amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

martedì 11 giugno 2013


Non è bello, tra vicini, allungare le braccia al di sopra della siepe per passare quel frutto, quel piatto preparato particolarmente bene? I vicini portano da mangiare quando muore qualcuno, diceva Scout ne Il buio oltre la siepe. Quel buio che è la paura dello sconosciuto da superare per un piatto fumante, per una risata, ma senza toglierla, la siepe, come da proverbio; senza perdere la possibilità di immaginare cosa ci sia dietro, e di proteggere quello che c'è dentro. 
Una siepe, in fondo, non è una cosa preziosa? Non ti toglie la possibilità di superarla quando giochi a pallone e sbagli tiro, quando due occhi come i tuoi, diversi dai tuoi, ti fissano tra le foglie. Uscire nelle sere d'estate e trovare la tua siepe come troveresti un pezzo dell'esistenza che costruisci giorno per giorno, che difendi giorno per giorno perché è quello, l'essenziale: il tè preparato la mattina, uscire a guardare un pezzetto di cielo, quei cinque minuti di gioia che dilatano lo spazio. 
Ci vuole impegno, per avere una siepe. Ci vogliono priorità che non siano il tipo di auto, l'attenzione altrui o l'orario a cui rientrare la sera. Ci vogliono scelte. Una siepe ti ricorda l'essenziale, ti avvicina alle tue persone; una siepe, anche, ti ricorda di guardare oltre, di alzare lo sguardo. Sposta la concentrazione dal nostro piccolo io agli altri, prima di tutto quelli che si trovano al suo interno con noi, poi la curiosità verso l'esterno. 
Puoi chiudere gli occhi e ascoltare le voci e aprirti come un fiore che dorma di giorno e sbocci la notte, avvicinarti alle origini, alle piante, per togliere l'impiccio delle leggi esterne e puntare all'intimità senza accontentarsi delle convenzioni.
Per un turista non c'è speranza. Ma se sei un viaggiatore, viaggi anche in un giardino, all'interno di una siepe. E al tuo ritorno vedi la tua vita e quella degli altri con maggiore chiarezza.

Qualche volta fingo di essere meno complicata di quello che sono, lascio che le cose scivolino come l'acqua sui piedi quando ti siedi sulla battigia, e presa dalla risacca non scrivo, stappo una bottiglia di vino, sento l'erba, scatto molte foto. Poi torna il momento di chiarirsi, di esplorarsi, e con lui la penna.
E' difficile dire cosa sia peggio fra un padre che ti muore all'improvviso per una disgrazia e l'essere cresciuta con un padre più vecchio, conoscendo prima degli altri bambini la consapevolezza che un giorno morirà. Certo, detta così la risposta sembra scontata; ma è una cosa che ti aggroviglia le budella, crescere controllandolo mentre dorme, di tanto in tanto, per essere sicura che respiri. Abbiamo responsabilità che nemmeno immaginiamo, quando facciamo un figlio.
Siamo complicati, tutti, tanto da leggere un messaggio della ex del Carota (l'altra, quella simpatica) e provare una tenerezza infinita di fronte a quel modo di scrivere "è morto il mio papà", e allo stesso tempo a chiederti perché ogni volta che ha un problema finisca per chiamare lui, e anche se sono passati anni, anche se ha avuto una storia importante in mezzo, alla fine è da lui che torna. Certo, un ex ha quel sapore di famiglia, almeno a me capita di viverla così, che me li coccolerei e li vorrei felici e trovo simpatiche le loro nuove ragazze, perché diventano come fratelli o amici d'infanzia con cui hai condiviso tavolo, famiglia e un pezzetto di strada. Ma poi chi dice che una stessa cosa, uno stesso posto, debbano avere lo stesso significato per tutti? Non credo sia così per molti. E non credo sia giusto continuare a sobbarcarsi i sentimenti delle persone che abbiamo lasciato indietro o che non vogliono il nostro bene, soprattutto non credo sia giusto continuare a sobbarcarsi i sentimenti delle ex del tuo ragazzo, per non finire a sentirti un'estranea che tenta di intrufolarsi nelle vite altrui.
Di difetti ne ho tanti ed evidenti, fra questi non c'è la meschinità, e la spontaneità mi porterebbe a fare cose che, mi rendo conto, secondo le regole comuni mi porterebbero a spazzare cocci. Ma ci tengo. Ci tengo e non ho nessuna intenzione di trovarmi con i cocci di una cosa che è mia e non è più tua. Perciò scusami M., ti abbraccerei se potessi, che il tuo papà mi ricorda il mio, ma adesso l'estranea nella sua vita sei tu e allora spero che tante persone ti stiano vicine e riescano ad allontanarti quell'orrendo dubbio. Spero che A. sia uomo abbastanza da sorvolare sull'esservi appena lasciati, e che tua madre sia madre abbastanza da dimenticare che litigavano per la casa, e ti diano quell'abbraccio grande che io non ti farò avere perché ho la mia piccola siepe da proteggere.

"- Te, io ti amerò fino alla fine dei miei giorni, dico.
Si volta contro il muro, e dice soltanto: Accontentati di amarmi ogni giorno."
Daniel Pennac

mercoledì 20 febbraio 2013


L'ultima volta che sei venuta a casa mia hai promesso una torta di mele alla figura paterna, e quando maggio arriva lui ancora se ne ricorda. 
La volta dopo a casa tua non c'eri già più. C'era una lettera con il mio nome, e chissà da quanto mi aspettava, quando pensavi di darmela; ero così sbigottita che prima di prenderla ho chiesto il permesso. 

E' che le cose finiscono.

Aspettare qualcuno che è in ritardo entrando in una cabina telefonica, con i gettoni che non erano mai abbastanza; ci saranno già bambini che guardando Doctor Who chiedono "cos'è quella"?
Lavarsi i capelli nel lavandino, da quando li fanno tutti in formato ikea. Mettere le ciliegie come orecchini. Quei pomeriggi d'estate che parevano senza limiti, con una bici e nessun corso d'inglese, nessuna playstation ad interrompere la sensazione di essere diventati grandi, nel silenzio canicolare delle due del pomeriggio, da quando non bisognava più dormire dopo pranzo. Sfogliare il catalogo di Postalmarket desiderando segretamente quei vestiti per adulti.
Il profumo degli adesivi, perché non è lo stesso senza il profumo, e un kindle non diventa un vecchio volume se ci aggiungi una candela all'aroma di carta come al pollo confezionato su cui sparpagliano le spezie.

