lunedì 19 dicembre 2011
N: Guarda questa foto com'è bella!
FM: Ma chi sono? Una è Vivien Leigh, e lui?
N: Ma come, è roba della tua epoca e li conosco io? Laurence Olivier!
FM: Oooh già, ma che foto usi, non si riconosceva neppure.
N: Ok, allora guarda questa, è facile.
FM: Uhm. Chi è?
N: Ma come chi è! Non la vedi?
FM: No.
N: Ma.. ma.. è Audrey Hepburn..
FM: Ma che razza di foto hai, sono tutti irriconoscibili!
N: Allora aspetta, adesso te ne mostro una su cui non ti puoi confondere [prende un'immagine di Michael Jackson, di spalle, con giacca a lustrini e guanto bianco].
FM [con aria estremamente vittoriosa]: ...Ce l'ho! GRETA GARBO!!!
N: ...
(per la cronaca: quantomeno intendeva dire Marlene Dietrich)
Etichette: cit, figura materna, fotografie, n.15, sventure, vip
lunedì 22 novembre 2010
Ebbene, quand'è vasta, non bisogna mai lasciar durare molto la disperazione, che è cosa'e niente, direbbe De Filippo. E' cosa'e niente alla fine del giorno. Nel dubbio, lasciala sfogare, fatti il tuo pianto, vomita l'anima ma poi, quando hai finito, meglio riderne.
Sono andata a cercarmi le luci stasera. Ho camminato e fotografato e bigiato la palestra per tutto questo accumulo di luci. Siccome non è ancora Natale, le ho scovate nell'acqua, nelle vetrine dei negozi, nelle mura illuminate dal basso e sfiorate dalle corse dei fanali.
Ho anche, finalmente, scoperto il significato di quella tenera elegia "Che coss'è l'amor/ è la Ramona che entra in campo/ e come una vajassa a colpo grosso/ te la muove e te la squassa/ ha i tacchi alti e il culo basso/ la panza nuda e si dimena/ scuote la testa da invasata/ col consesso dell'amica sua fidata", che mi perplimeva dal lontano novantaquattro, e pensa se dovevo ringraziare la Carfy per avermi spiegato Capossela.
Poi vabè, il tocco finale - una si preoccupa anche, quando vede che all'improvviso un amico comincia ad impappinarsi quando la vede, a offrirle tutta una bottiglia per fare lo splendido. Poi, la dichiarazione che.
"Se dovesse scoppiare la terra e dovessi rimanere l'unico essere vivente superstite assieme ad una cocorita la chiamerei Novella!"
Una cocorita. Credo che smetterò di preoccuparmi.
Sono andata a cercarmi le luci stasera. Ho camminato e fotografato e bigiato la palestra per tutto questo accumulo di luci. Siccome non è ancora Natale, le ho scovate nell'acqua, nelle vetrine dei negozi, nelle mura illuminate dal basso e sfiorate dalle corse dei fanali.
Ho anche, finalmente, scoperto il significato di quella tenera elegia "Che coss'è l'amor/ è la Ramona che entra in campo/ e come una vajassa a colpo grosso/ te la muove e te la squassa/ ha i tacchi alti e il culo basso/ la panza nuda e si dimena/ scuote la testa da invasata/ col consesso dell'amica sua fidata", che mi perplimeva dal lontano novantaquattro, e pensa se dovevo ringraziare la Carfy per avermi spiegato Capossela.
Poi vabè, il tocco finale - una si preoccupa anche, quando vede che all'improvviso un amico comincia ad impappinarsi quando la vede, a offrirle tutta una bottiglia per fare lo splendido. Poi, la dichiarazione che.
"Se dovesse scoppiare la terra e dovessi rimanere l'unico essere vivente superstite assieme ad una cocorita la chiamerei Novella!"
Una cocorita. Credo che smetterò di preoccuparmi.
lunedì 30 agosto 2010
Effigi n.4 - Una simpatica canaglia in alcune fra le sue espressioni migliori
0 commenti Pubblicato da sand alle 21:50Dopo le effigi n.1 (Novella appiccicaticcia),
le effigi n.2 (Sane abitudini)
e le effigi n.3 (Dell'insondabile mistero),
eccoci di nuovo in tutto il mio gommoso e pacato splendore.
