amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

domenica 4 dicembre 2011

Sarà per via della settimana particolarmente impegnativa che mi sono lasciata coinvolgere dall'idea di andare al cinema domani (o sarà per la jazz age che mi spia malandrina dal trailer di midnight in paris). Settimana, per dire, cominciata sognando Damon Albarn e finita guidando venerdì notte con spie colorate che si accendevano a caso sul cruscotto.
Insomma, già pagare cento euro di analisi per sette-provette-sette da riempire con un'infermiera sprovvista di mano ferma è un inizio, ma Damon Albarn? E diciamoci la verità, per quanto credessi che il Tomtom fosse l'uomo della mia vita, nessun uomo è mai durato quanto Marta, o ha contato quanto Marta, quindi appena mi sono svegliata era a lei che volevo raccontarlo - una di quelle cose che mi capitano tre volte al giorno - è che davvero, una volta i ragazzi ci piacevano in base alle somiglianze, quindi oltre a Mio-Bob Dylan (che è andato al concerto di sir Paul sabato scorso, accidenti a lui) c'era l'animatore uguale a Damon Albarn - e tuttavia non riesco ancora a comprendere perché. Voglio dire, già la sera prima era stato uno di quei momenti di schizofrenia musicale perché (dopo che comunque Edy, la Chiara Tette e Barbagato mi avevano invitata al concerto degli Smashing) Ross mi ha invitata ad andare a Ferrara per Thurston Moore, e da lì mi ha chiesto la scaletta per venerdì sera, che io ho ovviamente infarcito di Cure+Smiths+Sonic Youth, ma poi è iniziato lo streming della Sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak dall'Accademia di Santa Cecilia, un gigante 1890 VS 1980, e in base a tutto questo mi addormento e sogno un mondo apocalittico in cui ti uccidono lanciandoti dei cosini colorati e luminosi, qualcosa che sembrava uscito da My Little Pony o Iridella, comunque tutto è spaventoso, l'umanità è in guerra e l'unico che può salvarmi è Damon Albarn. 
Quindi ecco il giorno dopo una cosa leggera, mio fratello in preda alle coliche renali più terribili che io abbia mai visto, in ospedale tutto il giorno, poi torna a casa sua, fra una cosa e l'altra vado a letto all'una e mezza e nel pieno del sonno rem - sarebbe ritornato Damon Albarn? Non lo sapremo mai, giacché tre ore dopo mi ha telefonato perché gli aprissi, che era davanti alla porta di casa mia. 
Mio fratello, non Damon Albarn.
Coliche, prelievi, aver dormito tre ore, Damon Albarn: ottimi presupposti per andare al Vinile fra la nebbia con l'Uvetta che si illumina come un albero di Natale. Ecco perché oggi, ispirata dalla mia macchina festante, ho addobbato la casa di lucine, renne e biscotti di pan di zenzero!

giovedì 10 novembre 2011

Allora, mettiamola così: c'era un post che dovevo scrivere oggi, e suonava simile a
"No, ma bella giornata ieri. Non ho mangiato. Non ho dormito perché stavo pensando. Poi, dalle 3, non ho dormito perché stavo pensando di non aver mangiato.
Damn. Lo sapevo che lo spritz di buonanotte mi sarebbe stato utile."
Perché insomma, è stata una giornata di merda, e capita, e questo senso di nausea che non se ne va da ieri e mi ha portata a frugare nei cassetti del boss, che non è più boss in quanto se n'è andato dieci giorni fa ma insomma ha ancora dei cassetti in cui io ho frugato fino alla Vittoria!, la scoperta di una serie di compresse dal rassicurante nome di NoVomit,
- che in realtà erano chewing-gum allo zenzero, e io non lo so quali studi dicano davvero che lo zenzero aiuti contro la nausea, la mia no di certo e inoltre adesso mi brucia anche la bocca -
E insomma una è tutta presa dalla sua giornata di merda ma di merda, e mastica chewing-gum allo zenzero per bambini di due anni e medita sui grovigli esistenziali della sua esistenza quando arriva una distinta personaggia dell'e.r. a chiederle se abbia delle grappette.

N: Ehm. Grappette?
S: Sì, ne hai?
N: Scusa, non ho capito. Cosa ti serve?
S: Ho chiesto se hai delle grappette, perché io le mie le ho finite tutte e senza non riesco a lavorare.
N: Ehm.. scusami, credo di non aver ancora capito.
S: Grappette. Hai grappette? Grappette. [trionfante] Quelle della grappettatrice!
N: . . .

lunedì 7 novembre 2011

Mattonelle week

No ma che poi. Certo che mi piace fare cose, ma aggiungere ogni giorno un'ora e mezza di martellate al lavoro, agli amici impazziti, a un'ora di corsa, una di palestra, una di ghiaccio sul ginocchio, venti minuti di sauna col tizio che si ricorda di me dopo dieci anni (!!!) per una settimana forse è un po' troppo, no? Abbiamo tolto tutto il pavimento e le piastrelle dalle pareti della lavanderia. Voi umani non avete idea, ecco.
Finisce che il libro sul comodino è alla prima pagina da dieci giorni, o che mi sento così stanca da non riuscire a cambiare stazione alla radio e mi faccio tutto il ritorno in macchina ascoltando i Backstreet Boys. E così non ho le forze necessarie per arrivare sveglia alla telefonata che aspettavo, per affrontare le orde di paranoie di Moroso o il ritorno in massa di tutti gli ex in un giorno solo. 
E anche che andando al lavoro struccata, in tuta e con l'aria di chi sarebbe piuttosto alle terme, un tizio (che vedo poco e che ci vede poco) (ma che comunque l'ultima volta mi aveva vista in gonna e capelli fluenti) mi dica: "Ma insomma, la smetta! Ogni giorno è diversa. Poi dicono che è colpa mia se non la riconosco."