In questi sei anni, quasi sette, sono invecchiata di nostalgia, ma la verità è che a 30anni ancora la figura materna mi porta la prima violetta che sboccia in giardino come quando ne avevo 3, e la tua lettera confessava che non importava quante persone avremmo incontrato, non importava neanche che per un po' ci fossimo allontanate: l'amicizia che avevi trovato in me non si poteva paragonare a nessun'altra. La verità, Marta, è che non tutto finisce. Ci si innamora, ci si convince che sarà per sempre. Si trova qualcuno, e il sempre rimane davvero. Non ho più cercato qualcuno a cui voler bene come a te. Trovo ancora, ogni giorno, ogni santissimo giorno in tutti questi anni, qualcosa da dirti, da chiederti, da raccontarti un attimo prima di rendermi conto che non posso. Ma come allora, sei la mia sorella con cui ridere e di cui ridere un po'. Perdonami, dai, e buon compleanno.

giovedì 10 gennaio 2013


E' ora di cambiare di nuovo il calendario, appaiarli sul tavolo e ricopiare in ordine compleanni, cifre e scadenze. Sostituire la vita passata con le caselle future ancora bianche, intonse. Alcune si aggiungeranno, altre verranno cancellate per strada.
Nelle feste di fine anno mi è mancato un po' di quell'ozio pigro e costruttivo, leggere libri natalizi alla Dickens o Narnia, giocare a Non t'arrabbiare incavolandosi a morte con chi ti sbatte fuori le pedine, qualche film vecchio alla tv. Di quei Natali in cui sgranocchiavi allegria per pomeriggi interi, tu e Olivia venivate chiamate il gatto e la volpe e l'età giustificava lo spiare i regali la notte del 24. Soprattutto le storie, di quelle che ti veniva l'acquolina in bocca a pensare ai filò dei nonni, tutti seduti intorno al fuoco a rammendare e a raccontare storie a voce alta. Novella mi chiamo, è inutile contestarmi il mio bisogno eterno di storie, di mondi e di racconti. Non è solo il gioco, non è solo la fantasia: chi diceva che un buon libro ti spiega quello che hai già dentro? Quello che sei, quello che vuoi e soprattutto quello che non vuoi, penso che nient'altro al mondo come il guardarti dentro fra le pagine di un libro possa mostrartelo. E poi partire davvero, senza tv, senza playstation e giornali di moda che ti ingabbiano alle loro immagini prestampate e a schemi fissi di cause e conseguenze. Che noia che barba, questa gente che evolve poco, che immagina poco. Ho sempre dovuto combattere contro il "se tutti fanno così, anche tu dovresti farlo". I "lo fai apposta per sembrare diversa" mi hanno anche portata a mettermi in discussione, più volte. E se avessero avuto ragione? 
Però Natale no, a Natale si tira fuori Narnia, raggomitolati come i gatti, come quando la speranza era ancora intatta e pensavi che tu ed Olivia sareste state amiche per sempre.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Teo, da bravo amico di fango, ad un certo punto mi avrà spiattellato la verità su Babbo Natale, Olivia ed io abbiamo litigato una prima volta alle elementari, perdendoci per anni e ritrovandoci alle superiori; dopodiché abbiamo litigato di nuovo, e un altro silenzio, mai spezzato e anzi tristemente rafforzato dai lutti, si è trascinato fino ad ora.
Però, diverse come siamo, lei altissima, mora e secca secca, io bionda e piccolina, mi ha fatto veramente ridere rischiare di trovarci al veglione con lo stesso vestito. E se fosse stata una persona diversa mi sarebbe piaciuto andare a riderne con lei mentre si brinda alla mezzanotte, perché come fai, se non ridi delle cose? Di tutte, perché L. che finalmente esce con una ragazza dopo anni di crisi per la fine della storia con la sua ex e tu stai quasi per tirare un sospiro di sollievo quando scopri che lei si è appena lasciata con la sua, di ragazza, dopo tre anni e mezzo di relazione lesbica, se non ti permette di ridere che fa? 
E allora ridiamo, e beviamo, di quello buono magari, perché siamo golosi dell'attimo. E se tu non sai ridere non m'importa poi molto ormai perché sai, se ti interessa così tanto del tuo orgoglio da metterlo davanti ad ogni cosa, agli altri sentimenti, ai vivi e ai morti, ti lascio in compagnia del tuo rancore e cerco un nuovo vestito rosso, diverso da quello che porti.

martedì 8 gennaio 2013


Ridere, ridere di frasi sciocche ed accoccolarsi in un angolo caldo come i gatti in inverno. Andare alla mostra sul Novecento, giocando ad inventare titoli per le opere esposte prima di leggere quelli veri. E poi lasciarsi affascinare, come due capre, dall'arte "vera" dell'esposizione perenne, che quella contemporanea è divertente come un parco giochi (non tutta, no: De Chirico, Bacon, ti strappano via i vestiti e brandelli di carne lasciandoti l'anima esposta coi peli ritti) ma da bravi incompetenti felici l'arte "vera" è quella che insegue una bellezza (o anche una bruttezza) più che il concetto.
Camminare per due ore fra un quadro e l'altro e poi rifugiarci all'Antico Bar, che io mi ostino a chiamare Antica Osteria, nel giorno del tuo precompleanno. Con i nostri aperitivi da 40 o 50 euro perché ci facciamo sempre fregare da qualche voglia, quel calice di Valpolicella Superiore o quel formaggio di capra dall'aspetto succulento.

Ci stiamo costruendo un mondo, una bolla che prima o poi dovrà pur scoppiare, quando ci sarà da fare i conti col mutuo o cominceremo a somigliare ai nostri genitori, e dobbiamo iniziare già a costruire i nostri punti fermi su cui continuare, allora, ad amarci lo stesso. Perché è facile adesso, quando usciamo a pranzo per il tuo compleanno e ci baciamo nella piazza degli scacchi e mi smagli le parigine con gli occhi e poi quando vedi il mio regalo piangi come un bambino a cui non abbiano mai regalato niente. E' facile, adesso, con il mio compleanno che apre le feste ed il tuo che le chiude. Quando i fotomontaggi risolvono le cose e bastano un po' di forbici e photoshop per sistemare quello che non va. Quando sembra che Smaug divori le ore che passiamo insieme, tanto corrono via, e i sensi di colpa rimangono alle spalle.

Spero, anche quest'anno, di continuare a trovare persone migliori di me da cui prendere qualche piccolo esempio, niente di presuntuoso o eclatante: di quel documentario su Nureyev, così fiero ed esigente, così caparbio - lui nato in treno da un padre militaresco - da costringere il mondo ad inventare nuovi termini per descriverlo, prendo la speranza di non smettere mai di osservare. Spero di non perdere quei momenti che ritaglio per me, da cui guardare meglio le cose. Questo è il mio buon proposito per il 2013.
E imparare a cucinare.

martedì 18 dicembre 2012

I have been planning out All that I'd say to you
[...] Please say that if you hadn't gone now
I wouldn't have lost you another way

Chissà se era lui, quello che faceva benzina ieri col bavero alzato in mezzo a quel vento freddo. Mi sembrava lui, ci siamo guardati di fretta, col Carota che faceva benzina e giocava a bloccare l'erogatore a 50 euro esatti come quella notte il 6 agosto.