Cliccare qui per vedere le foto.
Sono, come sempre, dotate di straordinaria tecnologia,
ingrandibili una volta aperte singolarmente
cliccando sulla lente in alto a destra.
le effigi n.2 (Sane abitudini)
e le effigi n.3 (Dell'insondabile mistero),
eccoci di nuovo in tutto il mio gommoso e pacato splendore.
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Etichette: figure, fotografie, ricordi, sventure
sabato 28 agosto 2010
Abbiamo fatto insieme l'asilo, le scuole elementari e le medie. Io ti facevo arrivare sempre con cinque minuti di ritardo. Tu mi copiavi e ti prendevi gli occhiali uguali ai miei, e magari quella volta, eravamo così piccole, sarò stata anche crudele con te.
C'è quella foto in cui abbiamo 4, 5 anni e dei vestiti coloratissimi di frutti e fiori, ed è straordinario come, da allora, tutto sommato non siamo più cambiate in altezza.
Man mano che crescevamo ci siamo perse, trascinate verso amicizie che sceglievamo noi, e che non trovavamo già pronte per via di vicinanze di case, o di parenti. Eppure non so, è come se non ti avessi mai più vista con delle amiche da allora, forse per via della tua abituale timidezza, già a partire da quel nome che, rivelando le tue origini esotiche, stonava tanto con il cognome ed il tuo modo di guardarti intorno.
Faccio fatica ad immaginarti vestita di bianco, con i tacchi alti ed i capelli eleganti. Eppure oggi ti sposi, sono così contenta, in quel percorso sano che i miei sognavano per me, un buon lavoro, una casa, un bravo ragazzo. Io che invece me ne sto per mezz'ora fuori dal tabaccaio come un'adolescente agitata, solo per convincermi ad entrare e comprare una edicard intercontinentale perché voglio sapere la verità, io voglio sempre sapere la verità, ma come mai prima ho una fifa incredibile di saperla, e allora chiamo il giovin C perché penso che se arriva qualcuno, be', sarò obbligata a comprarla, e poi il giovin C è in ritardo e allora io entro e la prendo lo stesso, ma piccola, perché mi sembra di espormi di meno. Vado in palestra e perdo di nuovo la scheda, lo giuro, e mi accorgo che non ho più forze per correre, perché le ho spese tutte in quella mezz'ora per tentare di convincermi, e anche ogni giorno, faccio fatica a studiare a parlare a lavorare, perché sto usando tutte le forze che ho solo per mantenermi ogni giorno in piedi.
Non scambierei la mia vita con la tua. Ma un brindisi ad entrambe, ovunque ci porti.
C'è quella foto in cui abbiamo 4, 5 anni e dei vestiti coloratissimi di frutti e fiori, ed è straordinario come, da allora, tutto sommato non siamo più cambiate in altezza.
Man mano che crescevamo ci siamo perse, trascinate verso amicizie che sceglievamo noi, e che non trovavamo già pronte per via di vicinanze di case, o di parenti. Eppure non so, è come se non ti avessi mai più vista con delle amiche da allora, forse per via della tua abituale timidezza, già a partire da quel nome che, rivelando le tue origini esotiche, stonava tanto con il cognome ed il tuo modo di guardarti intorno.
Faccio fatica ad immaginarti vestita di bianco, con i tacchi alti ed i capelli eleganti. Eppure oggi ti sposi, sono così contenta, in quel percorso sano che i miei sognavano per me, un buon lavoro, una casa, un bravo ragazzo. Io che invece me ne sto per mezz'ora fuori dal tabaccaio come un'adolescente agitata, solo per convincermi ad entrare e comprare una edicard intercontinentale perché voglio sapere la verità, io voglio sempre sapere la verità, ma come mai prima ho una fifa incredibile di saperla, e allora chiamo il giovin C perché penso che se arriva qualcuno, be', sarò obbligata a comprarla, e poi il giovin C è in ritardo e allora io entro e la prendo lo stesso, ma piccola, perché mi sembra di espormi di meno. Vado in palestra e perdo di nuovo la scheda, lo giuro, e mi accorgo che non ho più forze per correre, perché le ho spese tutte in quella mezz'ora per tentare di convincermi, e anche ogni giorno, faccio fatica a studiare a parlare a lavorare, perché sto usando tutte le forze che ho solo per mantenermi ogni giorno in piedi.
