amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

giovedì 10 gennaio 2013


E' ora di cambiare di nuovo il calendario, appaiarli sul tavolo e ricopiare in ordine compleanni, cifre e scadenze. Sostituire la vita passata con le caselle future ancora bianche, intonse. Alcune si aggiungeranno, altre verranno cancellate per strada.
Nelle feste di fine anno mi è mancato un po' di quell'ozio pigro e costruttivo, leggere libri natalizi alla Dickens o Narnia, giocare a Non t'arrabbiare incavolandosi a morte con chi ti sbatte fuori le pedine, qualche film vecchio alla tv. Di quei Natali in cui sgranocchiavi allegria per pomeriggi interi, tu e Olivia venivate chiamate il gatto e la volpe e l'età giustificava lo spiare i regali la notte del 24. Soprattutto le storie, di quelle che ti veniva l'acquolina in bocca a pensare ai filò dei nonni, tutti seduti intorno al fuoco a rammendare e a raccontare storie a voce alta. Novella mi chiamo, è inutile contestarmi il mio bisogno eterno di storie, di mondi e di racconti. Non è solo il gioco, non è solo la fantasia: chi diceva che un buon libro ti spiega quello che hai già dentro? Quello che sei, quello che vuoi e soprattutto quello che non vuoi, penso che nient'altro al mondo come il guardarti dentro fra le pagine di un libro possa mostrartelo. E poi partire davvero, senza tv, senza playstation e giornali di moda che ti ingabbiano alle loro immagini prestampate e a schemi fissi di cause e conseguenze. Che noia che barba, questa gente che evolve poco, che immagina poco. Ho sempre dovuto combattere contro il "se tutti fanno così, anche tu dovresti farlo". I "lo fai apposta per sembrare diversa" mi hanno anche portata a mettermi in discussione, più volte. E se avessero avuto ragione? 
Però Natale no, a Natale si tira fuori Narnia, raggomitolati come i gatti, come quando la speranza era ancora intatta e pensavi che tu ed Olivia sareste state amiche per sempre.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Teo, da bravo amico di fango, ad un certo punto mi avrà spiattellato la verità su Babbo Natale, Olivia ed io abbiamo litigato una prima volta alle elementari, perdendoci per anni e ritrovandoci alle superiori; dopodiché abbiamo litigato di nuovo, e un altro silenzio, mai spezzato e anzi tristemente rafforzato dai lutti, si è trascinato fino ad ora.
Però, diverse come siamo, lei altissima, mora e secca secca, io bionda e piccolina, mi ha fatto veramente ridere rischiare di trovarci al veglione con lo stesso vestito. E se fosse stata una persona diversa mi sarebbe piaciuto andare a riderne con lei mentre si brinda alla mezzanotte, perché come fai, se non ridi delle cose? Di tutte, perché L. che finalmente esce con una ragazza dopo anni di crisi per la fine della storia con la sua ex e tu stai quasi per tirare un sospiro di sollievo quando scopri che lei si è appena lasciata con la sua, di ragazza, dopo tre anni e mezzo di relazione lesbica, se non ti permette di ridere che fa? 
E allora ridiamo, e beviamo, di quello buono magari, perché siamo golosi dell'attimo. E se tu non sai ridere non m'importa poi molto ormai perché sai, se ti interessa così tanto del tuo orgoglio da metterlo davanti ad ogni cosa, agli altri sentimenti, ai vivi e ai morti, ti lascio in compagnia del tuo rancore e cerco un nuovo vestito rosso, diverso da quello che porti.

mercoledì 28 novembre 2012

"..Ma sempre meglio di adesso che vai girando come una sciantosa
e non sei niente, ma fai di tutto per sembrare qualcosa."
F. De Gregori



E perciò, davvero, chi paga stasera? Con gli amici nessuno fa i conti in tasca, stavolta tocca a me, la prossima a te ed i tirchi e coloro che calcolano il centesimo non sono bene accetti o sono, semmai, affettuosamente tollerati.
Che un fidanzato voglia pagare per me è assai carino, se si tratta di coccole e non di "si paga per le signore" e se posso a mia volta pagare per lui, essendo cresciuta con un'idea di indipendenza piuttosto limpida; così come aprirmi la porta è un gesto gentile, non da chi sta pensando che sono una donna ma da parte di chi, allo stesso modo, si pulisce le scarpe prima di entrare in una stanza.
Le calcolatrici, a me, piace ficcarle in tasca quando si va a mangiare fiorentina insieme a persone belle e si sceglie un vino e si sghignazza sulle proprie disgrazie mentre M. tenta di rubarsi tutto il filetto. I centesimi, le liste della spesa, le lascio a chi ha bisogno di scontrini. La "roba" non mi serve, oltre a quel po' che aiuta a pagare treni, chianine, caleidoscopi. Mi tengo la coscienza linda di chi cerca la bellezza, sempre, come il respiro - e alla bellezza, ovunque la trovi, non si paga pegno; non ci si attacca in senso materiale. Devi saziarti guardando, pescandola e poi ributtandola a mare, che sia in un libro o in un quadro o in un momento d'autunno. O in un gatto, ché i gatti ti insegnano velocemente ad amare senza istinto di possesso.

La bellezza ti sgancia; ti monda e ti salva dalle tue stesse, goffe piccolezze. Da chi non vota e si lamenta di chi viene eletto; da chi ti insulta perché chiedi lo scontrino; dalle ex che si affollano nei tuoi week-end, quella che ti contatta e tu non sai chi sia e quella (solita) che si sfoga con te delle sue tragiche tribolazioni, poi arriva con il nuovo fidanzato e non ti saluta ostentatamente, poi ti interrompe se parli con qualcuno perché scopre di avere qualcosa di assolutamente fondamentale da comunicargli e poi, quando esci dal locale e ti ficchi nella nebbia e ti baci ed è un bacio dolce, innamorato, lontano da occhi indiscreti, convince il fidanzato ad uscire con lei per gridarti "ciao-o" nell'orecchio. Ma a 24 anni i comportamenti non dovrebbero essere più veloci del buonsenso o dell'armonia, a meno che non servano ad essere assurdamente felici.

