lunedì 15 aprile 2013
"Che strano, non è cambiato niente."
"Perché, doveva cambiare qualcosa?"
"Perché, doveva cambiare qualcosa?"
Eppure vivere in un paese con la cinta muraria intatta non è la stessa cosa che non. Si sente nel modo di fare, che abiti in un'isola. Ed è un'isola di vip che, man mano che ti allontani dalle mura verso la periferia, si tingono di colori più azzimi e genuini, da forno a legna e porticati, giacché qui in Veneto si è vip non per meriti ma per territorio, e il senso di appartenenza viene dalla storia che altri hanno creato per noi e che abbiamo trovato pronta, confezionata da una boutique del centro. Siamo tutti valvassori e valvassini di un feudatario pronto a piacerci a priori, solo perché vorremmo anche noi stare lì.
Da quando ho memoria, io dalle mura provo a fuggire. In mezzo a tanto annaspare, ho sempre sperato con lucidità di non riscoprirmi all'improvviso un Drogo che cercava l'avventura all'interno della fortezza Bastiani; le smancerie e le meschinità da zia coi tacchi che sta sempre in prima fila ai funerali, mi hanno sempre, da sempre, tolto l'aria e la vita. Avere qualcosa da cui fuggire è indispensabile, ad alcuni più che ad altri. Scalciare mi ha aiutata a ragionare. Eppure non importa quanto sia insopprimibile il tuo bisogno di libertà: ognuno ha le sue mura che, prima o poi, vengono fuori.
Credo che le mie siano le parole; e suona strano, lo so, da chi le ama così tanto. E tuttavia uso i loro significati, se non i loro suoni, con grande parsimonia. Mi fido poco di chi si innamora in due settimane, di chi decide per sempre, di chi si diverte ogni week end in modo pazzesco e anche di chi soffre come un cane. Delle persone che hanno detto di essere innamorate di me, con metà mi sono arrabbiata per la leggerezza con cui inventavano sentimenti da film mentali. Se dopo due mesi è amore, dopo due anni cosa sarà? Non svilire i giorni che avremo, che verranno, che cercheremo. Lascia che ti scopra con il tempo, e che il nostro barattolo di buoni pensieri cresca di volume ogni giorno, ad ogni risata, insofferenza, ad ogni impigrirsi insieme per il freddo e la pioggia.
Ecco perché, nel ritrovarmi circondata da attribuzioni di migliori amiche, mi sono sentita come la madre in Good Bye Lenin che si risveglia di colpo in un mondo diverso da lei. E ce ne vuole, di coraggio, per vivere in un mondo così diverso da te, ma d'altra parte cosa puoi pretendere da un postaccio comico in cui su ebay vendono un abito da sposa "usato una sola volta"?
Continuerò a cercare le finestre illuminate all'ora di cena, a sorridere all'idea che il Carota, prima di diventare Carota, fosse un mio amico, e a leggere il giornale al bar come i vecchi che non vogliono comprarlo; che si fanno compagnia con il rumoraccio delle pagine che si accartocciano quando non riesci a voltarle, e quelle briciole e poi il segno del bicchiere proprio lì, dove anche tu stavi imprecando. E vabbé, forse c'è perfino di peggio di quei nostri amici intrappolati tra un telefilm e l'altro come se Sex and the City fosse un reale modo di vivere.
Finché al risveglio posso trovare delle storie, sono salva. Come quel quadro, scovato da un tizio a Princeton mentre passava davanti ad una piccola casa che lo teneva appeso al cancello, così, senza cornice. "Stiamo per avere ospiti a cena", gli aveva spiegato una donna dalla casa, "e mangeremo ostriche, perciò ho pensato di dipingere alcune ostriche."
martedì 5 marzo 2013
Concerto dei Misachenevica. Bicchieri in mano.
"Lei è un osso duro."
"E' così che bisogna trovarla: intelligente e di carattere, che la ** ce l'hanno tutte."
La saggezza si fa alcolica il venerdì sera, man mano che la settimana lavorativa si inoltra nel week end portandosi dietro tutto quel carico di stanchezza e di speranza di sole che dai, aspettiamolo bevendo qualcosa, va bene anche qualcosa di cattivo ché è venerdì e conta più la compagnia delle altre cose, e comunque forse ha anche ragione la figura materna, con la sua teoria (che predica ma mica razzola) che in fondo è meglio bere. Perché se certe cose ti vengono per lo stress, tipo Fratello e i suoi calcoli, con un bicchiere di vino buono in mano ti senti più felice, e non è mica tanto convinta che, a conti fatti, faccia peggio di quegli intrugli chimici che ti prescrivono poi, coi bugiardini più lunghi di un romanzo di Stendhal.