Non scambierei la mia vita con la tua. Ma un brindisi ad entrambe, ovunque ci porti.
Etichette: amici, amore, fotografie, grovigli, mcm, palestra, piccole cose, ricordi, sventure
mercoledì 25 agosto 2010
Effigi n.3 - Dell'insondabile mistero per cui dimostra sempre, circa, 12 anni nonostante la formidabile maturità raggiunta quasi trentennale
0 commenti Pubblicato da sand alle 18:54Come promesso, eccomi in tutto il mio molteplice e allegro splendore.
Cliccare qui per vedere le foto.
Sono perfino, notate la straordinaria tecnologia,
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Etichette: figure, fotografie, ricordi, sventure
Come promesso, eccomi in tutto il mio satanico ed impervio splendore.
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Sono perfino, notate la straordinaria tecnologia,
ingrandibili una volta aperte singolarmente
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Sono perfino, notate la straordinaria tecnologia,
ingrandibili una volta aperte singolarmente
cliccando sulla lente in alto a destra.
Etichette: figure, fotografie, ricordi, sventure
Come promesso, eccomi in tutto il mio regale e munifico splendore.
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Sono perfino, notate la straordinaria tecnologia,
ingrandibili una volta aperte singolarmente
cliccando sulla lente in alto a destra.
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Sono perfino, notate la straordinaria tecnologia,
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domenica 22 agosto 2010
Smistamenti e racconti di quasisauna barbaramente ispirati dalla Juanita
0 commenti Pubblicato da sand alle 11:12Il fatto è che la Juanita ha tentato di googlarmi per farsi un'idea della mia faccia, e così è finita che anch'io mi sono googlata - di tanto in tanto fa bene un sunto impietoso della propria vita pubblica - scovando la simpatica sintesi di cui sopra (che unita alla strabordante quantità di linguette aperte in firefox può dare un'idea imprecisa ma fedele del funzionamento delle mie sinapsi). In uno dei link ho perfino ritrovato il simpatico episodio in cui io, con tutta l'innocenza dei miei beati vent'anni, stavo scherzosamente rimproverando il mio ex ragazzo di voler dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, enunciando convinta e vittoriosa che "io sono il cerchio, e lei (la madre, ovviamente lì presente) è LA BOTTE!!" Noblesse oblige.
Il dramma, ahimé, giunge con le foto: perché, innanzitutto, ci sono effettivamente delle mie foto? In base a cosa quella in bianco e nero e quelle vestita di rosso compaiono come esemplificative della mia persona, e non altre? In base a cosa digitando il mio nomecognome compaiono due magiche torte preparate in mio onore dalla salvietta? Soprattutto, per quale distorto collegamento con l'antimateria la sesta raffigurazione della mia persona, secondo google, sarebbe la faccia baffuta del mio ex datore di lavoro?
Tutto ciò mi risucchia per svariati istanti nel magico mondo di google. Con affettuoso divertimento scopro foto delle numerose esperienze teatrali di una mia cara amica. Con divertimento molto più barbaro e meschino scopro che non esistono foto delle presunte esperienze teatrali dello Stalker.
In ogni caso Juanita, hai ragione, a volte serve avere una faccia a cui rispondere ed è per questo motivo che recupererò la lacuna con i prossimi post; è già mentalmente pronto lo smistamento delle mie effigi nelle seguenti scientifiche categorie:
- post 1: Novella appicicaticcia
- post 2: Novella e le sane abitudini
- post 3: Dell'insondabile mistero per il quale a 27,28 anni continui a dimostrarne 12
- post 4: Novella non rovescia mai nulla
- post 5: Novella ed i suoi amori
- post 6: Novella e la vita spericolata
- post 7: Novella e le borse discrete
- post 8: Novella e la spregiudicata passione per i pancioni (finti)
- post 9: Weltanschaaung: il mondo come gatti, acqua, gnomi, foto, inchiostro
- post 10: Novella e le sue espressioni migliori
Ma tutto ciò è un divagare, poiché il post nasce innanzitutto da una richiesta di racconti di sauna: ebbene, vedrò di impegnarmi a selezionarne qualcuno, prossimamente.