Forse ti aspettavi solo vino barricato, C., che ora ti rivolti all'improvviso; certi aromi fruttati, senza asperità, accattivanti e tutti simili, allineati l'uno all'altro come soldatini obbedienti. Forse credevi che bastasse la scorciatoia per essere felici; che bastasse il mosto.
Ma come si fa senza aver mai rotto nulla, un bicchiere o quel fiasco che portavi di peso? Il neutro, io te lo lascio: la vaniglia, gli sbiancanti artificiali, ricordi soppiantati da altri ricordi e felicità cercata col goniometro. Non barare, dai, non barare coi tuoi calvari, coi polpettoni malinconici: siamo tutti in questo bar ombroso come un cavallo a bere vino che gratta in gola. Tra una cianfrusaglia e l'altra che racconti, ti fermi mai a pensare ai temporali di luglio? A conti fatti, ridere per non piangere è sempre meglio che piangere per farsi veder piangere, e il dialogo è sempre più buono da bere di un monologo.

E la bellezza di fare cose sciocche, anche: scovare una nuova enoteca, comprare per la prima volta un cappello, spegnere la luce per ascoltare una canzone. Parlare di una mostra, trovare un vecchio amico alle primarie, col vecchietto al bar di fronte che chiama macachi quelli che vanno a votare e si fanno fregare i 2 euro mentre compra un gratta e vinci da 10. Trascinare 5 persone al concerto di Cristina D'Avena e arrivare troppo tardi. Lasciare le chiavi appese alla macchina e trovare qualcuno che te le restituisce. Fermarsi a guardare i poggioli, le luci, le foglie, le foto in bianco e nero. Vestirsi di rosso.

sabato 24 novembre 2012

Thanksgiving

"E' necessario che una donna lasci un segno di sé, della propria anima, ad un uomo perché a fare l'amore siamo brave tutte."
Alda Merini


Quello di cui sono grata è il 2 dicembre 2011, quando il mondo mi è cambiato sotto il naso senza che me ne rendessi conto. C'è voluto qualche altro mese, circa sei. A te un po' meno, forse.
Mi piace, perciò, ripercorrere quel passato ignaro, trovare coincidenze e segni che, a riguardarli, sembrano comici adesso. L'amicizia che nasceva spontanea, senza nessun fine sospetto, come l'erba lungo le scarpate che viene su da sola; parlare e pensarla allo stesso modo e difendersi, anche. E tu che nemmeno ci pensavi perché avevi una ragazza e perché, dicevi, non avevi speranze con me. Ed io che nemmeno ci pensavo perché avrei trovato un inglese allampanato da qualche parte, e invece eccoci qui, a tormentarci di "ti ricordi..."

Ti ricordi quella volta, era la prima volta che ci parlavamo e non ti sono piaciuta, perché ti sembravo altera; tu nemmeno, perché facevi il bullo. Ti ricordi quella volta, mi hai fatta arrivare due ore prima al concerto e sono stata sequestrata da R. che non ha fatto altro che parlare per due ore e mezza. Ti ricordi quella volta, vi siete dimenticati di cantarmi Johnny Cash e adesso ogni tanto ridi, e mi dici che non ti perdonerò nemmeno fra 70 anni in punto di morte (la tua).
Ti ricordi quella volta, facevi l'ubriaco molesto ed io ti ho spinto via. Ti ricordi quella volta, incoraggiavi Gruccia a provarci con me all'aperitivo. Ti ricordi quella volta, mi hai detto che ero bravissima ad eludere discorsi scomodi. Ti ricordi quella volta, era la prima volta che passavi a prendermi e forse, sotto sotto eravamo entrambi felici che la tua ex non fosse venuta, mica per pensieri malandrini (ché i peccatori li abbiamo fatti poi, da liberi), ma solo per passare il tempo insieme a una persona bella.
Ti ricordi quella volta, ero al lavoro e mi è arrivato il tuo sms con scritto "E' tutta la mattina che ti cerco, ma che amica sei!" perché stavi per lasciarla ed eri tu a piangere. E ti ricordi quella volta, mi hai riaccompagnata a casa e quando mi hai baciata mi hai chiesto "Dimmi che non sei ubriaca".

Non lo ero.

martedì 20 novembre 2012

Impressioni di Novembre

"Quando Miùsov e Ivàn Fedorovic stavano per entrare dall'igùmeno, nell'animo di Petr Aleksàndrovic - un uomo veramente fine e cortese - avvenne un cambiamento repentino e assai delicato: si vergognò della propria collera. Sentì che in fondo non avrebbe dovuto dare tanta importanza a quel poveraccio di Fedor Pàvlovic, che non avrebbe dovuto perdere il sangue freddo e uscire anche lui fuori dai gangheri."
Dostoevskij - I fratelli Karamazov


Novembre è un mese adatto per ammalarsi, per dire di voler fare questo e quello e poi impigrirsi sul lettone, parlandoci, respirandoci, tentando di guardare un film e facendo l'amore sul più bello, e perdere a Ramino a gambe incrociate sopra il materasso. E poi uscire con gli amici per un aperitivo coi cicchetti, tutti molto saporiti e caldi nella pancia, mentre prendi in giro la S. che è rimasta alla festa fino alle 8 del mattino, quando il carro attrezzi stava per portarle via la macchina per fare posto al mercato.