E così ci si intrufola anche nel sabato, cena di compleanno da Agnese, una trattoria in collina che ci fa aspettare un'ora e mezza ma vale tutti i minuti uno per uno. E fra un bicchiere e l'altro di vino della casa, quello che ti arriccia le labbra se lo bevi prima di iniziare a mangiare, O., che si è fatto bello per provarci con la tizia carina bionda, vuole mandare un sms da terza elementare su di lei al suo amico seduto in fondo e invece lo manda proprio a lei, la tizia carina bionda, che è seduta lì di fronte a lui mentre legge quel messaggio con il suo nome e qualche pene, e a lui non resta che tentare di suicidarsi con gli gnocchi ripieni, facendoci sghignazzare per il resto della serata.
(d'altra parte chi di sms ferisce di sms perisce, visto che già quest'estate, quando il Carota ed io eravamo clandestini, lui per mandarmi un messaggio l'aveva mandato ad O. che ancora si chiede come mai da ubriaco il Carota ci provasse con lui)
Qualche altro bicchiere si aggrappa alla gola, e il Cerchi finisce per raccontare della sua piazzata agli zii boriosi e ignoranti, con troppi suv, e ognuno di noi ha degli zii boriosi e ignoranti e con troppi suv (o iphone) a cui urlerebbe volentieri dietro, solo che lui l'ha fatto davvero, questa volta. A un'amorevole riunione di famiglia, di fronte a tutti perché insomma, dopo che a trent'anni ti sei fatto un culo così con le lauree e il dottorato e le esperienze all'estero e ancora non trovi lavoro, che uno che non paga le tasse ti venga a rinfacciare di essere disoccupato, vabé, come minimo ti girano. E perciò son sette giorni che dorme in base all'ospitalità altrui, a parte la prima sera quando ha chiesto aiuto alla Saretta ma lei è rimasta bloccata a Venezia, si è passata la notte in bianco e lui ha dormito in macchina.
D'altra parte, da una serata iniziata caricando tutto e partendo in 4 in macchina con il bagagliaio aperto senza accorgercene, potevamo aspettarci qualcosa di diverso?
Quindi insomma, anche se ad un certo punto O. ci ha raccontato di quando usciva con C. ed era chiaro, così chiaro che lei lo usava per restare vicina al Carota che mi faceva male per lui, così come ora sta usando Mare e gli altri, e certo che capisco che "è giovane e immatura", capisco anche che "non ha imparato a reagire con dignità", che "farebbe di tutto pur di separarvi," che sia "convinta che questo la aiuterebbe a riaverlo", che usi le persone, che faccia la vittima, che sia aggressiva, teatrale e disonesta. Capisco tutto ma non giustifico niente, perché 24 anni li ho avuti anch'io e sono stata lasciata anch'io, siamo stati lasciati (più o meno) tutti e nulla, nulla, giustifica quel comportamento puerile.
E anche se, dicevo, eccetera eccetera - non importa mica, perché il nostro week end continua senza i rancorosi e i ridicoli, e il sabato diventa domenica e diventa passeggiate al sole e nuove coppole e vigili indolenti, e concertini privati tutti pigiati al Soviet Studio come monelli, facendo il tifo fra le pareti verdi e tenendoci la mano.
lunedì 19 dicembre 2011
Quest'anno non ho voglia di compiere gli anni. Sono troppi, sono gli ultimi dei 20 e poi sono semplicemente stanca, troppe feste quest'anno, matrimoni o giù di lì, che mi hanno prosciugato i soldi l'inventiva e la voglia di festeggiare. Per quest'anno ho già dato, non si può fare l'anno prossimo?
Sì, lo so che io sono lo spirito del Natale, lo so che la mia festa di compleanno serve a riunire popoli lontani, che il mio segno zodiacale è il segno di Babbo Natale e che la settimana scorsa sono uscita dalla sauna sotto la pioggia battente dopo 5 bicchieri di prosecco, e ho semplicemente corso nel parcheggio inzuppandomi cantando.
Però oggi ho dimenticato la macchina, voglio dire.
Ho semplicemente finito di lavorare e sono tornata a casa senza prendere la macchina.
-povera Uvetta, tutta sola-
Incontrando la mamma di un mio amico che, partendo con subdoli complimenti inaspettati, si è poi lanciata in quello che è il vero spirito del Grinch per una vigilia di compleanno.
M: Oh ma ciao sei tu N., quasi non ti riconoscevo: ma che bella ragazza sei diventata!
N: [conta fino a 10, poi considera che quando era in banco con suo figlio aveva 13 anni e decide di non prenderla come un'offesa]
M: Come stai? Cosa fai nella vita? No perché sai, C. è appena tornato dall'Olanda, lavora così tanto ed è andato a vivere a B. ora, da solo. Invece S. si è sposata, aspetta un bambino, deve nascere fra poco! ...E tu??
N: ...
M: .?.
N: ..Ieri ho incontrato Pacey.