Cioè, direbbe Bersani, ragazzi!

venerdì 28 ottobre 2011


Piove piove, e i pic nic si fanno al chiuso con le foto del Mulino Bianco sopra il tavolo. Meanwhile, all'e.r. di Citta - ove in pochi mi conoscono e venivo quindi ancora considerata una persona seria - la mia collana ha pensato bene di esplodere di colpo, proprio lì, al centro del mondo, sparpagliando perline e perlone in ogni anfratto mentre solerti impiegati e primari mi aiutavano a scovarle sotto le sedie, dietro le porte, fra i passeggini, rischiando la loro incolumità per ficcarle dentro al mio sacchetto.
(comunque la Salvietta dice che anziché su questo dovrei fare un post sulle dita fredde, altresì dette il tocco della morte, perciò)

Fra che alle undici di sera mi pone domande esistenziali sulla nostra amicizia si inserisce perfettamente nel concetto di tempismo che tanto mi accompagna, di cui Marm è il campione assoluto ma che ora vede un discreto gruppo di amatori, dopo le crisi di gelosia/sassate esistenziali di Moroso, giovin C., Braghy ecc appena ho ricominciato a sentirmi contenta - nonostante i casini che esondano e mi travolgono, e quando perciò ho davvero, davvero bisogno di potermi sentire contenta.
Perciò, uhm, li conosco? Sono cambiati? Non ho capito nulla? Perché devo arrivare svolazzando in un posto in cui la S. mi corre incontro e mi dice "Svelta, nascondi quella faccia felice altrimenti Moroso la vede"? Mi ricordano il Babu che per aiutarmi quando ero entrata in crisi col Tomtom si offendeva quando non gli raccontavo ogni cosa - è un mondo di primedonne, e si svegliano tutte troppo tardi la mattina.

Non so cosa stiano mangiando tutti, o se sia colpa mia. Non so perché gli uomini arrivino sempre un minuto dopo la parola tardi.
So, per il momento, che trascorrere una pausa pranzo con una persona che ti fa ridere dall'inizio alla fine acquista a questo punto un valore immenso.

martedì 25 ottobre 2011

Poche certezze nella vita ultimamente. Dieci minuti prima chiacchieri con Bibo e dieci minuti dopo non lo trovi più. Un giorno hai un lavoro ed il giorno dopo stai per cambiarlo.
In particolare, sul mio futuro marito ci sono rimaste solo due o tre certezze:
1. è pazzo
2. è pazzo
3. ha una doppia personalità ed è pazzo
(giuro che in veste professionale era serio e affascinante e diverso - cosa che mi ha confermato lui stesso, perché di solito chi lo vede jekyll non lo conosce hyde e viceversa, quindi io sono o una privilegiata o la futura vittima di uno schizofrenico borderline.)