Sono cresciuta in un mondo manicheo, dove i buoni erano leali ad ogni costo ed i cattivi portavano mantelli neri per farsi riconoscere. Quando ero piccola, un giorno, salii in piedi su una sedia e spalancai le ante sopra il lavello; con le mani afferrai una tazzina da caffè e cominciai a spremerci dentro le lacrimucce. La figura materna mi trovò così: con la guancia appoggiata alla tazzina mentre a tutti i costi cercavo di riempirla, per dimostrarle la mia sofferenza.
E poi? Poi sono cresciuta, anche se a volte metto ancora alla prova le persone per vedere se continueranno ad amarmi nonostante tutto. Ho trovato delle priorità (non tutte, non abbastanza). Ma cerco di capire quand'è il caso di mettere via la tazzina - quasi sempre, perché non è proprio il caso di aggiungere teatro alla fatica di svegliarsi al mattino sorridendo o, se possibile, almeno senza digrignare. 
Ad un certo punto, vattelapesca, mi sono innamorata delle debolezze. Mica ci riesco sempre, a non cedere a quel po' di autocommiserazione che ti coccola e ad aver voglia di abbracciare qualcuno quando fa il tragico o il meschino, e non è che adesso andremo in vacanza tutti insieme stretti stretti nell'abitacolo per un mondo migliore on the road. Però siamo vivi, tutti, e guardiamo le cose a volte dal basso, a volte dall'alto, a volte sedendocisi di fianco con un ghigno; ci sopportiamo gli uni con gli altri, coinvolgendoci o spingendoci via, spesso dimenticando che abbiamo i giorni contati, tutti, e che il modo migliore per sopravvivergli è guardarli per quello che sono, ché c'è posto per tutti e non dovremmo far passare il tempo lamentandoci perché il motivo per cui fai così, C., ne sono sicura, è che sei ancora una bambina.
Non per l'età, che 24 mica sono pochi per rendersi conto delle cose - forse lo sarai anche a 80 anni. Le donne, però, sai, magari sono stronze e magari anche aggressive, però non sono gratuite. Sarà una questione di utero, non lo so, ma hanno quel qualcosa di salvifico che ancora ti manca. E se mandi certi sms il sabato sera vuol dire che non hai ancora avuto occasione di imparare l'abc della sopravvivenza. Le cose che fai di notte non sono mai decisioni, C.: sono figure di merda del mattino dopo. E il dolore vero gratta, perché è talmente grande che ti denuda e provi pudore all'idea di mostrarlo agli altri. Oppure gridi ma il dolore vero, C., non va sulla bacheca di facebook insieme all'ultimo taglio di capelli. Non è uno scioglilingua di frasi tragiche e vittimismo verso qualcuno, solo per non permettergli di essere felice.

Fermati, C., strizza gli occhi. Guarda meglio. Guardare dentro mi è sempre riuscito abbastanza bene, e mica per superiorità etica - che in questi giorni mi è servito guardare e riguardare quella foto dei due spazzolini da denti per superare le cose che mi hai detto tra un pianterello e l'altro, per ferirmi - ma perché, non vedendoci di fuori, mi veniva spontaneo rivolgere lo sguardo altrove.

E quella volta, non è stato perché l'ho visto piangere che non me ne sono andata. E non è stato neanche (solo) perché io, per le cose, ci combatto da dentro e non da fuori. E nemmeno (ma anche) perché ha messo me davanti ad ogni altra cosa, perfino se stesso. Ed è il motivo per cui, quando mi chiedono perché stiamo insieme, penso che i veri ciechi siano loro che non sanno guardare.
E' per essere venuto da me tenendo il suo cuore nella mano, esposto, perché ne facessi quello che volevo. Il suo cuore, io l'ho potuto guardare come tu non sapresti fare.

E allora falle, le tue guerre da poveri se ti va, riesci anche a ferirci qualche volta, però noi lo sappiamo, di avere altre finestre da spalancare perché fuori c'è sole o c'è vento e le case chiuse sono case morte, e altri vini da bere e altri concerti da saltare visto che io, la musica, la preferisco ascoltare da sola; e anche con il cinema ho qualche problema, perché se una persona mi piace proprio ho voglia di parlarci e ridere e mettere in pausa per mangiare qualcosa e toccarla e tenere la luce accesa per guardarle la faccia. E poi fare i peccatori e riderci su tanto, tantissimo, e quando usciamo guidare piano, ché la buona compagnia ce l'abbiamo già dentro la macchina e non c'è fretta di arrivare da nessun'altra parte.

lunedì 5 novembre 2012

Aspettando i mostri /2





Scorgere l'aspetto comico, anche quando hai voglia di arrabbiarti o di piangere. Guardare la vita di lato e riderne, di tanto in tanto, è una cosa che ti salva.
Altrimenti come ci esci viva, dall'esistenza quotidiana? Colazioni eternamente assonnate, tacchi che si rompono, fp e le terapie. La ex del Carota che diventa piccola piccola e trascorre il tempo a confidarsi con facebook anziché con l'analista, enunciando pubblici proclami sul loro eterno amore e sulla loro ex vita coniugal-sessuale (con rara delicatezza verso il nuovo fidanzato), scoprendo improvvisamente e casualmente di non poter fare a meno di posti e persone che prima disprezzava soltanto perché li amiamo noi, e passando quindi dal chiederci di non frequentarli perché lei sarà presente all'annunciare di volergli riportare le sue cose ad una cena con trenta persone. La classe non è acqua - direbbe fm vedendo le sue foto in autoreggenti.
E possono ben dire, gli altri, che le persone fanno così, portano acqua al loro mulino. Non è vero: le persone meschine fanno così. Ho conosciuto persone strane, persone squilibrate e persone stronze, ma -sarò stata fortunata- persone meschine mai; alla piccolezza di chi piange calde lacrime di vittimismo rinfacciando a lui di non averle detto di me mentre lei esce di nascosto con un amico di lui no, non ero abituata. Perciò mi fa arrabbiare, ed ho un bel dirmi anch'io che non ne vale la pena, ma se non mi arrabbiassi più di fronte a quella che vedo come un'ingiustizia non sarei io.
E così mi arrabbio, e poi qualche volta non lo faccio, e poi lo faccio di nuovo. E qualche altra volta, poi, bisogna fermarsi, comprare un cartoccio di castagne, spianare le rughe, portare a casa un catalogo di abiti da sposa il primo giorno in cui il Carota ha messo piede al n.15 solo per vedere le facce. Bisogna correre sotto al diluvio e ascoltare i vecchietti all'osteria che raccontano di quando conoscevano Margherita Agnelli, e andare ai concerti del Carota che ti fa un cuore con le dita mentre canta, con una delle groupies in prima fila che si alza in piedi per rispondergli pensando che sia per lei, e a noi scappa da ridere.