Non lo vedo da anni. Non so che fine abbia fatto, penso stia sempre con la stessa ragazza un po' acida, si sarà sposato? Non mi importa molto. E' strano come possano sparire dalla tua vita persone che ne hanno fatto parte con cadenza regolare, ma ero troppo piccola e lui era un'occasione che non ho avuto il coraggio di cogliere e, a conti fatti, quale occasione? è andata molto meglio così. Più che di una persona, all'epoca, avevo bisogno di rimanere coerente con me stessa. Dovevo ancora scoprirmi, come potevo dedicarmi a qualcuno? Non ho rimpianti. Se penso all'amore, non ho nessun rimpianto. Sarà perché ho sempre dato tutto quello che potevo dare e me ne sono andata quand'era ora di andare, senza crogiolarmi. Sarà perché sono felice. 

Un passato ce l'abbiamo tutti - lo so che sarebbe bello, a volte, che la persona di cui siamo innamorati sbucasse dal nulla il giorno in cui è diventata nostra, ma non sarebbe più quella persona. Non ho grossi problemi con le ex, anche se a dire il vero di solito sono loro ad averne con me. Il problema della ex del Carota non è, dunque, che sia la sua ex. Tutti hanno ex, se sono sani di mente e l'altra sua ex mi è pure simpatica. E C. non è proprio il tipo di persona di cui potrei, onestamente, sentirmi gelosa. 

E allora perché mi sento triste?

Mi sento triste non perché stava con lui ma perché c'ero quando stava con lui, me li ricordo. Mi sento triste perché è un'altra cosa muoversi in una casa in cui trovi le sue tracce dappertutto, i suoi ti amo di bambina e le loro vacanze. Mi sento triste al pensiero che il nostro letto fosse il loro letto, che i nostri posti fossero i loro posti, soltanto pochi secondi fa. E che lo fossero perché lui ci credeva. Mi sento triste perché in quella storia lui ci si era buttato subito a capofitto, prima di rendersi conto che si era sbagliato; perché credeva che lei fosse la donna della sua vita e si comportava come tale, e a volte mi chiedo quale possa essere allora la differenza con me: una cosa è sapere che credeva che la persona con cui era stato per anni, tempo fa, fosse quella giusta, e un'altra pensare a come, nel giro di un anno e mezzo, sia stato capace di incontrare lei, credere di amarla, dirglielo e ripeterglielo e ripeterglielo ancora, decidere di andarci a vivere insieme, rendersi conto di aver sbagliato tutto ed andarsene, trovando poi me su quella nuova strada, meno di un mese dopo. Come si può cambiare idea così in fretta su temi fondamentali? Come si può pensare la stessa cosa di me e di lei? Possiamo inventare parole nuove, perché quello che dice a me non abbia nemmeno apparentemente lo stesso valore di quello che diceva a lei?
Ogni storia ha le sue ombre, e questa è la mia. Non il fatto che abbia avuto una storia importante, ma il fatto che non lo fosse e solo la fretta e la leggerezza l'abbiano fatta sembrare tale, svalutando questi mesi che dovrebbero essere solo nostri, sprecando posti che avrebbero potuto essere solo nostri e appesantendo momenti bellissimi che non sono più solo nostri, se li ha buttati via per viverli con una storia che non se li meritava.

Ma soprattutto mi sento triste, stasera, perché sono quasi 30 e arrivarci senza di te, Martina, mi spezza.

So you had to go, And I had to remain here...



martedì 16 ottobre 2012

Basta stringerlo un po' più forte, per gioco, quel calice di rosso che tenevi in mano, perché si spacchi in mille pezzi e due persone si feriscano. E' capitato domenica sera, riuniti da qualche parte a scaldarci con le voci e a guardare Baumgartner alla tv di un locale, tifando come si fa solo per i pazzi o i perdenti. Ho pensato, allora, a com'è facile rompere qualcosa stringendo troppo forte; bisogna essere sobri, con le cose cui si tiene davvero.

Mi ci sono ribellata per anni, io che sono impulsiva ed entusiasta e dovevo lottare contro i modi inglesi del Tomtom, e adesso che il Carota è così affettuoso mi accorgo di essere un po' inglese anch'io. Adesso che il Tomtom torna, chiama e scrive solo per essersi accorto delle mie valigie pronte. Ma io non posso tornare indietro solo perché mi è familiare come la strada di casa, o perché, dentro di me, faccio delle incursioni nel passato un'abitudine salvifica - me l'ha insegnato lui, con la sua cautela e la sua costanza, che certi bicchieri non si possono riparare.
Per quante altre volte potrai arrabbiarti, sanguinare, stringere il bicchiere prima che il vetro si infranga? Quante crepe puoi ancora rischiare? Altre mille? Forse una.

Ne ho dovuti infrangere tanti, di bicchieri, per impararlo, e adesso fa così parte di me che non riesco ad immaginarmi senza. Mi dispiace. Dovevi pensarci. E' diverso da me, il Carota, così diverso che qualche volta mi viene il dubbio che lo sia troppo, in quell'eterna bagarre tra il mio cuore e la mia testa che vanno sempre in direzioni diverse e che in 29 anni non ho mai capito come mediare, dando retta ora all'uno, ora all'altra. Però la verità è che ho sempre cercato, nelle persone, qualcosa che non avevo - quello che mi manca. E' bello somigliarsi, non dover spiegare perché si ride, intuirsi così, che se ti regalo Franny e Zooey è perché lo so, che dentro la vasca fai come Zooey, anche se non ti ci ho mai visto. E' bello e facile e dio lo sa se ho bisogno di qualcosa di facile a volte, però non è quello che mi serve. Non ho bisogno di simbiosi per stare bene con qualcuno, o con me stessa, come non ho bisogno di caviale o foie gras per cenare. I miei spazi sono un ottimo modo per stare bene con gli altri, senza l'ansia di condividere ogni pensiero; la simbiosi va bene con le migliori amiche dell'adolescenza, quando coordini perfino i sogni, e ho smesso di crederci prima ancora che un incidente mi portasse via la mia, sei anni fa. Fare le stesse cose è facile: è costruire fiducia e rispetto che richiede crepe e sangue, e aiutarsi un po' ogni giorno e non litigare mai in piedi.