Ecco quindi che domenica ero lì alla fiera con una caterva di gente, tra cui una preoccupante percentuale di minori al seguito - meno male che Enrico mi aiutava a tenere alta la bandiera dei single fieri e impettiti! - a ordinare bottiglie di vino in enoteca - almeno per chi non avesse problemi di diete o di allattamento, cazzo se i trent'anni sono l'inizio di una malattia terminale - poi siamo usciti - ed io avevo Noius per mano da una parte e la borsa dei pannolini di Ettore nell'altra, e in questa versione così tremendamente zexi chi mi trovo davanti? La barba del barbagato, il futuro marito - che voleva farmi una sorpresa ed era capitato lì pensando di trovarmi al volo, non sapendo che avrebbe altresì trovato tutto il Veneto intorno.
Essendo notoriamente un asso quando ho a che fare con una sorpresa, dopo aver tentato di fuggire in Alaska sono quindi andata a salutarlo con pannolini a tracolla - potenziale elemento di prosaico disturbo per l'immagine esterna della sorpresa ma visto che lui, aspettandomi con i suoi amici, si era preso molto avanti nell'approvvigionamento di caraffe di torbolino, si è preso a quel punto anche la borsa sulla spalla con la terrificante spiegazione tecnica "Così faccio pratica".
Per chi ora immaginasse qualcosa di anche solo vagamente romantico con cui il barbagato sia riuscito a conquistarmi, esplicativi della situazione sono i due commenti della Salvietta a pochi minuti di distanza uno dall'altro, ovvero: subito dopo averlo visto un "Però, è bello!" seguito cinque secondi dopo, subito dopo averlo sentito parlare, da un più preciso "Però, è folgorato!". Infatti sono indecisa sul mio momento preferito della serata fra quello in cui (dopo che mi ero momentaneamente spostata) l'ho visto lottare con tutte le forze contro se stesso ed il torbolino in circolo per leggere un mio sms, ondeggiando, pencolando ed infine cedendo - accucciandosi sul marciapiede. 
O quello in cui è sparito in un vicolo per fare pipì e, dopo attenta analisi, ha ritenuto che il posto più adeguato fosse vicino ad una casa. Davanti alla porta. Di fronte a due carabinieri di pattuglia. 
Oppure quando, dopo la laboriosa lettura del mio sms, avendo scoperto che ero tornata mi ha cercata per 2 ore avendomi a 2 cm di distanza da lui (il fatto che sia alto 2 metri può non averlo aiutato ad individuarmi) e tentando, nel frattempo, di finire nella fontana giusto un paio di volte.
O anche quando, avendo appena scoperto di conoscere la Salvietta, l'ha fissata per dieci secondi buoni di totale silenzio per poi uscirsene con un imbarazzato e così poco sgamabile "Non è che per caso conosci la S...?", voltandosi subito dopo verso di me che ridevo a crepapelle per specificare con lo sguardo più serio che riusciva ad avere che "Non preoccuparti ci siamo lasciati da un anno" e "A te va bene, vero?"
Dopodiché quello della pallavolo è un mondo piccolo e crudele, e altri cinque secondi dopo la Salvietta sapeva già che S. era la ex storica e soprattutto secolare, precipitandosi a convincermi che era una cosa positiva perché "significa che è un tizio che sa impegnarsi" (la stessa motivazione che ha addotto Ric, ma lui non conta avendo una ex storica e secolare a sua volta) subito dopo avermi vista con terrore assumere la mia tipica espressione da no-che-rottura-di-balle-già-non-voglio-abbandonare-la-mia-singletudine-poi-dovrei-uscire-con-un-tizio-dal-passato-così-ingombrante?, nonché ricordandomi che, essendo stata fra le altre cose per tre anni e mezzo con un Supereroe, nemmeno io ho questo passato tremendamente leggero da portare ad un uomo come iniezione di fiducia in se stesso. E che soprattutto le serve un pallavolista per l'estate, quando fatica sempre a trovare maschi per i tornei estivi, quindi devo uscirci almeno fino a quest'estate perché le voglio bene, e perché "Io tifo per lui. Non farmi fuori anche questo."

Date le mie ragionevoli obiezioni sollevate al riguardo, abbiamo comunque convenuto che appena ci rivediamo, nel caso dovesse conquistarmi, dovrò almeno avvertirlo che: 
1. tutti i miei ex sono diventati pazzi dopo che ci siamo mollati; 
2. se lei torna single, io torno single e lo pianto lì; 
3. però dopo l'estate.

mercoledì 12 ottobre 2011

Un ragionevole dubbio

Questa notte ho avuto un bel po' di tempo per pensare - ed ora, sì, certo, immaginate pure una notte oscura, funestata da gravi eventi che mi impedivano di rilassarmi e dormire durante una paurosa procella! La verità è che Ombretta ha rafforzato le sue tecniche di mimetismo da divano e ieri, dopo averci lasciati andare a letto dimentichi della sua presenza in casa, dopo aver atteso che tutte le luci fossero spente e tutti i respiri regolari, si è infilata in camera mia trovando asilo sul mio letto, per la precisione sopra i miei piedi, dove è rimasta per tutta la notte. Come ben sa solo chi è posseduto da un gatto, e chi ogni tanto prova a dormire con il suddetto gatto, ad un certo punto della notte, non si sa come ma sei tu a dormire nel letto del gatto, che ti lascia magnanimo occupare parte dell'orlo, se non lo disturbi troppo.
Quindi ho riflettuto, e ora, i casi sono due: o mi è preso il panico da abbandono di collare (quando dopo un incidente ed un ragionevole periodo con collare devi toglierlo e ti sembra che il collo non possa più reggersi da solo) o il mio piede mi cerca marito, perché mi fa male di nuovo.
Credo che mi stia incoraggiando per via di quel drammatico "vediamoci fra un paio di mesi per il ginocchio" che mi ha improvvisamente gettato nello sconforto, proprio ora che io ed il mio futuro marito eravamo al livello di "ti racconto della mia famiglia" e "conosco tutte le tue costole". E' un piede affezionato e gentile, che sto cercando di far rompere da qualche mio amico ma nessuno è abbastanza collaborativo da volerlo prendere a calci; in generale, comunque, il mio futuro marito ha causato una ribellione di massa - in parte perché era il mio argomento principale di conversazione ed in parte per il solito fatto che ad un certo punto le persone si sentono in diritto di considerarmi di loro proprietà (che è il motivo per cui non racconto più i fatti miei all'e.r. a meno di non essere costretta da qualcuno che mi minacci con un ambu in mano, ed è il motivo per cui il fisio, se dovesse mai entrare in palestra, rischierebbe il linciaggio così, senza che l'abbiano mai visto, solo per aver osato esistere).
In parte credo che il mio anno di letargo mi abbia tenuta all'oscuro da alcune dinamiche che si stanno sviluppando e di cui ho intravisto or ora la cresta senza averne mai avuto sentore prima, ma conoscendomi sono sicura che starò già facendo alcuni simpatici danni!

giovedì 31 marzo 2011

No va bene, so che l'intenzione era di pubblicare un post serio oggi, anche un po' poetico, tuttavia "la giornata delle piccole figure di merda" di ieri, abilmente integrata con quella di "troviamo un fidanzato - anche due - a Novella" e al tentativo di passare a miglior vita in sauna (mentre il giovin C si fregava le mani all'idea di portarmi in braccio in uno spogliatoio pieno di fanciulle e mi abbandonava lì tramortita al mio destino) sono di quelle che ti portano, per riprenderti la dignità, ad ascoltare svariate ore di farrucas, Bach, Puccini e Sibelius, tanto che ho poi dovuto mettere Bon Jovi per riprendermi, dopodiché per punirmi dall'aver davvero ascoltato Bon Jovi mi sono fatta una ceretta crudele, e infine per riprendermi dall'avvenuta ceretta sono andata a correre con i Muse (tutti insieme, lì sul tapis roulant con me). Tutto ciò mi contagia una certa urgenza, un appello oserei dire, prima che sia troppo tardi e questo circolo vizioso mi sbrindelli: smettete.