Il fatto è che io in sauna ci vado veramente. Amo i novantadue gradi il venti dicembre in una maniera cui solo una nebbiosa abitante della pignatta padana può anelare.
L'altro fatto è che sono cresciuta gioiosamente circondata da maschi più che da femmine, a partire da Teo che era il mio inseparabile amico di fango, passando per la Filarmonica quando mi arrampicavo sui tetti pericolanti di un vecchio teatro facendo passare un violoncello dal finestrino del bagno, piombando poi a rotta di collo all'università dove i quindici ignobili maschi che frequentavano lingue in mezzo ad una mandria di pulzelle erano tutti in compagnia mia e l'appellativo più generoso era Scodella, e sfracellandomi infine in una palestra in cui per ogni miserabile ragazza sono presenti circa sedici stalloni da esposizione (a loro ineguagliabile parere). Un dramma attraverso il quale si sopravvive solo diventando interisti e temprando la propria autostima di sana ironia.
Ecco perché penso sopravviverò al mio salutista gruppo-sauna, nel quale ho risolutamente introdotto il momento-prosecco almeno una volta al mese (bollicine, novanta gradi, bollicine, novanta gradi, doccia, bollicine, novanta gradi, bollicine, doccia), al mariachi che ora che la sauna è chiusa mi stressa una settimana perché io organizzi un aperitivo, io cambio i miei progetti per organizzarlo e quando ho fatto mi scrive: oh sai, penso che non verrò. devo uscire con una ragazza dell'est.
Al giovin C che mi invita fuori un'oretta dopo il lavoro e mi dice, sai ormai sparlano di noi perché ci vedono chiacchierare insieme. Credo seriamente che dovremmo dare loro almeno un motivo per cui sparlare. Oggi. Fra quaranta minuti. Ci stai?
Persino a Raven che mi dichiara i suoi sentimenti durante uno spettacolo di Checco Zalone che pensa bene di appropriarsi del suo cellulare per utilizzare come parte integrante dello spettacolo gli sms che mi aveva mandato, e perché no, il mio nome, e mi manda tanto a salutare.
Ed ecco perché potrei sopravvivere, forse, chi lo sa, in futuro, perfino al Tomtom.
Il dramma, ahimé, giunge con le foto: perché, innanzitutto, ci sono effettivamente delle mie foto? In base a cosa quella in bianco e nero e quelle vestita di rosso compaiono come esemplificative della mia persona, e non altre? In base a cosa digitando il mio nomecognome compaiono due magiche torte preparate in mio onore dalla salvietta? Soprattutto, per quale distorto collegamento con l'antimateria la sesta raffigurazione della mia persona, secondo google, sarebbe la faccia baffuta del mio ex datore di lavoro?
Tutto ciò mi risucchia per svariati istanti nel magico mondo di google. Con affettuoso divertimento scopro foto delle numerose esperienze teatrali di una mia cara amica. Con divertimento molto più barbaro e meschino scopro che non esistono foto delle presunte esperienze teatrali dello Stalker.
In ogni caso Juanita, hai ragione, a volte serve avere una faccia a cui rispondere ed è per questo motivo che recupererò la lacuna con i prossimi post; è già mentalmente pronto lo smistamento delle mie effigi nelle seguenti scientifiche categorie:
- post 1: Novella appicicaticcia
- post 2: Novella e le sane abitudini
- post 3: Dell'insondabile mistero per il quale a 27,28 anni continui a dimostrarne 12
- post 4: Novella non rovescia mai nulla
- post 5: Novella ed i suoi amori
- post 6: Novella e la vita spericolata
- post 7: Novella e le borse discrete
- post 8: Novella e la spregiudicata passione per i pancioni (finti)
- post 9: Weltanschaaung: il mondo come gatti, acqua, gnomi, foto, inchiostro
- post 10: Novella e le sue espressioni migliori
Ma tutto ciò è un divagare, poiché il post nasce innanzitutto da una richiesta di racconti di sauna: ebbene, vedrò di impegnarmi a selezionarne qualcuno, prossimamente.