Quello che mi serve è l'armonia di due note, di due gusti diversi che si mescolano creandone uno che non conoscevi prima. E non lo so se è con lui che riuscirò a crearlo, ma adesso mi servono le sue mani, così incredule mentre mi bacia sfiorandomi come se fossi una pietra preziosa, così forti quando facciamo l'amore e mi prende per l'anima e per i capelli. Mi serve mangiare una pizza a gambe incrociate sul letto facendomi raccontare come, ad un certo punto, si sia tirato su le maniche ed abbia salvato la sua famiglia con quella sua intelligenza gentile, più gentile della mia.
E che importa se non ama leggere, ci sono già io a leggere, non mi serve finché mi chiede se guardiamo quel film, finché sghignazza per come mi addormento e cerca insieme a me i bigolari perduti in collina, finché sopporta le mie improbabili mostre e trova il lato comico e quello paziente delle cose. Finché mi scalda, sotto le coperte, non solo la pelle ma soprattutto quella cronica mancanza di fiducia che ormai mi portavo addosso.

La crepa fatale non è diversa dalle altre: è piccola, subdola; perciò bisogna stare molto attenti alle strade familiari, agli scorci di ogni giorno; mantenere quella curiosità che si ha per le botteghe umide di barbieri scalcinati in qualche borgo, e non so perché, ma è un'immagine che mi consola.

lunedì 24 settembre 2012

Piuttosto incredibile

A conti fatti, innamorarsi è un atto di coraggio, perché significa dare un calcio a tutte le convinzioni che ti sostenevano, all'equilibrio costruito giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Non è solo questione di abitudini che cambiano. E' prendere in mano tutto ciò che ti è successo fino a quel momento, guardarlo negli occhi e chiedergli sinceramente se per caso ti abbia lasciato troppe ossa rotte per poterti fidare di nuovo, per rimetterti in gioco senza vestiti. Perché è allora che te ne accorgi, mica prima, quando stai rintanata per la paura e ridi forte perché nessuno lo veda. Per questo mi fanno arrabbiare le persone che trattano i sentimenti con leggerezza, che stanno insieme a qualcuno perché non sanno stare soli, che si innamorano e disamorano dei loro amici e di tutte le persone che incontrano, che parlano troppo facilmente, troppo presto, come se fosse solo un'altra puntata del loro telefilm preferito.
A quante donne hai detto che erano l'amore della tua vita? Quante volte hai cambiato idea? Quante altre volte ti sorprenderai all'idea di esserti sbagliato?

Io non lo so se ho ancora la capacità di credere in qualcosa di permanente, ho 29 anni e un 17 maggio alle spalle, quel 17 maggio e quel pomeriggio di luglio che colpiscono forte, ancora, dopo anni. Però l'entusiasmo fa parte di me e c'è qualcosa, dal 6 agosto in poi, qualcosa di diverso. E' partito piano, parlando sottovoce, senza che ci avessi mai pensato. Qualcosa di difficile, perché ha calciato via il mio equilibrio e bisogna che mi impegni, qualche volta, per non farmi portare via dal panico. Qualcosa che ha ferito alcune persone e che alcune altre hanno, vigliaccamente, tentato di ferire. Ma crearsi un mondo e volermi assegnare una parte significa non avermi mai guardata negli occhi, e se quello è l'unico modo in cui sei disposto a lasciare che io faccia parte della tua vita, allora non ti servo io, ma solo il tuo stupido film.
A conti fatti, scelgo la via poco rassicurante, che non mi sarei aspettata di prendere, quella che sta imparando a dire miliardi di cose con un respiro, ed è come credere per tutta la vita che i fantasmi non esistano e poi incontrarne uno: piuttosto incredibile.

giovedì 20 settembre 2012

Ci sono le cose belle, ci sono le cose brutte, e sono tutte cose di cui vorrei parlarti - perché c'entri tu o perché sei tu e basta. E poi c'è il fatto che non so come stai e cosa pensi e allora ogni giorno ti scrivo una mail o un messaggio, poi non li mando. E' stupido, lo so, ma vedo le cose che scrivi, le foto che metti, e non mi sembra tu abbia bisogno di aggiustare le cose.

Allora me li tengo e non scrivo perché, nelle foto, hai perfino una faccia diversa. Sarò strana io, che vuoi farci, sarò orgogliosa come una spina, ché quando ho saputo quella cosa mi sono sentita un pugno nello stomaco come con il Tomtom due anni fa; è un misto di male e di tradimento e di sufficienza, ed è stato pesante, diciamo pesante.

Però vabbè, mi manchi, ho un sacco di novità che ti farebbero rizzare i capelli e lo sai quanto mi costi dire quella frase.
=)

lunedì 17 settembre 2012


Be in my eye
Be in my heart
Be in my eye, ayayay
Be in my heart
 

L'hai sentita per anni, ogni volta che la temperatura da piedi scalzi ti lasciava tenere aperte le finestre, chiamare "Biba!" dieci volte al giorno con quella vocetta decisa e sapientina, e poi un bel giorno l'estate torna e quel modo ("Birba") corretto di chiamare il suo cane ti spiega che di estati, nel frattempo, ne sono tornate tante.
Hanno portato nuove voci alle finestre, trascinato via alcune di quelle vecchie, con Tendina che è incinta ed io lo scopro nel modo più comico del mondo il giorno in cui vuole raccontarmelo, perché la Tabubuta che non la conosce fa per accendersi una sigaretta ma, dopo aver confabulato con lei, si ferma, e quando la rassicuro che siamo pur sempre all'aperto lei strabuzza gli occhi e protesta "Ma cosa dici N., se lei è incinta!" - e anche il Tomtom diventa di nuovo zio, quel Tomtom che sta tentanto di infilarsi di nuovo dal mio balcone aperto, e non lo so cosa sia, se nostalgia o pentimento che lo spingono a chiedermi di raggiungerlo a Bruxelles, ma il fatto è che non posso. Non posso ed è piuttosto incredibile sapere che gli dirò di no, perché è la persona con cui ero convinta di trascorrere il resto della mia vita e invece sono passati più di cinque anni, quasi due da quando ho dovuto morire per rendermi conto che non era così, e tornare ora significherebbe lasciar andare quel futuro che sto guardando, che ancora non ho ma sto cercando di imparare. Anche se già ferisce, anche se è complicato, anche se sono diventata così poco addomesticabile ormai. 
E così dirò di no a quel passato che era la cosa più mia che avevo, e continuerò a dire "Ce la faccio" portando troppe cose in mano e facendole rotolare per tutte le scale un momento dopo, continuerò a sentire Nicole confondere la parola smalto con la parola basmati quando prova a spiegarsi in italiano, a spazientirmi e lasciare alcune cose a metà, a stare malissimo per dieci ore e poi guarire all'improvviso, ad affezionarmi ed avere paura e trovare scuse (vedi titolo) per non darlo a vedere.