Davvero, smettete di affibbiarmi uomini, ragazzi, fidanzati, compagni, cavalieri, amiconi. Soprattutto a tradimento.
Non serve che il giovin C inizi un positivo discorso su Braghy e, appena gli dò ragione perché è una persona che mi piace, mi conferisca il suo solenne permesso per mettere su famiglia con lui, giacché ci vedrebbe bene insieme. Non serve che la Roccia mi affibbi il giovin C, anche se non si contraddice mai una Roccia se si vuole sopravvivere e non ho quindi osato farglielo notare. Non serve la cena organizzata dalla strega + consorte con i loro amici più cari (di lui) e più carini (di lei, che ha un punto di vista certamente più attuale). Non serve nemmeno che il fratello + consorte mi chiedano consigli per gli invitati al matrimonio solo per infilarci un "oddio non abbiamo nessun single adatto a te, dobbiamo fare qualcosa!" Non serve, soprattutto, che la segretaria mi chieda cosa io pensi del nuovo ped, e appena confermo che mi sembra simpatico mi fissi con aria contemplativa per dichiarare che "Appena l'ha visto, con quella faccia DA BRAVO RAGAZZO, ha subito pensato che andasse bene per me".

Ora. Tralasciando la questione del mio sistematico e spontaneo evitare i bravi ragazzi come un pesce rosso eviterebbe l'olio di semi,
davvero.
Non serve.
Apprezzo il gesto (in realtà no), ma davvero, davvero, lasciate perdere.


..A meno che, naturalmente, il vostro prescelto non si trovi nella seguente lista di eletti:
1) Mr. Darcy
2) Stéphane Lambiel
3) Colin Firth
4) Bob Dylan
5) Peter Parker
6) Gary Oldman
7) Gustave Courbet
8) McDreamy
9) Ernest Hemingway
10) Mirko dei Bee Hive
11) Scott Moir
12) Sawyer
13) Joaquin Phoenix
14) Gregory Peck
15) Christian Bale
16) Benji Price
17) Remy LeBeau
18) Uto Ughi
19) Henry Cartier-Bresson
20) Nathan Never
21) Eric Clapton
22) Johnny Cash
23) Humphrey Bogart
24) Jon Snow
25) Ralph Fiennes
26) Laurie Laurence
27) Shion
28) Spike
29) Albert Camus
30) Mr. Blonde

citofonare al n.15 per aggiornamenti (ma ragazzi, se volete andare sul sicuro la top 3 non si smuove da almeno cinque anni)

lunedì 28 febbraio 2011

Una locomotiva a vapore scarlatta era ferma lungo un binario gremito di gente. Un cartello alla testa del treno diceva "Espresso per Hogwarts, ore 11". Harry si guardò indietro e, là dove prima c'era il tornello, vide un arco in ferro battuto, con su scritto "Binario Nove e Tre Quarti". Ce l'aveva fatta.
J.K.Rowling - Harry Potter e la Pietra Filosofale

I ricordi pesano molto più degli anni,
scriveva Marguerite Yourcenar, e d'improvviso vedo perché a 28 anni, a volte, mi sento così inaspettatamente vecchia. Sono zeppa di ricordi come un diario di viaggio, l'ho già detto, e allora forse dovrei smettere di interpretare questa vecchiaia come una zavorra e prenderla per quello che è: una specie di ricchezza.

Certo, ci sono giorni in cui i ricordi pesano, ma in fondo è meglio così, piuttosto di non averli. Ho litigato con il mio parroco, una volta, per un articolo in cui citavo Beckett quando diceva "Non è meglio abortire che essere sterili?" e lui non aveva voglia di cogliere il concetto di metafora. Ricordo anche Di che a diciott'anni mi scriveva "è stato meglio perderci che non esserci mai incontrati" quando ancora avevamo bisogno dei cantanti per esprimere quello che provavamo, e insomma, la risposta l'ho avuta qui, sotto il naso per tutto questo tempo.
Dicono che dopo una certa età ognuno sia responsabile della propria faccia; mi piace sapere dove arriveranno le mie rughe, sulla fronte tra le sopracciglia per aver pensato troppo, vicino agli occhi e agli angoli della bocca per aver sempre riso molto. E' la faccia che mi merito, e le voglio bene.
Come gli armadi. Ognuno ci cova i propri scheletri personali ed io, se li apro, ritrovo intatta la mia adolescenza: frasi che mi colpivano, facce, canzoni, tutte nella parete interna delle porte perché i muri no, che si scrosta l'intonaco. Aprire quelle porte è come scaraventarsi dentro il mio cervello di allora, con le sue convinzioni ed i suoi alfabeti indecifrabili.
Molte cose sono cambiate. Altre no: preferirei ancora lavorare all'e.r. di Padova, solo per potermi perdere più spesso lungo i corridoi, e allora sono contenta se la settimana scorsa insieme al cardiologo chiacchieravo senza badare a dove mi stesse portando mentre lui apriva porte, porticciole, fra scale, curve nei corridoi e passaggi segreti. E' stato bello, al ritorno, non trovare la strada.
Ognuno disponga come crede della sua faccia. Io, un giorno, riuscirò a lavorare ad Hogwarts.

domenica 5 dicembre 2010

Relazioni sociali

Relazioni Sociali #1 - e.r.