martedì 23 ottobre 2012

Trenta, e perciò si festeggia, che dici, si brinda e si cena l'ennesimo che gira la boa - sbeffeggiato da chi l'ha già passata, applaudito da chi ancora manca. E che tu abbia i jeans sformati o la giacca, a chi importa? Siamo tutti qui, tutti insieme in quell'ingresso stretto che sembra una taverna di briganti lungo la strada. E tutti a camminare di qua, a camminare di là, è una danza di palloncini colorati questa benedetta cena a sorpresa. Per una sera, abbiamo voglia di essere felici senza pudori. E non importa se quando sei felice la gente diventa cattiva, non importa cosa dicono, non importa se la ex del Carota vuole i tuoi posti e le tue persone che prima disprezzava. Stasera non importa. 
E' una serata che gocciola, e non so se chi non conosce la nebbia padana ne abbia, di serate così - che entrare in un covo di briganti è come un'epifania, e poi magari uscire e infilarcisi in mezzo, alla nebbia, per baciarci scappando dal mondo che gocciola e sparisce, e poi sbucano due chitarre e allora si rientra, sì, con due chitarre e tre voci che diventano quattro, diventano cinque poi diventano venti, e il gestore indeciso se fermarci o cacciarci si unisce a noi con un'altra bottiglia di vino, ed una specie di mariachi che suona in piedi sulla sedia perché è tornato a quando di anni ne aveva venti anche lui ed era famoso, e adesso è un po' meno artista e un po' più ubriaco, forse. 
Che poi cosa vorrà dire venti, trenta o sessanta, a me pare che siamo tutti nello stesso punto stasera, la ragazza che voleva il Carota e mi guarda con aria di sfida e quella che viene dalla Siberia e mi racconta che quando scendi dal treno trovi il paese più vicino dopo seicento chilometri di neve e di bosco. E poi a una certa ora il trucco si squaglia, i single fanno i ruffiani e la ragazza ti carambola sguardi, ma fa niente che fuori fa freddo e qui sembra ancora presto ed abbiamo ancora vino.

martedì 9 ottobre 2012


Se penso ai momenti migliori delle mie amicizie non c'è mai qualcuno che sceglie o che offre soluzioni; c'è quel modo di stringermi forte il braccio mentre tento di non piangere, di arrivare a casa mia con una torta alla cioccolata, di rimanere chiusi fuori insieme a me e fumare un sigaro alla vaniglia guardando la notte dal terrazzo, così pieni di stelle da accenderlo dal lato sbagliato.
Sono quelli, i modi in cui combatti per qualcuno. Essendo lì quando ci devi essere, senza che lui (lei) ti chieda di rimanere, e non solo quando ti piace esserci. Facendone parte anche quando non vorresti, quando non ti piace, quando fa male. Se mi lasci indietro nel momento in cui avevo più bisogno di sentire che mi amavi, cosa resta? Se mi lasci indietro perché in quel momento non sono come mi vorresti, era me che volevi?

Il punto è che la vita non va mai, mai come vorresti che andasse - o anche solo come pensavi che andasse; altrimenti scriverei libri per bambini e passerei a prendere Marta il giovedì sera, viaggerei di continuo ed avrei una bestiolina, Sebastiano oppure Linda oppure Sofia, che piange tutta la notte e ride tutto il giorno.

Non ho più giustificazioni da dare a chi non sa essere felice per me. Specie se sa come sono stati i miei ultimi due anni. Ho trascorso questi due mesi a preoccuparmi ogni giorno per gli altri, tutti gli altri, a farmi scrupoli per come ci sarebbero rimasti gli altri, ed erano tanti, e ne hanno approfittato pensando solo ai loro sentimenti come gnomi inzuppati di meschinità. 
E sai una cosa? Se c'era una persona su cui credevo di poter contare eri tu, ed invece sono proprio quelli che avrebbero potuto reagire peggio ad essersi dimostrati persone belle. Noblesse oblige.

lunedì 17 settembre 2012


Be in my eye
Be in my heart
Be in my eye, ayayay
Be in my heart
 

L'hai sentita per anni, ogni volta che la temperatura da piedi scalzi ti lasciava tenere aperte le finestre, chiamare "Biba!" dieci volte al giorno con quella vocetta decisa e sapientina, e poi un bel giorno l'estate torna e quel modo ("Birba") corretto di chiamare il suo cane ti spiega che di estati, nel frattempo, ne sono tornate tante.
Hanno portato nuove voci alle finestre, trascinato via alcune di quelle vecchie, con Tendina che è incinta ed io lo scopro nel modo più comico del mondo il giorno in cui vuole raccontarmelo, perché la Tabubuta che non la conosce fa per accendersi una sigaretta ma, dopo aver confabulato con lei, si ferma, e quando la rassicuro che siamo pur sempre all'aperto lei strabuzza gli occhi e protesta "Ma cosa dici N., se lei è incinta!" - e anche il Tomtom diventa di nuovo zio, quel Tomtom che sta tentanto di infilarsi di nuovo dal mio balcone aperto, e non lo so cosa sia, se nostalgia o pentimento che lo spingono a chiedermi di raggiungerlo a Bruxelles, ma il fatto è che non posso. Non posso ed è piuttosto incredibile sapere che gli dirò di no, perché è la persona con cui ero convinta di trascorrere il resto della mia vita e invece sono passati più di cinque anni, quasi due da quando ho dovuto morire per rendermi conto che non era così, e tornare ora significherebbe lasciar andare quel futuro che sto guardando, che ancora non ho ma sto cercando di imparare. Anche se già ferisce, anche se è complicato, anche se sono diventata così poco addomesticabile ormai. 
E così dirò di no a quel passato che era la cosa più mia che avevo, e continuerò a dire "Ce la faccio" portando troppe cose in mano e facendole rotolare per tutte le scale un momento dopo, continuerò a sentire Nicole confondere la parola smalto con la parola basmati quando prova a spiegarsi in italiano, a spazientirmi e lasciare alcune cose a metà, a stare malissimo per dieci ore e poi guarire all'improvviso, ad affezionarmi ed avere paura e trovare scuse (vedi titolo) per non darlo a vedere.

lunedì 21 novembre 2011

Boys don't cry at Narnia

Non bisognerebbe sottovalutare la nebbia, perché è Narnia. 
Camminarci in mezzo quando non vedi oltre le tue ciglia, Marcovaldo mi capirebbe, è come stare ad ascoltare le fusa di un gatto; è qualcosa che a noi musungu del Nord dice magia, e Natale che dovrebbe durare fino al 15 giugno, e sorprese che ti aspettano e stivali bassi e travi a vista e amici che ti tengono il posto e la porta per Narnia proprio lì, da qualche parte dove non vedi.