martedì 15 novembre 2011

Novello Novella Novellae

Non avendo un gatto di quelli che ti vengono in braccio a farti le fusa quando ne hai bisogno, ma soprattutto non avendo un gatto ma una specie di marmotta, nel momento in cui mi aggroviglio le possibili soluzioni per uscirne sono molto più scarne e scontate: correre, soluzione grazie alla quale mi ritrovo con una caviglia andata dopo averla fatta correre per una o due ore al giorno nelle ultime settimane appena mi è sembrata vagamente guarita.
Oppure, la soluzione da vita spericolata, uscire con amici divertenti e prendere libri e caramelle. Mi sono perciò recata in un giorno di sole da Feltrinelli con la seguente lista (giacché, si sa, compilare liste è un'altra delle mie automedicazioni):

1. Adam Sillitoe - The loneliness of the long-distance runner
2. Cormac McCarthy - The road
3. John Steinbeck - Grapes of Wrath
4. Harper Lee - To kill a mockingbird
5. John Fante - La strada per Los Angeles
6. John Fante - Aspetta primavera, Bandini
7. Ian McEwan - Cortesie per gli ospiti
8. Richard (Richard?) Yates - Revolutionary Road
9. Adam Sillitoe - Sabato sera, domenica mattina
10. John Barth - L'opera galleggiante
11. Ernest Hemingway - Di là dal fiume e tra gli alberi
12. Truman Capote - A sangue freddo
13. Josè Saramago - Le intermittenze della morte
14. Josè Saramago - Caino
15. Ray Bradbury - Farhenheit 452
16. David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi

Non sono riuscita a restare negli undici, in compenso ne ho comprati molti meno (n. 2, 3, 4 - il n.1 non lo trovo in nessuna lingua, in nessuna libreria, in nessun luogo o lago, nonostante sia stato recentemente riedito da minimum fax; il n.7 aveva un'orribile edizione con dvd; i numeri 5 e 6 erano in formato antologia con tutti i romanzi di Bandini; il n. 16 me lo regalerà Ric, perciò non posso fargli questo sgarbo; eccetera - senza contare la biografia di Cash che non ho preso).
La verità è che mi avrebbe aiutata comprarli tutti, perché con lo stomaco a pezzi di questa settimana (non digerisce n.u.l.l.a e ho una festa in sauna mercoledì! dopo aver già saltato un pranzo luculliano domenica!) le caramelle non le ho viste neanche di lontano e, cosa che ha fatto preoccupare maggiormente la Salvietta, non sono nemmeno riuscita a finire il mio calice di prosecco. 
Poi comunque io ho un rapporto dialettico con le ultime parole famose, ed è per questo che "ragazzi io stasera non bevo" diventa la festa del novello e un risotto di zucca e castagne, vestita anni novanta con papillon e chiacchierando con un ex grande amore delle superiori, che credo non abbia mai saputo di esserlo stato (o più probabilmente gliel'avrò spiattellato dopo il settimo bicchiere di novello) ma andava bene così, perché di lontano somigliava a Bob Dylan ed era bello dividerselo tra amiche, segnando sul diario le date di quando lo incrociavamo per caso.

giovedì 10 novembre 2011

Allora, mettiamola così: c'era un post che dovevo scrivere oggi, e suonava simile a
"No, ma bella giornata ieri. Non ho mangiato. Non ho dormito perché stavo pensando. Poi, dalle 3, non ho dormito perché stavo pensando di non aver mangiato.
Damn. Lo sapevo che lo spritz di buonanotte mi sarebbe stato utile."
Perché insomma, è stata una giornata di merda, e capita, e questo senso di nausea che non se ne va da ieri e mi ha portata a frugare nei cassetti del boss, che non è più boss in quanto se n'è andato dieci giorni fa ma insomma ha ancora dei cassetti in cui io ho frugato fino alla Vittoria!, la scoperta di una serie di compresse dal rassicurante nome di NoVomit,
- che in realtà erano chewing-gum allo zenzero, e io non lo so quali studi dicano davvero che lo zenzero aiuti contro la nausea, la mia no di certo e inoltre adesso mi brucia anche la bocca -
E insomma una è tutta presa dalla sua giornata di merda ma di merda, e mastica chewing-gum allo zenzero per bambini di due anni e medita sui grovigli esistenziali della sua esistenza quando arriva una distinta personaggia dell'e.r. a chiederle se abbia delle grappette.

N: Ehm. Grappette?
S: Sì, ne hai?
N: Scusa, non ho capito. Cosa ti serve?
S: Ho chiesto se hai delle grappette, perché io le mie le ho finite tutte e senza non riesco a lavorare.
N: Ehm.. scusami, credo di non aver ancora capito.
S: Grappette. Hai grappette? Grappette. [trionfante] Quelle della grappettatrice!
N: . . .

martedì 8 novembre 2011

Ok ok, mi tocca e lo dico. La scena di ieri di "quello che lavora con lei, quello ricciolo" verrà indelebilmente annessa ai libri di storia ed è stata così impagabile che ha definitivamente ucciso un già malefico lunedì.
...Ho provato a descriverla, ma non posso, proprio non posso. Srsly. Non posso. Ma è potenzialmente una delle sventure più divertenti e crudeli che io abbia subito, e S-dadu, caro lui, che tanto di gusto ha riso alle mie sofferenze, si prepari ad avere il prosecco avvelenato con la cicuta durante la sua cena migliore. E', d'altra parte, una scena che aveva a che vedere col Barbagato, sebbene poche delle persone coinvolte ne fossero coscienti, e giacché ha potenziali esiti disastrosi, per ingraziarmi la buona sorte vorrei aggiungere che da recenti dialoghi risulta che il soggetto sia solito:
1. fare bagher improvvisi nel sonno con tutto il suo metro e novanta ecc. di giocatore di serie C addosso a povere segretarie sedute di fronte a lui in treno
2. mimare per venti minuti un simpatico cervelletto semovente con la sola imposizione delle mani, partendo dal Rinascimento e dalle nostre sinapsi solo per commentare l'esistenza dei confetti pera e ricotta
3. (dopo avermi bellamente presa per i fondelli qualche sera fa causa mancato senso dell'orientamento) confondere Campagnalta con non so quale paese vicino a Padova, indi dopo il lavoro (situato a 5 minuti da C., dove lo stavo aspettando per facilitarlo), anziché chiamarmi per raggiungermi, tornare a Piombino Dese, fare una doccia, googlare Campagnalta per capire dove si trovi, estrarre bruscamente dai loro bozzoli tutti i santi del paradiso e meditare la fuga in Alaska, spegnendo tutti i telefoni e non facendosi trovare mai più, mai più per non dovermelo raccontare
4. parlare a due centimetri dalla mia faccia per tutto il tempo, continuando a manipolarmi anche al pub con deformazione professionale in quanto mio fisioterapista, dandomi un bacino sulla guancia per ringraziarmi come massimo momento di trasporto ma proponendomi in compenso di fare un figlio l'anno prossimo e di chiamarlo Jimi Hendrix.

mercoledì 2 novembre 2011

Che potrebbe essere l'alcol. 
(e un altro post scriptum da collegare al post precedente)
Conversazioni con la Salvietta, Barbagato e amico di Barbagato, Tomicio. Da leggere rigorosamente nell'ordine assegnato.