(lo giuro, era Joshua Jackson! più Peter Bishop, però)
Meno male che vado a tagliarmi i capelli.
N: Guarda questa foto com'è bella!
FM: Ma chi sono? Una è Vivien Leigh, e lui?
N: Ma come, è roba della tua epoca e li conosco io? Laurence Olivier!
FM: Oooh già, ma che foto usi, non si riconosceva neppure.
N: Ok, allora guarda questa, è facile.
FM: Uhm. Chi è?
N: Ma come chi è! Non la vedi?
FM: No.
N: Ma.. ma.. è Audrey Hepburn..
FM: Ma che razza di foto hai, sono tutti irriconoscibili!
N: Allora aspetta, adesso te ne mostro una su cui non ti puoi confondere [prende un'immagine di Michael Jackson, di spalle, con giacca a lustrini e guanto bianco].
FM [con aria estremamente vittoriosa]: ...Ce l'ho! GRETA GARBO!!!
N: ...
(per la cronaca: quantomeno intendeva dire Marlene Dietrich)
Etichette: cit, figura materna, fotografie, n.15, sventure, vip
domenica 4 dicembre 2011
...La scena principale al n.15 durante l'elaborata creazione dell'albero, con figura materna e Ombretta.
FM: Aspetta, N., adesso ti passo la pallina più bella di tutte!
>CRASH<
N: ...
O: Mreuw?
martedì 15 novembre 2011
Non avendo un gatto di quelli che ti vengono in braccio a farti le fusa quando ne hai bisogno, ma soprattutto non avendo un gatto ma una specie di marmotta, nel momento in cui mi aggroviglio le possibili soluzioni per uscirne sono molto più scarne e scontate: correre, soluzione grazie alla quale mi ritrovo con una caviglia andata dopo averla fatta correre per una o due ore al giorno nelle ultime settimane appena mi è sembrata vagamente guarita.
Oppure, la soluzione da vita spericolata, uscire con amici divertenti e prendere libri e caramelle. Mi sono perciò recata in un giorno di sole da Feltrinelli con la seguente lista (giacché, si sa, compilare liste è un'altra delle mie automedicazioni):
1. Adam Sillitoe - The loneliness of the long-distance runner
2. Cormac McCarthy - The road
3. John Steinbeck - Grapes of Wrath
4. Harper Lee - To kill a mockingbird
5. John Fante - La strada per Los Angeles
6. John Fante - Aspetta primavera, Bandini
7. Ian McEwan - Cortesie per gli ospiti
8. Richard (Richard?) Yates - Revolutionary Road
9. Adam Sillitoe - Sabato sera, domenica mattina
10. John Barth - L'opera galleggiante
11. Ernest Hemingway - Di là dal fiume e tra gli alberi
12. Truman Capote - A sangue freddo
13. Josè Saramago - Le intermittenze della morte
14. Josè Saramago - Caino
15. Ray Bradbury - Farhenheit 452
16. David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi
Non sono riuscita a restare negli undici, in compenso ne ho comprati molti meno (n. 2, 3, 4 - il n.1 non lo trovo in nessuna lingua, in nessuna libreria, in nessun luogo o lago, nonostante sia stato recentemente riedito da minimum fax; il n.7 aveva un'orribile edizione con dvd; i numeri 5 e 6 erano in formato antologia con tutti i romanzi di Bandini; il n. 16 me lo regalerà Ric, perciò non posso fargli questo sgarbo; eccetera - senza contare la biografia di Cash che non ho preso).
La verità è che mi avrebbe aiutata comprarli tutti, perché con lo stomaco a pezzi di questa settimana (non digerisce n.u.l.l.a e ho una festa in sauna mercoledì! dopo aver già saltato un pranzo luculliano domenica!) le caramelle non le ho viste neanche di lontano e, cosa che ha fatto preoccupare maggiormente la Salvietta, non sono nemmeno riuscita a finire il mio calice di prosecco.
Poi comunque io ho un rapporto dialettico con le ultime parole famose, ed è per questo che "ragazzi io stasera non bevo" diventa la festa del novello e un risotto di zucca e castagne, vestita anni novanta con papillon e chiacchierando con un ex grande amore delle superiori, che credo non abbia mai saputo di esserlo stato (o più probabilmente gliel'avrò spiattellato dopo il settimo bicchiere di novello) ma andava bene così, perché di lontano somigliava a Bob Dylan ed era bello dividerselo tra amiche, segnando sul diario le date di quando lo incrociavamo per caso.
giovedì 10 novembre 2011
Allora, mettiamola così: c'era un post che dovevo scrivere oggi, e suonava simile a
"No, ma bella giornata ieri. Non ho mangiato. Non ho dormito perché stavo pensando. Poi, dalle 3, non ho dormito perché stavo pensando di non aver mangiato.