Il fatto è che io in sauna ci vado veramente. Amo i novantadue gradi il venti dicembre in una maniera cui solo una nebbiosa abitante della pignatta padana può anelare.
L'altro fatto è che sono cresciuta gioiosamente circondata da maschi più che da femmine, a partire da Teo che era il mio inseparabile amico di fango, passando per la Filarmonica quando mi arrampicavo sui tetti pericolanti di un vecchio teatro facendo passare un violoncello dal finestrino del bagno, piombando poi a rotta di collo all'università dove i quindici ignobili maschi che frequentavano lingue in mezzo ad una mandria di pulzelle erano tutti in compagnia mia e l'appellativo più generoso era Scodella, e sfracellandomi infine in una palestra in cui per ogni miserabile ragazza sono presenti circa sedici stalloni da esposizione (a loro ineguagliabile parere). Un dramma attraverso il quale si sopravvive solo diventando interisti e temprando la propria autostima di sana ironia.
Ecco perché penso sopravviverò al mio salutista gruppo-sauna, nel quale ho risolutamente introdotto il momento-prosecco almeno una volta al mese (bollicine, novanta gradi, bollicine, novanta gradi, doccia, bollicine, novanta gradi, bollicine, doccia), al mariachi che ora che la sauna è chiusa mi stressa una settimana perché io organizzi un aperitivo, io cambio i miei progetti per organizzarlo e quando ho fatto mi scrive: oh sai, penso che non verrò. devo uscire con una ragazza dell'est.
Al giovin C che mi invita fuori un'oretta dopo il lavoro e mi dice, sai ormai sparlano di noi perché ci vedono chiacchierare insieme. Credo seriamente che dovremmo dare loro almeno un motivo per cui sparlare. Oggi. Fra quaranta minuti. Ci stai?
Persino a Raven che mi dichiara i suoi sentimenti durante uno spettacolo di Checco Zalone che pensa bene di appropriarsi del suo cellulare per utilizzare come parte integrante dello spettacolo gli sms che mi aveva mandato, e perché no, il mio nome, e mi manda tanto a salutare.
Ed ecco perché potrei sopravvivere, forse, chi lo sa, in futuro, perfino al Tomtom.
mercoledì 13 gennaio 2010
Questa notte ho sognato una fotografia.
Ho sognato di ricevere in regalo una canzone, un piccolo fiore rosa e questa foto che non esiste.
Sarà che ieri ho parlato di te con una persona che non ti conosce, sarà che nel momento in cui ero più preoccupata di non farmi scappare reazioni, quella persona è inaspettatamente scoppiata a piangere (e questo - credo - mi ha salvata).
Sarà che era un'immagine bella di un momento pulito, di quell'allegria senza ombre che avevamo; io son venuta mossa perchè facevo un salto e c'erano anche gli altri, e tu mi guardavi ridendo.
Quando mi sono svegliata ho cercato di rimanere lì dentro, come una marionetta di stoffa.
Ho sognato di ricevere in regalo una canzone, un piccolo fiore rosa e questa foto che non esiste.
Sarà che ieri ho parlato di te con una persona che non ti conosce, sarà che nel momento in cui ero più preoccupata di non farmi scappare reazioni, quella persona è inaspettatamente scoppiata a piangere (e questo - credo - mi ha salvata).
Sarà che era un'immagine bella di un momento pulito, di quell'allegria senza ombre che avevamo; io son venuta mossa perchè facevo un salto e c'erano anche gli altri, e tu mi guardavi ridendo.
Quando mi sono svegliata ho cercato di rimanere lì dentro, come una marionetta di stoffa.
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