N: Ti amo anch'io, da dieci anni!
S: <3 amour
N: Che poi, ti sei mai accorta che la storia dei dieci anni mi perseguita da dieci anni?
S: E anche tra 20 anni... saranno 10!
N: Però adesso cominciano a sommarsi dieci anni differenti, devo fare una media?
Ma soprattutto, qual è la media fra dieci anni, dieci anni e dieci anni?
S: Dieci anni!!!
N: Vedi che mi perseguita.

---

A: Pronto ciao N., sono un amico del barbagato.
B: Allora, non avete ancora finito la telefonata?
A: Volevo solo chiederti se stasera concludete qualcosa, perché non vorrei disturbarvi.
N: Ma che cav-- ho il tuo migliore amico di fianco e lo stai chiedendo a me?
A: Lui mi ha detto di chiederlo a te.
B: Ah, ma te lo sta chiedendo sul serio?
N: ...
B: Digli che è impossibile, visto che ho fatto subito la figura di merda di presentarmi senza soldi perché dovevo ancora prelevare.
N: Sì, in effetti. Credo di no. Usciamo insieme ed è senza soldi, ma ti pare?
A: ...
N: ?
A: Novella.
N: Sì?
A: Ti rendi conto di non esserti appena detta una bella cosa, vero?

---

T: Allora, questo nuovo uomo della tua vita.
N: Maledizione, è pazzo. E' come tutti gli abitanti di Moschetti messi insieme.
T: Perfetto! E come va?
N: Oh, molto bene. Ho fatto più con te stasera che con lui fino ad ora.
T: Davvero?
N: [commossa] Mi sembra di uscire con te, Tomicio. Davvero. Mi diverto tanto. La prendiamo con calma.
T: TU che la prendi con calma?
N: Beh, dopo tutto il casino col Tomtom - ci ho messo un anno e mezzo per venirne fuori, non fare la bestia. E soprattutto lui si è mollato da un anno con la sua ex, con cui stava da dieci anni di cui quattro di convivenza.
T: Merda.
N: Quello che ho detto anch'io.
T: In pratica sei la sua storia traghetto verso la prossima storia seria.
N: E vaffanculo anche a te. Sei di grande aiuto a non far prevalere l'ipotesi fuga!
T: N. ma tu cazzo, uno normale mai? P. che perde trenta chili quando lo molli; l'ingegnere pazzo che ti perseguita per un anno; il supereroe che non c'è mai perché scappa dalla finestra a salvare il mondo con medici senza frontiere. Fra l'altro, quanti anni ha questo, mille?
N: Un anno meno di me.
T: Attenzione!!! Stiamo invecchiando e ci diamo alla gioventù?
N: [affranta] Cosa ne direbbe Zeno!

martedì 25 ottobre 2011

Poche certezze nella vita ultimamente. Dieci minuti prima chiacchieri con Bibo e dieci minuti dopo non lo trovi più. Un giorno hai un lavoro ed il giorno dopo stai per cambiarlo.
In particolare, sul mio futuro marito ci sono rimaste solo due o tre certezze:
1. è pazzo
2. è pazzo
3. ha una doppia personalità ed è pazzo
(giuro che in veste professionale era serio e affascinante e diverso - cosa che mi ha confermato lui stesso, perché di solito chi lo vede jekyll non lo conosce hyde e viceversa, quindi io sono o una privilegiata o la futura vittima di uno schizofrenico borderline.)

Ecco quindi che domenica ero lì alla fiera con una caterva di gente, tra cui una preoccupante percentuale di minori al seguito - meno male che Enrico mi aiutava a tenere alta la bandiera dei single fieri e impettiti! - a ordinare bottiglie di vino in enoteca - almeno per chi non avesse problemi di diete o di allattamento, cazzo se i trent'anni sono l'inizio di una malattia terminale - poi siamo usciti - ed io avevo Noius per mano da una parte e la borsa dei pannolini di Ettore nell'altra, e in questa versione così tremendamente zexi chi mi trovo davanti? La barba del barbagato, il futuro marito - che voleva farmi una sorpresa ed era capitato lì pensando di trovarmi al volo, non sapendo che avrebbe altresì trovato tutto il Veneto intorno.
Essendo notoriamente un asso quando ho a che fare con una sorpresa, dopo aver tentato di fuggire in Alaska sono quindi andata a salutarlo con pannolini a tracolla - potenziale elemento di prosaico disturbo per l'immagine esterna della sorpresa ma visto che lui, aspettandomi con i suoi amici, si era preso molto avanti nell'approvvigionamento di caraffe di torbolino, si è preso a quel punto anche la borsa sulla spalla con la terrificante spiegazione tecnica "Così faccio pratica".
Per chi ora immaginasse qualcosa di anche solo vagamente romantico con cui il barbagato sia riuscito a conquistarmi, esplicativi della situazione sono i due commenti della Salvietta a pochi minuti di distanza uno dall'altro, ovvero: subito dopo averlo visto un "Però, è bello!" seguito cinque secondi dopo, subito dopo averlo sentito parlare, da un più preciso "Però, è folgorato!". Infatti sono indecisa sul mio momento preferito della serata fra quello in cui (dopo che mi ero momentaneamente spostata) l'ho visto lottare con tutte le forze contro se stesso ed il torbolino in circolo per leggere un mio sms, ondeggiando, pencolando ed infine cedendo - accucciandosi sul marciapiede. 
O quello in cui è sparito in un vicolo per fare pipì e, dopo attenta analisi, ha ritenuto che il posto più adeguato fosse vicino ad una casa. Davanti alla porta. Di fronte a due carabinieri di pattuglia. 
Oppure quando, dopo la laboriosa lettura del mio sms, avendo scoperto che ero tornata mi ha cercata per 2 ore avendomi a 2 cm di distanza da lui (il fatto che sia alto 2 metri può non averlo aiutato ad individuarmi) e tentando, nel frattempo, di finire nella fontana giusto un paio di volte.
O anche quando, avendo appena scoperto di conoscere la Salvietta, l'ha fissata per dieci secondi buoni di totale silenzio per poi uscirsene con un imbarazzato e così poco sgamabile "Non è che per caso conosci la S...?", voltandosi subito dopo verso di me che ridevo a crepapelle per specificare con lo sguardo più serio che riusciva ad avere che "Non preoccuparti ci siamo lasciati da un anno" e "A te va bene, vero?"
Dopodiché quello della pallavolo è un mondo piccolo e crudele, e altri cinque secondi dopo la Salvietta sapeva già che S. era la ex storica e soprattutto secolare, precipitandosi a convincermi che era una cosa positiva perché "significa che è un tizio che sa impegnarsi" (la stessa motivazione che ha addotto Ric, ma lui non conta avendo una ex storica e secolare a sua volta) subito dopo avermi vista con terrore assumere la mia tipica espressione da no-che-rottura-di-balle-già-non-voglio-abbandonare-la-mia-singletudine-poi-dovrei-uscire-con-un-tizio-dal-passato-così-ingombrante?, nonché ricordandomi che, essendo stata fra le altre cose per tre anni e mezzo con un Supereroe, nemmeno io ho questo passato tremendamente leggero da portare ad un uomo come iniezione di fiducia in se stesso. E che soprattutto le serve un pallavolista per l'estate, quando fatica sempre a trovare maschi per i tornei estivi, quindi devo uscirci almeno fino a quest'estate perché le voglio bene, e perché "Io tifo per lui. Non farmi fuori anche questo."