N cammina.
N supera una persona in corridoio.
N supera 2 persone in corridoio.
N supera 3 persone in corridoio.
N supera 4 persone in corridoio.
N supera 5 persone in corridoio.
N supera 6 persone in corridoio.
N supera 7 persone in corridoio.
n.7: Signorina!!
N: sì?!
n.7: Fantastica!! Ma lei ha fatto le scuole dai bersaglieri?


Relazioni sociali #2 - aperitivo

R: N..
N: ..sì?
R: il fatto è che a volte vorrei darti un bacio e a volte due sberle.
N: ...


giovedì 4 novembre 2010

Dice Rob Breszny: Sagittario - Penso che tu sia in grado di sopportare la confusione più di quanto credi. Ho anche il sospetto che tu possa assorbire più novità, e più rapidamente, dei nati sotto qualsiasi altro segno. Perciò dovresti interpretare quello che sta succedendo nella tua vita come “un’avventura interessante” piuttosto che come “un caos disorientante”. L’intero universo ti aiuterà a godere di quello che i nonSagittari potrebbero considerare stressante.

Quindi. Se sono sopravvissuta alle inondazioni (dalla Salvietta ad andare in brodo di giuggiole per Alessandro Borghese mentre di fianco a noi i fiumi esondavano), ad un travestimento anni '80 (notoriamente molto più spaventosi di qualunque zombie), a una rissa con mazza da baseball, a 4 cavallette, a un torneo di scopone scientifico (vinto senza mai ricordarmi di guardare il mio compagno), al tizio che mi chiedeva se fossi fidanzata (nel senso che per la prima volta ho dovuto rispondere esplicitamente di no), agli psicofarmaci del mariachi, alla bimba che ho preso in 5 elementare ed ora fa la 1 superiore, è alta 10 cm più di me e suona la chitarra elettrica, alla scomparsa dalla cucina del l'e.r. dei baby plasmon, al mettere sovrappensiero entrambi i pesi dallo stesso lato del bilanciere incastrandomi ignominiosamente e dovendo chiedere aiuto a un passante, alle proposte di braghy, alle proposte del giovin C, alle proposte di Lorenz (che si ammala ogni volta che mi sente), alle ped che arrivano al corso con un'ora e mezza di ritardo abbandonandomi con venti riottosi partecipanti e costringendomi a iniziarlo da sola, alle vittorie del trole alle 5.53 del mattino e soprattutto al Tomtom che, appena smetto di farmi sentire, mi manda un sms...

...cosa vuoi che sia corrompere un ped perché venga con me al pranzo sociale dell'Associazione Diabetici!!!

giovedì 9 settembre 2010


Innanzitutto non lavoro in ospedale, cioè ci lavoro ma è tutta una roba complicata che ha a che vedere con i bambini e le manifestazioni dedicate ai bambini da organizzare e poi i progetti del dipartimento e le presentazioni dei progetti alla regione e i ped che mi chiamano a mezzanotte per quel certo lavoro, o perché si stanno bevendo una birra e gli è venuta voglia di salutarmi, quindi non è che veda situazioni ospedaliere tutto il giorno e quindi, ancora, se mi capita di partire con l'Uvetta dall'ospedale incrociando un'ambulanza che invece arriva portando qualcuno a sirene spiegate, a me fa ancora un certo effetto.
Poi odio le ostetriche, non come categoria visto che probabilmente anche grazie ad una di loro questo blog ed io siamo al mondo, ma in quanto agglomerato smodatamente esteso di femmine, tutte queste smisurate femmine, che in quanto tali sono in grado di creare dal nulla velenosissime ed inspiegabili caciare, e non di quelle da serata con gli amici con i bicchieri in mano e le mutande in testa.
Terzo, ho questo brutto vizio della fiducia per cui, se mi fate uno scherzo, io ci cascherò.

Infine mio fratello, operato ad una delle sue quattro ernie (era l'ultima arrivata e quindi ancora non ci si era affezionato tanto), è regredito per un paio di giorni ad ospite nella sua ex casa, ed avendogli io lasciato, oltre al mio budino preferito, sia il mio letto che il mio divano letto (il senso di questo profondo altruismo ancora mi sfugge) fingo di lamentarmi mentre in realtà me la godo come una matta a fare vita da campeggio con il mega materasso sul pavimento del salotto, la lucina di fianco per leggere prima di addormentarmi e la gatta che sfregia tutti i mobili che trova sottozampa perché mi vede dalla veranda e tenta disperatamente di raggiungermi perché questo sì, di letto, è comodo per piazzarcisi in mezzo lasciandomi sull'orlo.