Damn. Lo sapevo che lo spritz di buonanotte mi sarebbe stato utile."
Perché insomma, è stata una giornata di merda, e capita, e questo senso di nausea che non se ne va da ieri e mi ha portata a frugare nei cassetti del boss, che non è più boss in quanto se n'è andato dieci giorni fa ma insomma ha ancora dei cassetti in cui io ho frugato fino alla Vittoria!, la scoperta di una serie di compresse dal rassicurante nome di NoVomit,
- che in realtà erano chewing-gum allo zenzero, e io non lo so quali studi dicano davvero che lo zenzero aiuti contro la nausea, la mia no di certo e inoltre adesso mi brucia anche la bocca -
E insomma una è tutta presa dalla sua giornata di merda ma di merda, e mastica chewing-gum allo zenzero per bambini di due anni e medita sui grovigli esistenziali della sua esistenza quando arriva una distinta personaggia dell'e.r. a chiederle se abbia delle grappette.
N: Ehm. Grappette?
S: Sì, ne hai?
N: Scusa, non ho capito. Cosa ti serve?
S: Ho chiesto se hai delle grappette, perché io le mie le ho finite tutte e senza non riesco a lavorare.
N: Ehm.. scusami, credo di non aver ancora capito.
S: Grappette. Hai grappette? Grappette. [trionfante] Quelle della grappettatrice!
N: . . .
lunedì 7 novembre 2011
No ma che poi. Certo che mi piace fare cose, ma aggiungere ogni giorno un'ora e mezza di martellate al lavoro, agli amici impazziti, a un'ora di corsa, una di palestra, una di ghiaccio sul ginocchio, venti minuti di sauna col tizio che si ricorda di me dopo dieci anni (!!!) per una settimana forse è un po' troppo, no? Abbiamo tolto tutto il pavimento e le piastrelle dalle pareti della lavanderia. Voi umani non avete idea, ecco.
Finisce che il libro sul comodino è alla prima pagina da dieci giorni, o che mi sento così stanca da non riuscire a cambiare stazione alla radio e mi faccio tutto il ritorno in macchina ascoltando i Backstreet Boys. E così non ho le forze necessarie per arrivare sveglia alla telefonata che aspettavo, per affrontare le orde di paranoie di Moroso o il ritorno in massa di tutti gli ex in un giorno solo.
E anche che andando al lavoro struccata, in tuta e con l'aria di chi sarebbe piuttosto alle terme, un tizio (che vedo poco e che ci vede poco) (ma che comunque l'ultima volta mi aveva vista in gonna e capelli fluenti) mi dica: "Ma insomma, la smetta! Ogni giorno è diversa. Poi dicono che è colpa mia se non la riconosco."
Cioè, direbbe Bersani, ragazzi!
mercoledì 2 novembre 2011
I think it's dark and it looks like rain, you said
And the wind is blowing like it's the end of the world, you said
And it's so cold it's like the cold if you were dead.
And then you smiled
for a second
Che potrebbe essere l'alcol.
(e un altro post scriptum da collegare al post precedente)
Conversazioni con la Salvietta, Barbagato e amico di Barbagato, Tomicio. Da leggere rigorosamente nell'ordine assegnato.
N: Ti amo anch'io, da dieci anni!
S: <3 amour
N: Che poi, ti sei mai accorta che la storia dei dieci anni mi perseguita da dieci anni?
S: E anche tra 20 anni... saranno 10!
N: Però adesso cominciano a sommarsi dieci anni differenti, devo fare una media?
Ma soprattutto, qual è la media fra dieci anni, dieci anni e dieci anni?
S: Dieci anni!!!
N: Vedi che mi perseguita.
---
A: Pronto ciao N., sono un amico del barbagato.
B: Allora, non avete ancora finito la telefonata?
A: Volevo solo chiederti se stasera concludete qualcosa, perché non vorrei disturbarvi.
N: Ma che cav-- ho il tuo migliore amico di fianco e lo stai chiedendo a me?
A: Lui mi ha detto di chiederlo a te.
B: Ah, ma te lo sta chiedendo sul serio?
N: ...
B: Digli che è impossibile, visto che ho fatto subito la figura di merda di presentarmi senza soldi perché dovevo ancora prelevare.
N: Sì, in effetti. Credo di no. Usciamo insieme ed è senza soldi, ma ti pare?
A: ...
N: ?
A: Novella.
N: Sì?
A: Ti rendi conto di non esserti appena detta una bella cosa, vero?
---
T: Allora, questo nuovo uomo della tua vita.
N: Maledizione, è pazzo. E' come tutti gli abitanti di Moschetti messi insieme.
T: Perfetto! E come va?
N: Oh, molto bene. Ho fatto più con te stasera che con lui fino ad ora.
T: Davvero?