E' un gruppo di persone che conosci da quando credevi che fare lo spazzacamino fosse un'alternativa valida, è una specie di renna addosso che ti tiene calda, una degustazione di birra in cui ordini Traminer, un altro posto e un altro ancora e la Saretta che ti chiede del Tomtom e Barbagato senza condiscendenza, Teo che passa lasciandoti in mano il suo bicchiere, Luca che ti parla di Ema quindi nel dubbio arriva con una doppia anima nera, e quella volta in cui PP ti ha fatto una dichiarazione fantastica con un pinguino gigante e tu gli hai risposto soltanto "grazie", e quel tizio, l'ennesimo, che si ricordava di te da sempre mentre tu non sapevi chi fosse, e Mio che ti fa sedere lì in mezzo e profuma di buono.

E' piatti bavaresi e pasta e pizze assassine e lo yogurt magro che ci proviamo ma proprio non fa per noi, e la Chirla che non risponde al telefono e le luci di Natale e la foto tutti insieme, e guardarli di sottecchi mentre senti che qualcosa di caldo ti si scioglie nello stomaco, e vino bianco e mojito e ficcarsi nella nebbia cantando, e poi oggi camminare scrivendo per i corridoi perché è tardi, e quasi sbattere contro il dottore carino con la barba e guardarlo pensando che accidenti, somiglia al Barbagato, mentre tu hai le occhiaie del lunedì mattina ed un gran mal di testa.

domenica 20 novembre 2011

Una pensa di essere in parte vaccinata dai luoghi comuni - sono bionda, uno stereotipo di nascita: se rido sono scema, se ho le clarks sono comunista, se metto i tacchi me la tiro. Poi quando in un unico venerdì sera devi affrontare un aperitivo thailandese, un convegno di filosofia con accompagnamento acustico e infine "da qualche parte a ballare", sei pretty much sicura di riuscire a scontentare tutti.
In effetti, appena giunti al baluardo metafisico, ho subito pensato di dare del musicista al giovine professore di filosofia e dei prof ai senescenti aedi, esaltandomi assai nello scoprire il rovesciamento di ruoli, perché come meglio iniziare un dibattito filosofico se non con lo smascheramento dei pregiudizi e lo sbaragliamento dei luoghi comuni? Tutto ciò prima di scoprire che in realtà il giovine prof diventava vecchissimo appena apriva bocca, per poi tornare giovine nei momenti di quiete e invecchiare subito di nuovo quando riprendeva; non era solo questione delle cose che diceva (bullandosi con la scoperta del secolo, alias concetti presenti sul mio diario dei sedici anni, che diario non era bensì un quaderno in comproprietà di nome Jack) ma del modo di porsi, lo sguardo che immediatamente cambiava e persino la pelle, che assumeva forme strane intorno al volto.
Di conseguenza ieri mi sono sentita speculativamente giustificata a non togliere mai (mai!) il pigiama, bevendo 8 tazze di tè (ognuna corrispondente a circa 3 tazze umane, per un totale approssimativo di 24) e trascorrendo la giornata a fare pipì, mangiare cioccolata, guardare il Trophée Eric Bompard alla tv, discutere di politica al telefono, ascoltare Crying, Waiting, Hoping di Buddy Holly rifatta in acustico dagli Stones e definendo i 13 essays da proporre giovedì mattina.

Ma oggi è domenica e c'era la prima pubblicità di un film di Natale e più tardi si va ad una degustazione di birre senza per altro berne, e sebbene il mio vorace complesso del sopravvissuto abbia giustappunto compiuto 5 anni e mezzo senza dare segni di logoramento, c'è una nuova lavatrice nella mia esistenza. La vita, in qualche subdolo modo, continua.

martedì 15 novembre 2011

Novello Novella Novellae

Non avendo un gatto di quelli che ti vengono in braccio a farti le fusa quando ne hai bisogno, ma soprattutto non avendo un gatto ma una specie di marmotta, nel momento in cui mi aggroviglio le possibili soluzioni per uscirne sono molto più scarne e scontate: correre, soluzione grazie alla quale mi ritrovo con una caviglia andata dopo averla fatta correre per una o due ore al giorno nelle ultime settimane appena mi è sembrata vagamente guarita.
Oppure, la soluzione da vita spericolata, uscire con amici divertenti e prendere libri e caramelle. Mi sono perciò recata in un giorno di sole da Feltrinelli con la seguente lista (giacché, si sa, compilare liste è un'altra delle mie automedicazioni):

1. Adam Sillitoe - The loneliness of the long-distance runner
2. Cormac McCarthy - The road
3. John Steinbeck - Grapes of Wrath
4. Harper Lee - To kill a mockingbird
5. John Fante - La strada per Los Angeles
6. John Fante - Aspetta primavera, Bandini
7. Ian McEwan - Cortesie per gli ospiti
8. Richard (Richard?) Yates - Revolutionary Road
9. Adam Sillitoe - Sabato sera, domenica mattina
10. John Barth - L'opera galleggiante
11. Ernest Hemingway - Di là dal fiume e tra gli alberi
12. Truman Capote - A sangue freddo
13. Josè Saramago - Le intermittenze della morte
14. Josè Saramago - Caino
15. Ray Bradbury - Farhenheit 452
16. David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi

Non sono riuscita a restare negli undici, in compenso ne ho comprati molti meno (n. 2, 3, 4 - il n.1 non lo trovo in nessuna lingua, in nessuna libreria, in nessun luogo o lago, nonostante sia stato recentemente riedito da minimum fax; il n.7 aveva un'orribile edizione con dvd; i numeri 5 e 6 erano in formato antologia con tutti i romanzi di Bandini; il n. 16 me lo regalerà Ric, perciò non posso fargli questo sgarbo; eccetera - senza contare la biografia di Cash che non ho preso).
La verità è che mi avrebbe aiutata comprarli tutti, perché con lo stomaco a pezzi di questa settimana (non digerisce n.u.l.l.a e ho una festa in sauna mercoledì! dopo aver già saltato un pranzo luculliano domenica!) le caramelle non le ho viste neanche di lontano e, cosa che ha fatto preoccupare maggiormente la Salvietta, non sono nemmeno riuscita a finire il mio calice di prosecco. 
Poi comunque io ho un rapporto dialettico con le ultime parole famose, ed è per questo che "ragazzi io stasera non bevo" diventa la festa del novello e un risotto di zucca e castagne, vestita anni novanta con papillon e chiacchierando con un ex grande amore delle superiori, che credo non abbia mai saputo di esserlo stato (o più probabilmente gliel'avrò spiattellato dopo il settimo bicchiere di novello) ma andava bene così, perché di lontano somigliava a Bob Dylan ed era bello dividerselo tra amiche, segnando sul diario le date di quando lo incrociavamo per caso.

mercoledì 9 novembre 2011

Che fino ad una certa età si preferisca John è normale. John è l'alternativo, è peace&love, il furgoncino a fiori della Wolswagen. E' il personaggio morto presto che vestiva di bianco e stava con una che riesce a farsi pagare dal Guggenheim per esporre l'albero dei desideri. 
Non altrettanto normale è, a mio avviso, che crescendo uno non si ponga delle domande al riguardo; che non spulci per scoprire chi ha effettivamente scritto cosa, rendendosi conto che, forse, il talento musicale di Paul era più raffinato e per nulla meno alternativo, sotto certi aspetti, di quello di John. E' facile farsi belli con John, ma è adolescenziale. E' come quando si snobbano i Beatles perché si pensa a gente abbottonata coi capelli a scodella senza sapere che, per esempio, hanno scritto la prima canzone hard rock della storia. Del resto bisogna invecchiare un altro po' per amare George, povero George, che veniva sempre messo in ombra dagli altri due ma era un musicista ed un autore coi controcoglioni. 
Certo che quest'anno compirò di nuovo ventisei anni, e certo che insulto tutti i ragazzini che provano a darmi del lei. Però. Perché la gente non evolve? Perché ho degli amici che rimangono fermi sulle loro posizioni adolescenziali di dieci anni fa? Come fai ad avere trent'anni e rimanere fermo ai venti, come fai, diamine?
Non dico che non ci possano essere delle costanti. Beati coloro che sanno vivere nellle costanti, perché loro è il regno dei cieli. Però, cazzo, i tuoi valori dovranno pur evolvere.

Rimanendo sulle tematiche profonde, volevo dire che è vero che non capisci il valore delle cose finché non ti mancano. A me è capitato con la doccia. 
Che detta così così suona molto male, ma volevo rassicurare il mondo che continuo a fare la doccia ogni giorno. Solo che da quando il barbagato mi ha aggiustato la caviglia (oggi, in realtà, non si direbbe. ahi. ahi. ahi.) e vado a correre e fare palestra ogni giorno per recuperare gli sfoghi perduti, succede sempre che faccio la doccia in palestra e lavo i capelli a casa. E un po' perché il grado di follia mi porta ad andarci anche nel week end, un po' perché l'abitudine mi porta a lavarli separatamente anche nel caso in cui io rimanga al n.15, va a finire che è così tutti i giorni.
Ma non ieri.
Ah, non ieri.
Voi, comuni mortali, non potete capire. Il significato di tornare a fare la doccia tutta intera, ficcando la testa sott'acqua con la libertà di una che si butta sotto le cascate del Niagara per avere un'epifania esistenziale, con la gioia di quando andavo a correre allo stadio (maledetto uomo che corre tantissimo, sia lì che in palestra è sempre colpa tua!) e passavo sotto il getto enorme con cui lo annaffiavano, contenta come un pulcino che impara a volare, e lo fa ad occhi chiusi, ed apre le ali e.. e.. e..
Oggi è tornato il sole ed io ho perso i miei sunglasses. Maledizione.

venerdì 28 ottobre 2011


Piove piove, e i pic nic si fanno al chiuso con le foto del Mulino Bianco sopra il tavolo. Meanwhile, all'e.r. di Citta - ove in pochi mi conoscono e venivo quindi ancora considerata una persona seria - la mia collana ha pensato bene di esplodere di colpo, proprio lì, al centro del mondo, sparpagliando perline e perlone in ogni anfratto mentre solerti impiegati e primari mi aiutavano a scovarle sotto le sedie, dietro le porte, fra i passeggini, rischiando la loro incolumità per ficcarle dentro al mio sacchetto.
(comunque la Salvietta dice che anziché su questo dovrei fare un post sulle dita fredde, altresì dette il tocco della morte, perciò)

Fra che alle undici di sera mi pone domande esistenziali sulla nostra amicizia si inserisce perfettamente nel concetto di tempismo che tanto mi accompagna, di cui Marm è il campione assoluto ma che ora vede un discreto gruppo di amatori, dopo le crisi di gelosia/sassate esistenziali di Moroso, giovin C., Braghy ecc appena ho ricominciato a sentirmi contenta - nonostante i casini che esondano e mi travolgono, e quando perciò ho davvero, davvero bisogno di potermi sentire contenta.
Perciò, uhm, li conosco? Sono cambiati? Non ho capito nulla? Perché devo arrivare svolazzando in un posto in cui la S. mi corre incontro e mi dice "Svelta, nascondi quella faccia felice altrimenti Moroso la vede"? Mi ricordano il Babu che per aiutarmi quando ero entrata in crisi col Tomtom si offendeva quando non gli raccontavo ogni cosa - è un mondo di primedonne, e si svegliano tutte troppo tardi la mattina.