Date le mie ragionevoli obiezioni sollevate al riguardo, abbiamo comunque convenuto che appena ci rivediamo, nel caso dovesse conquistarmi, dovrò almeno avvertirlo che: 
1. tutti i miei ex sono diventati pazzi dopo che ci siamo mollati; 
2. se lei torna single, io torno single e lo pianto lì; 
3. però dopo l'estate.

martedì 24 maggio 2011

L'erede

Ieri le formiche si sono barricate nei miei cheerios quotidiani, costringendomi ad abbandonarli con calde lacrime al loro destino; poi Moroso si è fatto male ad un polpaccio e non ha corso con me, il che dopo questi mesi è stato un po' come mangiare da sola il tacchino il giorno del ringraziamento.
A sostituzione è arrivato il giovin C a sproloquiare, per creare più calore nell'ambiente, e al posto dei cheerios ho piluccato discorsi su come io e Moroso ci guardassimo amorevolmente negli occhi perciò lui adesso non sa cosa fare, perché non vorrebbe fare cavolate prima di capire come sia la situazione, e tutto questo mentre io lo guardavo cercando di spiegargli telepaticamente come a) in ogni caso non ci siano cavolate che io abbia intenzione di fare con lui b) stessimo facendoci ognuno i cazzi propri senza guardarci negli occhi. In compenso ha creato il nuovo tormentone della settimana, adesso ci guardiamo tutti negli occhi ed il mondo è un posto migliore. Dovrebbe andarne fiero.

Tutto questo per dire che mancava la famiglia, ieri, mancava il tacchino in famiglia e qualcuno dai piani alti deve avermi sentita perché alle 13.30 (puntuale alla fine del campionato) è arrivato l'erede!
Bengiunto Ettorino, mio ex nipote. Bello di (ex) zia!

mercoledì 11 maggio 2011

Non ho avuto molto tempo per pensare a quello che è successo giovedì scorso, in questi giorni, e tuttavia mi sono trovata in tre situazioni diverse che mi hanno messa ogni volta in una posizione precisa, e questo mi ha aiutata ad elaborare. Qualcuno mi ha spostata, qualcuno mi ha ingabbiata, qualcuno mi ha lasciata libera.
E' a tutte e 3 le situazioni che si riferisce questo post, perché a volte succedono cose che sono come domande, e altre che sono semplici frasi. Personalmente sono molto affezionata alle domande, non so se sia perché mi fanno sentire viva o se si tratti solo di un modo per svicolare.
Ma sono fiera di trovare persone che mi prendono senza afferrarmi, che stanno bene con me senza sentire ad un certo punto il bisogno di ingabbiarmi in qualcosa, in una definizione, in un ruolo; sono anche fiera di non essermi tirata indietro, sei mesi fa, neanche di fronte alla gabbia, neanche quando faceva più male, di essere rimasta fino in fondo anche se sapevo che avrei finito per spaccarmi. Proprio perché mi rendo conto di quello che è successo non significa che lo voglia fare di nuovo adesso, subito, come un'adolescente ingenua. Mi fa arrabbiare che gli tolgano importanza. Proprio perché gli do un significato molto alto mi fa arrabbiare che, se gli dai un braccio, subito pensino di averti per intero, come se i significati nella vita fossero così facili e poverelli. Braghy alla fine mi piace più di molte persone con il suo cinismo e i suoi aperitivi di mezzanotte che non portano da nessuna parte, perché quando mi guarda guarda me.
Perché quelli che vogliono qualcosa da me mi dicono "fidati" come se fossi una biondina spaurita dagli ultimi eventi? E' tutta la vita che combatto contro la biondina. Non è presunzione pretendere di entrare nella vita di qualcuno e portarla verso i binari della propria idealizzazione? Arrivare un bel giorno e dirgli "fidati di me" come se si avesse la verità fra le mani quando non se ne vede che uno spicchio?
Dicono "fidati" perché l'importante è che le cose vadano a modo loro: ti fanno una proposta e non rimangono a guardare come finisce. Non sono interessati a quello che pensi o che vuoi, vogliono che tu agisca a modo loro dandogli la conclusione che si aspettano, e se non succede scappano e basta; senza il coraggio di restare, senza palle per qualcosa di non programmato, fanno saltare tutto per aria.
Allora, sai, non ti importava di conoscermi: volevi solo che mi tenessi addosso l'immagine che avevi cucito per me e a questo punto, se avevo dei dubbi, li stai facendo sparire. Non voglio essere idealizzata. Non posso stare bene nel modo in cui stanno bene gli altri. Non voglio essere un appiglio, un criterio, una risposta concreta. Sono cose che non fanno parte di me, ed è per questo che a volte mi sento perfino sollevata all'idea che la storia della mia vita sia finita: non certo per lui, che è stato la persona più importante ed essendo stato il primo a non chiedermi di essere qualcosa è anche stato l'unico per cui fossi disposta a farlo. E' per me.
Non ho intenzione di erigere muri, ma mi stai chiedendo di essere qualcosa di diverso da quello che sono e non posso, perché quello che sono adesso non ha niente a che fare con le autostrade.





(e comunque, visto che parte di questo post è indirizzata a te e mi sei mancato in questi giorni, mi è mancato tutto quel condividere cose e momenti e telefilm più o meno trash, volevo dirti che è morta Jenna)

giovedì 28 aprile 2011

Martedì

A
E' che io non reggo le manie di persecuzione (nel senso di chi mi perseguita), sopporto poco chi accampa diritti all'improvviso, diffido come un capriolo selvatico dell'invadenza: chi se la prende perché le cose non vanno come voleva, chi fa il passivo-aggressivo e poi finge di nulla.
No, non funziona rimanere in ostile silenzio per farmi sapere qualcosa. Non funziona calcolare quanto tempo passo con te e quanto con gli altri, forzare la mano, infastidirti se non va a modo tuo.
Non ho mai capito perché tendo ad innescare la possessività nelle persone, anche se sospetto che abbia a che fare con l'essere piccolina e bionda. Ma c'è un limite sottile che separa la complicità e l'invadenza, e la gente non ha un cazzo di senso delle misure.