N: [commossa] Mi sembra di uscire con te, Tomicio. Davvero. Mi diverto tanto. La prendiamo con calma.
T: TU che la prendi con calma?
N: Beh, dopo tutto il casino col Tomtom - ci ho messo un anno e mezzo per venirne fuori, non fare la bestia. E soprattutto lui si è mollato da un anno con la sua ex, con cui stava da dieci anni di cui quattro di convivenza.
T: Merda.
N: Quello che ho detto anch'io.
T: In pratica sei la sua storia traghetto verso la prossima storia seria.
N: E vaffanculo anche a te. Sei di grande aiuto a non far prevalere l'ipotesi fuga!
T: N. ma tu cazzo, uno normale mai? P. che perde trenta chili quando lo molli; l'ingegnere pazzo che ti perseguita per un anno; il supereroe che non c'è mai perché scappa dalla finestra a salvare il mondo con medici senza frontiere. Fra l'altro, quanti anni ha questo, mille?
N: Un anno meno di me.
T: Attenzione!!! Stiamo invecchiando e ci diamo alla gioventù?
N: [affranta] Cosa ne direbbe Zeno!
Ho sempre preferito gli X-Men ai Vendicatori, per il semplice fatto che erano persone con super poteri anziché supereoi, e dovevano quindi combattere con tutte le difficoltà del caso ed i lati, anche oscuri, della loro personalità, uscendone come personaggi a tutto tondo più che carta colorata. E' lo stesso motivo per cui vedo quest'azienda di giardinaggio che forse è di un mio ex compagno delle elementari, di quelli che ti chiedono se ti metti con loro e tu rifiuti sdegnata perché sei la prima della classe e lui l'ultimo ed è così che vanno le cose, e non lo vedo dalla quinta elementare ma in un certo senso gli voglio bene più che agli altri, perché è stato messo alla prova fin da subito. Perciò non so se l'azienda sia sua o se si tratti di omonimia, e non ho nemmeno fatto un tentativo reale di scoprirlo, perché mi piace molto l'idea di questo bambino che sembrava non avere speranze ed invece doveva solo trovare la sua via.
Il discorso mi è uscito un po' più sconclusionato di quello che avevo in mente, per il fatto che -davvero- non reggo più l'alcol come una volta e devo smetterla di brindare a più riprese per giorni di seguito, che poi finisco a litigare col solito tir rosso la mattina andando al lavoro.
O alla Nardini ad attaccare bottone col barista perché il barbagato vuole il suo grembiule come costume di Halloween e così quando glielo chiedo il barista mi fissa mellifluo e mi risponde che "Bisogna accordarci per uno scambio equo...". O a trovare il bancomat più basso del mondo. O a scoprire in cielo che "sì, quella è senza dubbio la costellazione del sagittario: non vedi come ne ha l'aspetto?". O a fare tornei di calciobalilla col Mariachi ed illustri sconosciuti con i riflessi resi indegni da ripetuti prosecchi millesimati (nonostante ciò, è bastata la risatina di uno dei ragazzi in stile "sei una donna, cosa volevi saper fare?" per attivare il barattolo di spinaci che è in me e portarmi a stracciarli per due volte di seguito). O a salutare Tomicio con la classica scenetta del io vado verso destra, tu vai verso destra e così ci baciamo sulla bocca.
T: Occhio che adesso limoniamo per sbaglio.
N: Tomicio, mi hai vista struccata, con gli occhiali, in mutande. Probabilmente anche a sboccare da qualche parte. Penso di aver perso ogni potere su di te anni fa ormai.
venerdì 28 ottobre 2011
(Uno che litiga con la lavatrice e le dà un calcio dandole della vacca traditrice, che si blocca a fissarti con un'espressione serissima e intensa prima di sparare le stronzate del secolo, e che fa la faccia convinta nonostante "si fosse sputtanato dopo due nanosecondi" [cit Salvietta], o che viene a dire a me che gli ex, invece di tormentare le morose, quando si mollano dovrebbero fare cose - tipo partire per l'Africa. Davvero. Lo voglio come amico per la pelle.)
(Sì va bene, sto mettendo parti di canzoni come titoli, che mancanza di fantasia. Ma come puoi ascoltare gli Smiths senza metterti a cantarli? You're not right in the head and nor am I, and this is why, this is why I like you, I like you, I like you)
B: Questa morosa di L., lo conosci L. no? è straniera e fa sempre domande sui vocaboli; lui una volta è andato in crisi su tuttavia, come fai ad andare in crisi su tuttavia??"
N: Poteva usare dei sinonimi.
B: Ma infatti, anche perché magari non sarà una parola che usi durante una conversazione qui ai Rosti, ma..
N: A me scappano anche ai Rosti!
[mi fissa in silenzio. poi, con aria composta, addenta una farfalla al sugo]
B: Tuttavia, il genere umano è sopravvissuto.