Non so cosa stiano mangiando tutti, o se sia colpa mia. Non so perché gli uomini arrivino sempre un minuto dopo la parola tardi.
So, per il momento, che trascorrere una pausa pranzo con una persona che ti fa ridere dall'inizio alla fine acquista a questo punto un valore immenso.

giovedì 28 aprile 2011

Gabbietta

*_* 11 pregi di novella *_*

1 - Con lei si può parlare di tutto, dalle frivolezze più demenziali ai discorsi più seri, passando per argomenti che di solito sono intoccabili con molte altre ragazze.
2 - E' facile mettersi d'accordo con lei, non solleva mai questioni assurde per andare in un posto piuttosto che in un altro, per mangiare una cosa anziché un'altra... a volte è sufficiente una panchina, un calice di vino per lei, un bottiglia di birra per me e si può passare una piacevole serata.
3 - E' fantastico quello che si inventa per fare sorprese agli altri. A lei bastano un pezzo di carta e un pastello per rendere la cosa più umile straordinaria. La si vedrebbe bene all'albero azzurro con Dodò, con cui tra l'altro condivide la circonferenza dei bulbi oculari.
4 - Sono sicuro che quando verrà a sapere del discorso sulle circonferenze oculari e Dodò, non si offenderà e non mi odierà a vita. Nonostante tutte le cose, o persone, a cui l'ho paragonata non mi ha ancora sputato in un occhio.
5 - Nonostante gli acciacchi, spesso causati da terzi, sembra avere un'energia inesauribile. E' vero, delle volte sembra avere le batterie scariche, ma una persona comune le avrebbe consumate molto tempo prima.
6 - Nonostante i quasi trent'anni di età, conserva ancora degli aspetti da bimba pucciu pucciu che non possono far altro che conquistare te o la tua simpatia. La passione per le lucine e le caramelle gommose è assolutamente contagiosa. Quella per Lambiel e per i gatti un po' meno.
7 - E' sicuramente una persona di cui ci si può fidare. E qui si necessita di un chiarimento: se te la vedi arrivare al tavolo con un vassoio colmo di bicchieri, che dico colmo, ne basta uno... in ogni caso, in questa situazione è meglio munirsi di un poncho giallo impermeabile, meglio se con il cappuccio. Calici e boccali carambolanti a parte, se c'è il suo zampino, se le si chiede una mano, c'è da stare tranquilli.
8 - A volte la sua logica ha dell'illogico. Ma è un illogico razionale. Una persona comune, sforzandosi un po' e collegando i fili che lascia penzolare nelle varie situazioni, può arrivare a capire il senso dei suoi discorsi. Sì, è un pregio.
9 - Tace molte cose... e non so se questa è solo una mia impressione... in ogni caso, stimola molto la curiosità di chi le sta accanto. Il magico e sconosciuto mondo di Novella sembra essere una delle mete più interessanti verso le quali viaggiare. Ma in fin dei conti è giusto che rimanga un mondo inesplorato.
10 - Difficilmente se dice di aver ragione ha in realtà torto. Quando capita è una gioia per chi glielo fa notare.
11 - Undicesima posizione, ultima posizione. Voglio precisare che in questa sorta di classifica non c'è un ordine di importanza, e in ogni caso è il punto di vista di un singolo, quindi potrebbe lasciare il tempo che trova... Ebbene, se un giorno Novella sparisse, così, puff, di punto in bianco e per magia, tutto sarebbe decisamente meno colorato, lo zucchero nei biscotti e nella caramelle non avrebbe lo stesso sapore, le paperette (sì, paperette, non oche) sarebbero solo paperette, una fredda giornata di pioggia non ricorderebbe il tempo che passa... che dire, è una fortuna che la magia esista solo nei film e nei libri... anche se qualcuno potrebbe non essere d'accordo.

ecco *_* ora fingete tutti di credergli

Lunedì


Bella giornata. Belle persone. Belle colline di giorno, terrazzi di notte. Begli attimi, di aquiloni che non sanno volare e tarocchi sottovoce, e sarabortolato che dopo essere entrati in confidenza potevamo chiamare semplicemente sarabortolato, e l'insalata di riso da mangiare nei bicchieri perché avevamo portato vino, frisbee, torta alle fragole, bolle e bibanesi ma nessun piatto, e canzoni belle e canzoni tremende e tante, tante domande. Qualche volta, una risposta.

giovedì 14 aprile 2011

Barba della mia vita


Perciò ho incontrato un altro uomo della mia vita ieri in stazione, 40 anni suppergiù, eleganza da artista francese e aria sdrucita di chi non si è rasato da due giorni e mentre scivolava via ho pensato questa cosa, che io ho sempre preferito la barba non rasata e poi va a finire come con il Tomtom che ha provato a lasciarsela crescere e ce l'aveva più aspra di una corteccia al disgelo, o come con l'altro uomo della mia vita di un paio di settimane fa in palestra che appena si è tagliato barba e capelli era diventato così insignificante che non sono riuscita a riconoscerlo. E poi ho pensato anche che è strano, perché nelle donne della mia vita la barba non mi piace per niente.

lunedì 4 aprile 2011


Punto 1, mi piace lasciarmi periodicamente trascinare dalle persone perché non è, in effetti, mancanza di personalità, ma una specie di sicurezza (di superbia?) che in fondo non mi farò coinvolgere: sono periodi che si trovavano già dentro di me, scalciando per il turno. Ho questa schizofrenia di carattere e di interessi difficile da coltivare con una persona sola, perché di solito le persone si focalizzano: invece a me piace cercare le bettole con il buon vino e andare a teatro, chiacchierare per ore e fotografare una strada, andare ad una mostra e sedermi per terra, senza contare tutto il tempo che ho fisicamente bisogno di trascorrere da sola con le mie risorse mentali.
Ho bisogno di mescolare l'alto con il basso e di avere tanti aspetti, nella mia esistenza, per non sentirmi soffocare perché sono sempre alla ricerca, ho questo continuo bisogno di qualcosa di più alto, di più puro, cerco maestri, verità, bellezza, ascolto musica per tutto il tempo che posso, credo fermamente che Vivaldi guarisca dalla febbre e che se mi fa male il ginocchio quando sto per andare a pattinare sia necessario metterlo alla prova correndo per 260 scalini, so meditare per ore davanti alla risacca, attaccare bottone con un vecchio cisposo all'osteria. Mi piacciono le tute e mi piacciono i tacchi alti, piango ascoltando la Madama Butterfly e mi affeziono ai telefilm che rimettono le cose a posto alla fine della puntata. Ho sempre freddo, leggo per primi i libri migliori perché non credo di avere abbastanza tempo per gli altri (cfr, circa, Thoreau); la sera talvolta non riesco a prendere sonno e a volte crollo sotto una miriade di pensieri felici, metà falsi, metà veri.