mercoledì 1 settembre 2010

Non il giorno del ciao

Ieri non doveva essere il giorno del Ciao. Li ho contati: in quattordici mi hanno salutata con un grazioso "Oddio!!!", seguito, in ordine di apparizione, da un "Cos'hai fatto alla faccia?", o un "Non è una buona giornata, eh?" (il più quotato), o un "Ma hai chiuso occhio negli ultimi sei mesi?", o un "Va bene che di solito sembri una quindicenne, ma diventare una quarantenne in una notte non mi sembra la soluzione migliore".
Poi, il miracolo. La sauna accesa, io che chiudo gli occhi e torno in pace con il mondo appena prendo contatto con quel legno caldo, lo sfriccichio sommesso ed il profumo di pane.
Quando sono uscita ho visto alla tv la signora che parlava di "escursioni sul viso" e mi sono ricordata che non importa come io sia presa, troverò sempre qualcuno messo peggio. E poi ho letto Saramago fino a ciondolare con la testa. E prima di dormire mi hanno anche detto buonanotte, che sono una bestia rara ma mi vogliono bene lo stesso.

martedì 10 agosto 2010


E niente, una si fa tutta una serie di interventi mentali per sopportare i mal di pancia, gli attacchi di panico e il Tomtom che si è tramutato di punto in bianco nell'uomo nero. Ci prova. Arriva il diluvio e dopo essere uscita dall'ospedale di corsa saltellando come una leprotta per la sagace decisione di quella mattina di mettere le ballerine di pizzo, si rifugia in macchina come una ladra e che fa? non resiste e si prende quei venti minuti di tranquillità per leggere, sì dico, per leggere, apre il libro con espressione godereccia per via del ticchettio della pioggia sul vetro che nonostante il parcheggio grigio dell'e.r., in quell'esatto momento, con quella tonalità pesante di ghisa e quel sms al telefono, ti fa sentire come sotto una veranda, una da cui nessuno verrà a strapparti riportandoti alla cruda realtà in cui la parte peggiore è quando appoggerai la testa sul cuscino perché sai che arriveranno gli incubi: si faranno strada travestiti da sogni, si radicheranno così profondamente nel tuo sonno da rivelarsi solo quando non potrai più scappare, notte dopo notte, e così quello che era il momento migliore della giornata, appena prima di dormire, quando sei piena di speranza e sogni e buoni propositi, e anche di pensieri sciocchi che non oseresti confessare, diventa solo, solamente, un abisso di paura che ti ingoia tutta e ti impedisce, notte dopo notte, di addormentarti se non sempre più tardi, ogni volta un po' più tardi, con pretesti banali, qualcosa da leggere, amici che non vedevi da tempo, un film molto noioso alla tv, sbarrandoti gli occhi fino a quando la luce ti gratta via un po' di quel sacro terrore di dosso, come quando eri piccola e si portava via i fantasmi.

E poi niente, una fa tutti questi tentativi molto zen, molto maturi, per superare le cose che le rotolano addosso una dopo l'altra, dice le cose in faccia a chi se le merita, prende l'aperitivo con un collega che magari ci proverà spudoratamente, va a trovare la mamma del Tomtom che le regala 50 centesimi trovati per terra per buona fortuna, si mette a percorrere chilometri su chilometri in bicicletta (in particolar modo mi piace rivedere le strade che, di solito, faccio con la macchina. E' tutto un altro microcosmo: ti viene questa nuova concezione del tempo, delle distanze percorse, di ogni piccolissima gobba sul terreno che fa sobbalzare il tuo menisco da ottantenne, e non è come quando fai quegli stessi percorsi comodamente seduta, senza quasi accorgertene. Improvvisamente ti rendi conto della fatica che hai dovuto fare per arrivarci, a quel percorso, per guadagnarti di poterlo fare giorno dopo giorno. Quando finalmente riesci a guardarti intorno e scopri le salite, l'asfalto dove si rompe, quello spiazzo che incrociavi solo la notte e che, invece, la mattina presto è pieno di vecchi rubicondi che spilano seggiole di plastica bianca per un bicchiere sotto il pergolato e salutarti quando passi, allora ti accorgi di quanto conti per te tutto questo, e di tutto quello che ci hai investito e puoi ancora dare. I 50 chilometri in bicicletta, Matisse mi capirebbe, non sono come i 50 km in macchina. Un metro quadrato di blu è molto più blu di un centimetro quadrato di blu: molto, molto più blu.)


E niente, ho provato tutti i metodi maturi e quasi-trentenni che conoscevo, yoga in montagna, discussioni sui vestiti delle amiche, sms agli amici dj, lamentarsi di lui con la sorella di lui, smettere di perdere chili, non-farmi-sentire-per-nessun-
motivo-al-mondo, pensare a quando tornerà e gli dirò con voce perfettamente calma e priva di incrinature che quello che voglio dire è che sia che tu mi parli, come fai a volte, sia che tu resti in silenzio, come fai il più delle volte, io cerco sempre di stare lì ad ascoltarti. Insomma, tutto, a parte smettere di bere vino per tornare ai superalcolici da supermercato, e poi invece leggo una cosa e vedo una foto e mi tocca riguardarmi una manciata delle peggiori puntate di grey's anatomy per consolarmi, per ricordare che - anche se in un tubo catodico, ci accontentiamo di poco noi - esistono altre persone al mondo oscure ed incasinate, e in fondo non dovrei sentirmi sconvolta solo perché un mio ex decide di mettere al mondo figli bellissimi con la sua fidanzata polacca, ha dei progetti ed io sono sempre il solito pantano.
Grazie a dio ho l'ironia, e tutte le prossime serate impegnate nel carnet, e riesco ad andarmene ancora per un po' in mezzo al traffico come una ballerina sulle punte.

martedì 1 giugno 2010

Stranamente?, ho sostituito la segretaria all’e.r. che per questa settimana è in ferie causa impellenti pulizie di primavera e vasetti di marmellata da riempire. Che poi uno fa caso al fatto che sia assente un giorno sì e l’altro pure, perciò almeno queste assenze se le potrebbe risparmiare, diciamo, e invece.