B: Niente Brasile cazzo, dovevamo pensarci!
N: Va beh, ce ne sono anche qui, no? La Puglia!
B: Oh sì, la Puglia!
N: Poi per forza non hai voglia di lavorare: hai il mare, il sole..
B: ..il pizzo.
mercoledì 14 settembre 2011
La scena è stata degna di 4 matrimoni e un funerale (il mio, e non per i vari ginocchio dolorante - tendinite all'achilleo - congiuntivite all'occhio sinistro - botta in testa che hanno simpaticamente popolato gli ultimi giorni).
(Anche il matrimonio c'era, uno solo ma valeva per quattro)
(Comunque speriamo di sopravvivere fino al 1 ottobre)
Un'uscita casuale con alcune persone di quel luogo di tortura in cui vado a fare palestra. I soliti ignoti, fra cui Moroso. Manca, stavolta, un nostro amico che frequenta con noi la palestra (ed essendo quello un luogo di tortura, non ha detto a nessuno di essere gay se non a me e a Moroso) e che per comodità chiameremo Pino.
Si chiacchiera. Si delira. Si sprofonda con i tacchi a spillo nell'erba di un giardino. Si incontra ripetutamente la ex stronza di Moroso che ci uccide tutti con lo sguardo. Non potendo mangiare, si beve - poco, che fa caldo. Qualcuna tenta di sfilarsi i pantaloni.
Insomma, un normale lunedì sera.
Poi, l'epopea.
Il dialogo, chissà perché, finisce su quel-tizio-serissimo-che-viene-in-palestra-ed-è-in-realtà-uno-spogliarellista-gay-sadomaso. Io, chissà perché, decido di raccontare un episodio divertente che comincia così:
"Anch'io una volta ero ad un concerto e c'era anche questo mio amico, che è gay..."
Garrulo, allegro e soddisfatto Moroso, che si è appena ripreso dell'incontro sgradito, salta sulla sedia per l'improvvisa coincidenza e con aria briosa e innocente mi interrompe:
"Ah sì, mi ricordo! L'aveva raccontato anche a me, PINO!!!"
Un momento di silenzio per la mia scampata morte quando mi sono strozzata con lo spritz per circa venti minuti, ma la sua faccia nel momento in cui si è reso conto della stronzata che aveva detto è ora nella top 11 dei momenti impagabili della mia esistenza. Amen.
lunedì 13 giugno 2011
No, perché esiste una spiegazione logica della conversazione al n.15. Solo che non sono sicura che sia più sana di mente della precedente.
Figura Materna: Allora la zia si opera alla gamba.
Figura Paterna: Le hanno detto che deve proprio operarsi.
N: Quando si opera?
Figura Paterna: CHI E' CHE SCIOPERA?
Figura Materna: Allora la zia si opera alla gamba.
Figura Paterna: Le hanno detto che deve proprio operarsi.
N: Quando si opera?
Figura Paterna: CHI E' CHE SCIOPERA?
Dopo aver rischiato la vita per un semaforo non funzionante in uno degli incroci più grossi, in piena statale, della provincia. Dopo averla rischiata per via di quel mega suv che ha deciso di piombare in un senso vietato proprio mentre ne uscivo. Dopo essermi ritrovata a piedi sotto il diluvio in vestitino estivo e ciabattine, e -non contenta- essermi fermata a soccorrere un gattino randagio tutto zuppo. Dopo essere stata presa per la commessa di un negozio solo perché ero vestita di blu. Dopo che una commessa (vera) dello stesso negozio, cercando la mia tessera mi ha chiesto "B. è il nome, vero?" (ora, ammetto che Novella possa pure essere scambiato per un cognome; ma che il mio cognome venga scambiato per un nome.. allora chiedetemi se mi chiamo PARAPENDIO e facciamola finita!). Dopo che formaggino, pur di attaccare bottone dopo alcuni mesi di eroico silenzio, mi domanda se io so come si inviino le lastre tramite procedura B. Dopo che Marm mi fa le domande che hanno per risposta LAMBIEL, e lo sa che hanno per risposta LAMBIEL, ma se lo dimentica e ci casca ogni volta.
Ho concluso la giornata con la seguente conversazione al n.15:
Figura Materna: Allora la zia si opera alla gamba.
Figura Paterna: Le hanno detto che deve proprio operarsi.
N: Quando si opera?
Figura Paterna: CHI E' CHE SI OPERA?!?
N: . . .
Ho concluso la giornata con la seguente conversazione al n.15:
Figura Materna: Allora la zia si opera alla gamba.
Figura Paterna: Le hanno detto che deve proprio operarsi.
N: Quando si opera?
Figura Paterna: CHI E' CHE SI OPERA?!?