Vorrei vivere libera come Courbet, sono convinta che il sole faccia un rumore croccante e che il pane e le bistecche mi sorridano. Avrei voluto far parte dei Cavalieri della Tavola Rotonda per quella lealtà totale e senza macchia, ma ad un certo punto mi sarei stancata di sicuro di non poter ridere di gusto. Diceva Elena che alla fine ci sarebbero stati sulle palle pure i tibetani.

Sempre uguale?


Sometimes I must confess, I do feel a little overdressed
Sometimes it's hard to tell the wishing from the well
Where you threw the penny and where it fell
The Wallflowers - Bleeders


E così ti ritrovi con un caro amico dopo anni, e siccome lui nel frattempo si è trasferito a Beverly Hills, si è scoperto gay ed ha il conto in comune con un simpatico fidanzato mentre tu arrivi di corsa e scarmigliata come al solito e vieni abbordata dal pazzo del momento (convinto che lavori in tv e gli stia mentendo), alla fine arriva la fatidica frase "sei sempre uguale!"
Darmi dell'uguale di solito ha a che fare con "giovane", che è qualcosa che io non sono stata mai, in una vita in balìa dell'incasinata alternanza fra bambina e vecchia senza mai passare per il pit-stop della maturità.

La morte della tua migliore amica a 24 anni, capire che gli uomini forti sono un concetto convenzionale e che forse l'isterismo che hai sempre imputato alle donne viene dal rendersi conto che alla fine della fiera tocca a loro sobbarcarsi due scatole di responsabilità, sono cose che ti invecchiano. Chiudere la storia più importante della tua esistenza ed imparare con una fatica sovrumana (ma la religione non c'entra un benemerito con gli sforzi strabilianti di noi teneri mortali - semmai hanno a che fare con la natura e con le bestie) a perdonare, è una cosa che ti libera e ti invecchia. Avrò pure ingarbugliato la laurea ritardandola, ma quanti ce ne sono di questi illuminati dallo Stato che in una vita non si fanno bastare il tempo per imparare a farlo?
E' che con gli scatafasci delle persone, rispetto a una volta, sono più indulgente. Sarà il riscoprirsi fallibili, sarà che quando incontri il dolore e quello a cui diventi disposta pur di lasciartelo alle spalle finiscono per farti tenerezza le persone con il loro arrancare, tutte, siamo tutti lì ad arrancare come meglio possiamo, tutti zoppi in qualche modo, da qualche lato, e prima ce ne accorgiamo meglio viviamo senza la necessità infantile di prendercela con chi inciampa lì davanti. Questo, a rovescia, mi permette di essere molto meno disposta a lasciarmi trascinare da cose che non mi convincono del tutto rispetto ad un tempo; si cambia ed è inutile voler stare assieme nello stesso modo di cinque, dieci anni fa, senza sapere, senza progetti o giustificazioni come se non potessimo ferire nessuno con la verità. Certo che mi manca quel sentire, quel trotterellare senza un giorno dopo: è che non fa più parte di me.

Non ho più la mia spensieratezza, e un po' mi manca ma è lì che impari la leggerezza.
Goderti ogni singolo momento: Simone che legge una frase da un libro segreto, che corre sotto la pioggia, la tisana piccante di Ramune, le risate di scorta, gli alibi per la Salvietta, uno spritz imprato, la luna gigante che arriva davanti alla mia finestra e mi viene a svegliare. Ascoltare da sola in treno Got my mind set on you mettendomi a ballare e facendomi scoprire dal mio amore dei tredici anni. Prendere sei treni in due giorni, fare pic nic al posto dei pranzi e cercare le pozze di sole come un gatto. Accompagnare L a provare il vestito e sentirmi chiamare la sposa. Ascoltare Uto Ughi tutta la notte. Saltare in braccio agli amici senza preoccuparmi di cadere (la differenza è che prima non sapevo di poter cadere, adesso sì e non mi importa).

Continuare ad amare verande e terrazzi. Rispondere per la quarta volta "bene" all'exex che chiede "come stai" e sentire che è vero perché forse non ora, non subito - ma invece sì, diamine!

martedì 15 marzo 2011


Cade da un'ansa del marciapiede e si guarda intorno con aria confusa, come a chiedersi che cosa ci faccia lì, per terra, lei che non ha mai avuto problemi. Mi avvicino per aiutarla e quando vede che tendo la mano il suo sguardo cambia: sparge vergogna da un lato e rammarico, penso che in qualche modo mi stia sgridando.

L'aiuto, signora?, domando dopo aver fermato la mano per aria.
Lei mi guarda come se fossi stata io a farla diventare vecchia.


"Here she comes, you better watch your step"
The Velvet Underground


Si va, sotto il cielo gonfio come una pizza di Napoli e dentro nuove canzoni che ti avvolgono in storie che ignoravi. Revelator di Gillian Welch, Oh my sweet Carolina di Ryan Star, Bloodbuzz Ohio dei Nationals. Da piccola ho imparato a leggere perché non ne avevo mai abbastanza di storie.
In fondo è bella questa pioggia: ti lascia il tempo per la noia, che è l'angolo delle storie, tazze calde, gatti; e prima o poi anche in quella nuvola troverai una crepa di sole. Le crepe mi hanno sempre fatto pensare alle giornate di sole, quelle verso pasqua quando fioriva il pirus, la terra si scaldava e si seccava ed eccole lì - le crepe. Ne trovavo anche altre, tra i vasi o nei vecchi muretti, ma forse non erano nuove, c'erano sempre state ed ero io che con il sole mi risvegliavo.
Di solito qualcuno arrivava ad aggiustarle: gli adulti dicono che i bambini hanno paura delle cose invisibili solo perché non riescono a vederle. Loro la mattina non ricordano i sogni, smettono di mettere le bucce del mandarino sul termosifone in inverno e pensano che quello che vedono non esista, litigando con religioni diverse, abitudini diverse, voci diverse con l'aria affaccendata di chi compie azioni sagge tutto il tempo.
Ma poi, dove va a finire il sole che si era infilato nelle crepe quando qualcuno le aggiusta?

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