B
Sembra che le liste siano contagiose. Amici fino al giorno prima pacati ed irreprensibili finiscono nell'universo noveLista dopo una serata di contagio endemico, e te li ritrovi il giorno dopo tutti invasati dagli 11 punti. Ma dal momento che, ohibò, mi regalano una lista e poi mi proibiscono di rivelarne la provenienza, ho promesso che mi sarei limitata a metterla in una gabbietta e guardarmela ogni mattina senza indicare nomi ed ebbene, questa è la mia gabbietta.
(cioè, il prossimo post)

domenica 24 aprile 2011


N: zanzara attack!
Fra: lei che attacca te o tu che attacchi lei?
N: lei ç.ç
era un genitivo sassone sottinteso
Fra: sono abbastanza immune alle zanzare io, fortunatamente
N: non bevi abbastanza birra
Fra: eh?
N: le zanzare preferiscono il sangue di chi beve birra
ecco perché mi attaccano molto -_-'
Fra: appunto o_O
avrai un sangue gustoso
N: prelibato
Fra: mentre io avrò il sangue cattivo. posso stare anche con la finestra aperta e la luce accesa in agosto e non succede nulla..
N: quindi non hai quel dramma notturno che è svegliarti con il suono di una zanzara che ti promette nell'orecchio di succhiarti tutto il sangue possibile
e tu devi decidere se arrenderti o ribellarti, preferendo così la morte per soffocamento alla morte per dissanguamento, perché ti ficcherai sotto il lenzuolo anche con tutta la testa
cosa, di per sé, già scomoda anche in inverno
Fra: ecco, sì...
N: king
Fra: kong?
N: hitchcock
kubrick
hanno avuto tutti un'infanzia con le zanzare nell'orecchio
poi, non parliamo di poe
probabilmente viveva in una palude
Fra: facile sì :D
non sapevo sta connessione zanzara-artistica!
N: "Secondo la nota classificazione climatica di Köppen, il clima di Boston appartiene alla fascia Cfa: quindi al clima temperato delle medie latitudini, con precipitazioni abbondanti in tutte le stagioni, cioè senza mesi poco o per nulla piovosi, ed estate molto calda".
ecco, povero edgar allan
Fra: chissà quante ne schiacciava nella fronte ampia
N: "Anche quest'anno, con il caldo, la zanzara del Nilo è tornata a terrorizzare le notti di New York e di Boston".
ECCO
Fra: ..tu vivi a cittadella
che è un bel posto eh
N: e da grande scriverò racconti horror
Fra: già, da grande..
c'è un po' di poe in te
N: The mosquito dreadful tales
Fra: io lo comprerei
N: con un titolo così, mi chiederei perfino di autografarmelo
Fra: ma fammi capire
il protagonista è un essere umano o la zanzara?
N: un essere umano che diventa zanzara
e nessuno se ne accorge
lui è una zanzara ormai, è evidente
ma siccome mantiene forma umana, NESSUNO SE NE ACCORGE.

martedì 12 aprile 2011

Siriusli?

1. Lambiel. A Trento. Lambiel. A Trento! LAMBIEL!



2. Partiamo dal presupposto che non so come si sopravviva ad un matrimonio altrui, figuriamoci uno mio. Novella che si occupa degli inviti, Novella che aiuta con la musica, Novella che va dalla sposa, poi con lei per il vestito a mirano, a este, poi tornano indietro, poi torna a casa, poi va a padova per il vestito dello sposo. Eccetera. Cioè, non fa per me, davvero, guardo mio fratello come una su una scialuppa guarderebbe il tizio che affoga, adesso poi che mi sono abituata alla mia beata singletudine. A ben pensarci forse li facevo fuori tutti per non rischiare.

3. Insomma, ho cose più serie a cui pensare - tipo preservare la mia integrità fisica nel momento in cui, dopo che già faccio gli impacchi quotidiani di ghiaccio al ginocchio e sono riuscita a farmi tagliare la strada da non uno, ma due imbecilli di seguito ho preso una botta così forte al gomito, ma così forte, che ce l'ho tutto ustionato e nei primi due secondi (quelli che in un silenzio assordante precedono l'esplosione di dolore) ho pensato: madonna ma cos'è che ha appena fatto questo rumore spaventoso? Io ç_ç io.

4. Quindi. Sarà lo stress da matrimonio altrui, sarà postman che avendo messo su casa vorrebbe qualcuno con cui condividerla, saranno i discorsi con Fra che sono sempre deleteri per il rapporto con la realtà - perché non sono, davvero non sono il tipo che fa di questi sogni: davvero, nemmeno a quindici anni con Mark Owen, pace all'anima sua. Purtuttavia stanotte ho sposato Lambiel.

E di tutti i sogni matrimoniali che ho fatto in 35 anni di vita (conto anche quelli precedenti da gatto, per dare un quadro completo della situazione) questo è il primo che non sia stato un incubo, in cui non tentavo di scappare, non mi rifiutavo, non mi sentivo angosciosamente incastrata. Non solo: ero proprio paciosa e contenta come se fosse la cosa migliore che potesse capitarmi, o meglio tutto andava come doveva andare, compreso il fatto che mi prendessi in ritardo e perciò mi truccassi alla bell'e meglio, senza tanti pensieri se non un bel "poh!" di circostanza. La parte migliore è comunque stata quella in cui lui mi ha dato questo suo regalo che, non avevo dubbi (ricordo perfettamente la scena) era il regalo più bello che avessi mai ricevuto e che potessi ricevere nella mia intera esistenza... e naturalmente è l'unica parte del sogno che ho cancellato al risveglio.

Comunque ci sposavamo a Trento, perciò.. MUAHAHAHAH, trema 23 aprile, trema!

5. Cioè, va bene. La mia mente vacilla chiaramente e non posso negarlo dopo il punto di cui sopra. Sono io quella strana che non si sposa ma lo farebbe solo per obbligare Angelo a suonare il violoncello in chiesa e che parla di buccia d'arancia con un commercialista (ma è l'epico commercialista!).

E tuttavia: lo sai che mi sei simpatico e sei una delle persone più intelligenti che io conosca, ma seriamente due ore e mezza di discussione in cui passo per la prevenuta se penso male perché mi inviti ad un aperitivo di mezzanotte "io porto i calici, tu il vino" quando da un anno a questa parte passi con cadenza settimanale dall'invitarmi a vedere il tuo letto nuovo a rifiutare gli inviti a bere qualcosa perché "se no ci provo", e adesso che frequenti qualcuno mi dici che hai solo voglia di parlare e passare del tempo con me? Cioè, davvero?

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