N: . . .
domenica 29 maggio 2011
Lo sapevo. Io lo sapevo. Quando dico che non va bene restare a letto la mattina, che è una cosa da animi giovini, lo dico per un motivo. Lo stesso per cui, in presenza di estranei, è meglio tenere chiuso il terzo cassetto (quello di Narnia): succedono cose strane.
E infatti per aver dormito dieci ore sono andata a Molvena senza perdermi, ho dato un passaggio sull'Uvetta (già questi due elementi fanno capire come la fine del mondo sia assai vicina), ho lasciato che la figura paterna vincesse la disputa musicale nella sua auto godendomi un viaggio in balìa dell'orchestra Casadei, ho bevuto una Tassoni dal pavimento pur di riuscire ad usare quella meravigliosa cannuccia lunga un metro.
Non solo. L'uomo cinico è riuscito a fare un discorso serio sui sentimenti (ma era piena notte e la notte falsa le cose) e ho avuto anche i seguenti dialoghi molto seri:
1.
N e la figura materna
FM: Per fortuna hai una gonna corta, altrimenti vestita così sembreresti una 40enne!
N: Certo, perché tutte le 40enni si vestono di arancio a fiori!!!
[zoom sulla figura materna: maglia arancio, gonna a fiori]
FM: ...
N: ...
2.
N e Fra (prima parte)
F: Alla fine anche Lambiel è una persona come tante..
N: cofff
sì, certo
un po' come Natalie Portman
F: ...
ok, ok
hai ragione. Me la sono meritata
N: cofff
sì
perciò io potrò ripetere questa frase solo dopo aver vinto un oscar, e soprattutto tu la potrai ripetere solo dopo aver vinto le Olimpiadi
3.
N e Fra (seconda parte - il giorno dopo)
F: se sei in zona magari ci facciamo un aperitivo
io un gingerino che sono sotto antibiotici
N: almeno hai anche tu un po' di sfiga!
muahahah
Era cattiva ma il tuo gingerino mi fa sentire meglio.. in senso di fratellanza.
E anche nel senso di "tu sei quello che ha dato a Lambiel della persona come tante"
F: ...
4.
N va al parrucco sotto il nubifragio. Mentre le lavano la testa, sente "Capelli" alla radio
N: Abbiamo anche la musica a tema!
P: Sì, l'abbiamo chiesta noi, perché siamo originali.
N: Beh, se calcoli che quando sono entrata c'era Riders on the storm...
P [spaventatissima]: Cos'è che c'era qui dentro???
N: ...
martedì 24 maggio 2011
N e Braghy in palestra.
N: Sei in ritardo oggi.
B: Com'è che appena ritardo un poco me lo fate tutti notare, vi manco così tanto se non ci sono?
N: Eccerto, perché tu sei un fondamento di questo posto, ci sei sempre, sei come... UNA MACCHINA!
B: . . .
domenica 24 aprile 2011
N: zanzara attack!
Fra: lei che attacca te o tu che attacchi lei?
N: lei ç.ç
era un genitivo sassone sottinteso
Fra: sono abbastanza immune alle zanzare io, fortunatamente
N: non bevi abbastanza birra
Fra: eh?
N: le zanzare preferiscono il sangue di chi beve birra
ecco perché mi attaccano molto -_-'
Fra: appunto o_O
avrai un sangue gustoso
N: prelibato
Fra: mentre io avrò il sangue cattivo. posso stare anche con la finestra aperta e la luce accesa in agosto e non succede nulla..
N: quindi non hai quel dramma notturno che è svegliarti con il suono di una zanzara che ti promette nell'orecchio di succhiarti tutto il sangue possibile
e tu devi decidere se arrenderti o ribellarti, preferendo così la morte per soffocamento alla morte per dissanguamento, perché ti ficcherai sotto il lenzuolo anche con tutta la testa
cosa, di per sé, già scomoda anche in inverno
Fra: ecco, sì...
N: king
Fra: kong?
N: hitchcock
kubrick
hanno avuto tutti un'infanzia con le zanzare nell'orecchio
poi, non parliamo di poe
probabilmente viveva in una palude
Fra: facile sì :D
non sapevo sta connessione zanzara-artistica!
N: "Secondo la nota classificazione climatica di Köppen, il clima di Boston appartiene alla fascia Cfa: quindi al clima temperato delle medie latitudini, con precipitazioni abbondanti in tutte le stagioni, cioè senza mesi poco o per nulla piovosi, ed estate molto calda".
ecco, povero edgar allan
Fra: chissà quante ne schiacciava nella fronte ampia
N: "Anche quest'anno, con il caldo, la zanzara del Nilo è tornata a terrorizzare le notti di New York e di Boston".