Invece mi dà l’occasione per vestirmi in camicetta di sangallo, ballerine all’uncinetto e gonnellina ampia blu, cose che nemmeno Olivia Newton-John prima di incontrare John Travolta. Sarà che la botta presa in testa un mese e mezzo fa pulsa più del solito, anche per via del sole preso domenica a babysitterare i 3 pargoli di Chiara (più altri eventuali) all’assemblea annuale di IfP: avevo finalmente l’occasione propizia per rapirne almeno un paio ma il mio buon cuore ha avuto la meglio ed ora me ne pento. Qui si perde l’attimo e poi non torna più, carpe diem che poi calamaretti vongole e telline da un giorno all’altro vengono messe fuorilegge in quanto specie a rischio, e già non ne trovi più nei supermercati, nemmeno al banco freezer: pensavo di prenderne un po’ per il Tomtom quando torna, non so neanche se abbia una passione sfrenata ma insomma almeno una cena d’addio, due calamaretti, una pasta con le vongole, e niente!

Già era stato difficile arrivarci, domenica, a questo benedetto Parco delle Energie Rinnovabili.

Non saprei dire, effettivamente, se sia stato più complicato trovarlo o abbandonarlo, se la risata più soffocante e colma di lacrime causa due bestie che hanno frequentato Padova quotidianamente per cinque anni e possiedono un navigatore (acceso) a testa e continuano a perdersi ugualmente, sia stata all’andata o al ritorno.

Se sia stata, cioè, nel momento in cui, dopo un’ora di giri a vuoto a 1cm dalla meta, il navigatore ci mandava a destra e le indicazioni stradali a sinistra ed io, senza fiato, provavo a farlo notare al Babu che impavido prendeva strade a caso lamentandosi con tutte le macchine che si mettevano sulla sua via come neanche il Griso. O nel momento in cui, per fare Padova-Cittadella, ha tentato di prendere l’autostrada per due volte di seguito. La prima volta ci è anche riuscito (chiedendo il conto alla fine come alla cassiera del supermercato, perché lui non è avvezzo); la seconda no, ma solo grazie al mio urlo disperato e ad un’inversione improvvisa di quelle che solo Neo in qualche Matrix.

Certo mi dispiacerebbe tralasciare la scena in cui, cercando parcheggio insieme a Blè al parco n.2 della giornata, lui non trova un punto che lo soddisfi perciò va avanti, avanti per questa stradina sterrata… avanti… avanti verso il sole… avanti… avanti tra le frasche sempre più fitte… avanti finché dopo alcuni chilometri Blè, dalla macchina dietro, mi prega di svegliarlo o ucciderlo.

Però insomma, dopo le fatiche del babysitteraggio, del servizio camerieri a pranzo in mezzo a quelle cavallette affamate, del testamento del Grande Capo che si era sentito in punto di morte, è stato bello ritrovarci noi tre, una coperta, una bottiglia di vino sgraffignata all’assemblea dopo che fra tante bottigliacce avevo adocchiato la scritta Maculan.

Inoltre, presa dal diabolico concetto “oddio siamo vecchi!” dopo che i nostri discorsi avevano iniziato a vertere su stanchezza, vacanze in centri benessere, acciacchi e malattie, ho accettato di buon grado, per riconquistare la mia perduta gioventù, di giocare a frisbee. Aggiungendo furbe variazioni sul tema tipo: “prendere il frisbee ballando al ritmo balcanico della festa qui di fianco” o “lanciare il frisbee continuando a correre in tondo per scambiarci le posizioni”.

Quando una è furba, lo è fino in fondo.

venerdì 28 maggio 2010

Belli come il sole

McB: Ciao P sono McBesame.
P: Ciao caro, che bello sentirti!!
McB: Già. Ma sono qui con N.
P: Oooh, ecco! Come siete belli voi due assieme!!!
McB: Coff. Sì eh, infatti.
P: Ma tanto!!! Dovreste pensarci.

