di niente ma mi sembrano sempre un po' lenti, e sì che sono simpatica e carina e certo che mi piace il sesso, pure troppo che non bado nemmeno a dove sono quando lo faccio e la volta più panoramica rimane quella sulle mura di Marostica, però va bene, ho quest'ironia che qualche volta qualcuno mi ha rinfacciato, perché "Sei così carina che dovresti essere un po' meno intelligente" ed io qualche volta ci provo, ad essere meno intelligente, perché alla fin fine non è che mi sembri poi tutto sto gran vantaggio l'esserlo, voglio dire che, sarà il mio problema di totale e spudorata mancanza di praticità, ma non è che mi abbia portato grossi guadagni, se non rimuginare molto, incazzarmi troppo, un senso di colpa del sopravvissuto e un pormi troppe domande senza riuscire a concludere nulla perché si sa, son troppo intelligente per lasciarmi incasellare e son troppo pronta e intuitiva per essere costante e ho una mente troppo formidabile per non provare quella cosa e anche quell'altra e magari anche un po' di questa qui, e perché no, alla fin fine lasciarmele scappare tutte perché dopo un po' mi annoiano, senza imparare ad incanalare le energie nel magico mondo delle azioni che hanno un fine, dei ragionamenti che portano a una conclusione, dell'impegno per un obiettivo preciso. Insomma: è una grossa, grossissima fregatura avere tante frecce al tuo arco se non impari ad usarle e a farti il mazzo, continuare allegramente a sbagliare, a ruzzolare, e magari da bionda sarei stata meglio. Bionda nell'anima, voglio dire. Una che non continua caparbiamente a cogliere quella mela perché "sapere sarà sempre meglio di non sapere", con tutto quello che comporta.
(E niente, mi ero dimenticata di dire che l'altra notte, mentre campeggiavo, a un certo punto ci si è messa pure la pioggia, a ticchettare sul tetto e sulla veranda e si sentiva di più, si sentiva molto di più quasi come se fossi in una tenda in mezzo al mare e allora lì, sotto le coperte, mi è venuto da ridere per l'euforia, come se improvvisamente fossi tornata - cinque minuti - a quando sentivo la pioggia sotto la tenda e non avevo complessi del sopravvissuto e il cervello, l'esistenza, il futuro, sembravano una gran bella cosa con cui fare i conti. Me ne stavo lì con la versione degli Eels di Can't help falling in love, e Tom Waits che è stato il primo tom della mia vita, se vogliamo escludere il supertele arancio che avevo a diciassette anni, e va a finire che mo' perdo per strada pure questo Tomtom, questo che credevo fosse l'ultimo ma dopo tutti i casini non so neanche più se voglio stare con una persona che mi ha fatto tutto questo male anche se ci ho provato tanto, ma tanto, perché qualche volta come si dice, lo scarto tra il voler fare ed il fare è così ampio che non basta neanche il mare, visto che in questo caso "di mezzo" abbiamo un oceano e pure continenti ed emisferi diversi, letteralmente, e se lo perdo rimarrà comunque l'ultimo perché chissene frega se ho ventisette anni, che me ne faccio di un altro uomo se perdo il Tomtom? metto su jersey girl e buonanotte al secchio)
(E niente, mi ero dimenticata di dire che l'altra notte, mentre campeggiavo, a un certo punto ci si è messa pure la pioggia, a ticchettare sul tetto e sulla veranda e si sentiva di più, si sentiva molto di più quasi come se fossi in una tenda in mezzo al mare e allora lì, sotto le coperte, mi è venuto da ridere per l'euforia, come se improvvisamente fossi tornata - cinque minuti - a quando sentivo la pioggia sotto la tenda e non avevo complessi del sopravvissuto e il cervello, l'esistenza, il futuro, sembravano una gran bella cosa con cui fare i conti. Me ne stavo lì con la versione degli Eels di Can't help falling in love, e Tom Waits che è stato il primo tom della mia vita, se vogliamo escludere il supertele arancio che avevo a diciassette anni, e va a finire che mo' perdo per strada pure questo Tomtom, questo che credevo fosse l'ultimo ma dopo tutti i casini non so neanche più se voglio stare con una persona che mi ha fatto tutto questo male anche se ci ho provato tanto, ma tanto, perché qualche volta come si dice, lo scarto tra il voler fare ed il fare è così ampio che non basta neanche il mare, visto che in questo caso "di mezzo" abbiamo un oceano e pure continenti ed emisferi diversi, letteralmente, e se lo perdo rimarrà comunque l'ultimo perché chissene frega se ho ventisette anni, che me ne faccio di un altro uomo se perdo il Tomtom? metto su jersey girl e buonanotte al secchio)
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