ECCO
Fra: ..tu vivi a cittadella
che è un bel posto eh
N: e da grande scriverò racconti horror
Fra: già, da grande..
c'è un po' di poe in te
N: The mosquito dreadful tales
Fra: io lo comprerei
N: con un titolo così, mi chiederei perfino di autografarmelo
Fra: ma fammi capire
il protagonista è un essere umano o la zanzara?
N: un essere umano che diventa zanzara
e nessuno se ne accorge
lui è una zanzara ormai, è evidente
ma siccome mantiene forma umana, NESSUNO SE NE ACCORGE.
domenica 17 aprile 2011
"I vicini portano da mangiare quando muore qualcuno, portano dei fiori quando qualcuno è ammalato e altre piccole cose in altre occasioni. Boo era anche lui un nostro vicino e ci ha regalato: due pupazzi fatti con il sapone, un orologio rotto con la catena, un coltello e le nostre vite.
Una volta Atticus mi aveva detto "Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista"; ebbene io quella notte capii quello che voleva dire. Adesso che il buio non ci faceva più paura avremmo potuto oltrepassare la siepe che ci separava dalla casa dei Radley e guardare la città e le cose dalla loro veranda. Accadde tutto in una notte, la notte più lunga, più terribile e insieme la più bella della mia vita."
Scout Finch - Il buio oltre la siepe
lunedì 4 aprile 2011
Punto 1, mi piace lasciarmi periodicamente trascinare dalle persone perché non è, in effetti, mancanza di personalità, ma una specie di sicurezza (di superbia?) che in fondo non mi farò coinvolgere: sono periodi che si trovavano già dentro di me, scalciando per il turno. Ho questa schizofrenia di carattere e di interessi difficile da coltivare con una persona sola, perché di solito le persone si focalizzano: invece a me piace cercare le bettole con il buon vino e andare a teatro, chiacchierare per ore e fotografare una strada, andare ad una mostra e sedermi per terra, senza contare tutto il tempo che ho fisicamente bisogno di trascorrere da sola con le mie risorse mentali.
Ho bisogno di mescolare l'alto con il basso e di avere tanti aspetti, nella mia esistenza, per non sentirmi soffocare perché sono sempre alla ricerca, ho questo continuo bisogno di qualcosa di più alto, di più puro, cerco maestri, verità, bellezza, ascolto musica per tutto il tempo che posso, credo fermamente che Vivaldi guarisca dalla febbre e che se mi fa male il ginocchio quando sto per andare a pattinare sia necessario metterlo alla prova correndo per 260 scalini, so meditare per ore davanti alla risacca, attaccare bottone con un vecchio cisposo all'osteria. Mi piacciono le tute e mi piacciono i tacchi alti, piango ascoltando la Madama Butterfly e mi affeziono ai telefilm che rimettono le cose a posto alla fine della puntata. Ho sempre freddo, leggo per primi i libri migliori perché non credo di avere abbastanza tempo per gli altri (cfr, circa, Thoreau); la sera talvolta non riesco a prendere sonno e a volte crollo sotto una miriade di pensieri felici, metà falsi, metà veri.
Vorrei vivere libera come Courbet, sono convinta che il sole faccia un rumore croccante e che il pane e le bistecche mi sorridano. Avrei voluto far parte dei Cavalieri della Tavola Rotonda per quella lealtà totale e senza macchia, ma ad un certo punto mi sarei stancata di sicuro di non poter ridere di gusto. Diceva Elena che alla fine ci sarebbero stati sulle palle pure i tibetani.
Ho bisogno di mescolare l'alto con il basso e di avere tanti aspetti, nella mia esistenza, per non sentirmi soffocare perché sono sempre alla ricerca, ho questo continuo bisogno di qualcosa di più alto, di più puro, cerco maestri, verità, bellezza, ascolto musica per tutto il tempo che posso, credo fermamente che Vivaldi guarisca dalla febbre e che se mi fa male il ginocchio quando sto per andare a pattinare sia necessario metterlo alla prova correndo per 260 scalini, so meditare per ore davanti alla risacca, attaccare bottone con un vecchio cisposo all'osteria. Mi piacciono le tute e mi piacciono i tacchi alti, piango ascoltando la Madama Butterfly e mi affeziono ai telefilm che rimettono le cose a posto alla fine della puntata. Ho sempre freddo, leggo per primi i libri migliori perché non credo di avere abbastanza tempo per gli altri (cfr, circa, Thoreau); la sera talvolta non riesco a prendere sonno e a volte crollo sotto una miriade di pensieri felici, metà falsi, metà veri.
Vorrei vivere libera come Courbet, sono convinta che il sole faccia un rumore croccante e che il pane e le bistecche mi sorridano. Avrei voluto far parte dei Cavalieri della Tavola Rotonda per quella lealtà totale e senza macchia, ma ad un certo punto mi sarei stancata di sicuro di non poter ridere di gusto. Diceva Elena che alla fine ci sarebbero stati sulle palle pure i tibetani.
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