Sembra che se uno non fa almeno una battuta su McBesame e me non sia degno di far parte dell'e.r. D'altra parte, come fai a non amare uno che chiede perdono per non aver finito un lavoro in tempo con la scusa che "la vita è breve"?

lunedì 29 marzo 2010

Ho ricevuto in regalo un week-end di sole, di oasi, di verde, d'acqua, di gelati da grom e prosecco nel centro di Treviso. Un week-end di chiacchiere, Fra che arriva dopo il lavoro ed io lo lascio solo col Tomtom e quando mi viene in mente Enrico che lo chiama il mio amante mi scappa da ridere; Lauretta e Dino che ci raggiungono e finiamo a mangiare in un posticino delizioso che deliziosamente ci spenna. E passeggiate, e coccole, e scherzi, e poi finalmente quel filo di voce sul più bello.
Sono tornata assonnata al lavoro, con McBesame che mi accoglieva sventolando trionfante uno dei nostri cartoncini, quello con il testo di Orchi e Streghe e gioiosamente mi comunicava che venerdì, al concerto, gli Afterhours hanno suonato anche quella.
Sono tornata e mi sono ritrovata davanti a dei minuscoli polmoncini di coniglio, lì davanti a me che respiravano. Nient'altro: solo due polmoncini attaccati a una macchina sopra un tavolo. Li ho toccati, assistiti, li ho visti rattrappirsi e poi riprendere vita, come per magia, per un'ora e mezza in equilibrio a filmarli mentre vincevano, splendidi, contro la morte.
Ho prenotato il volo.
Ho prenotato il volo.
Ho prenotato il volo!!!
(Fra l'altro, scoprendo che: nel caso mi dovessi azzoppare di qui al 17 aprile mi concedono di portarmi dietro le stampelle, ma solo se non siamo in periodo di allarme, perché verrebbero considerate armi terroristiche; invece i pattini no, quelli vengono sempre considerati armi terroristiche. Come, del resto, i roditori. E che non mi venga in mente di far scorrazzare per il corridoio la mia macchinina telecomandata, che son trent'anni di carcere sicuri!
In compenso, posso tranquillamente portarmi dietro la mia tavola da surf.
Sono anche gentili: se muoio sono mi perdonano per aver perso il volo, ma solo se li avverto prima per telefono. Addirittura, se porto un certificato medico che lo provi, riesco perfino a farmi spostare la data!)

giovedì 18 marzo 2010

Non ti ho sentito oggi, sei ancora fra le tue riunioni romane? Ieri c'era il sole, perciò ho cambiato strada la mattina per raggiungere l'e.r. - ho camminato dove potevo agguantarlo il più a lungo possibile: quando torni, quando sei qui, mi sembra di avere più fretta di iniziare le cose che mi rendono felice.
Se quella strada fosse stata mia, mi sarebbe piaciuto trascinarla verso qualche lungomare; di quelli coi panifici aperti e i ladri di brioches, e le radici dei pini marittimi che sollevano ai lati i marciapiedi.
Mi sarebbe piaciuto incrociare un cane e inciampare su due vasi di primule e poi chissà, magari se fosse stata mia l'avrei fatta arrivare fino a quell'aperitivo a piazza di Spagna.

giovedì 18 febbraio 2010

Rotture di mariachi

Dopo un aereo rotto per il quale il Tomtom ha dovuto rimandare per l'ennesima volta la partenza, dopo il mio storico e coloratissimo lecca lecca gigante rotto in mille pezzi causa spavento da notizia citata, dopo una gamba rotta e gonfia provvista ora di una curiosa protuberanza violacea e dolorosa e di un buco lì dove è penetrato lo spigolo vigliacco, dopo aver deciso di uscire lo stesso con il Babu, fra, Lalberto, Freddie e Lauretta per i fuochi con la battutona "ora manca solo che mi perda pure questi" ed essermeli poi effettivamente persi, il martedì è finito.
Con un sospiro di sollievo ho fatto il mio ingresso nel mercoledì solo per scoprire che Jr. era in vena di chiacchiere (cosa ascolti? - pearl jam - e cos'è? ah, tipo una dedica: "per jane"?), per sentirmi così stanca da chiedermi se sia proprio così impossibile provare a guidare con gli occhi chiusi (che in fondo si trattava solo di andare dritti) e, dopo essere sfuggita per un pelo a un gioviale anestesista che alle 7 del mattino mi ha subdolamente carpito il numero di telefono per farmi entrare in un complesso di mariachi, per finire di risplendere all'e.r.

La scena:
io, 3 ped, 1 mazzo di chiavi e la mia beata e stentorea ingenuità.

Ped 1: Di chi sono queste chiavi?
Ped 2: Forse di S.
N: Sì sì, sono le sue perché è lui che ha IL MAZZO GROSSO!!!
Ped 1, 2 e 3: . . .

(però l'epicocco è tornato, e mi vuole bene anche se non sono normale)

sabato 23 gennaio 2010

L'epopea dei paladini

E qui m'appresto immantinente

a svelare l'occorso malinteso
che l'essermi scovata bruscamente
un amante bello ma devoto sposo,
non sia perché - giammai caparbia
io l'uomo abbia invero accalappiato
ma in quanto McBesame ed io,
a causa di malconce e bieche azioni,
di giustizia divenimmo paladini
mai pavidi né domi, ma sicuri
e infervorammoci con quei loschi figuri
sì poco acconci a mobilitar un dito
eppur lesti all'inviso apprezzamento
sull'operato da altrui fornito.
Fu così che, per mostrar fiancheggiamento
nella battaglia confabulato ricevemmo
l'arcano (e ironico) commento
che rimembrando quanto, notte e dì,
capillarmente ci addobbassimo un mazzo così,
celiò alla sottoscritta, con compiacenza
ma con intento non infamante
"Certa sono che la moglie pensa
che tu di lui sia l'adombrata amante!"

domenica 17 gennaio 2010

Mormorio

Premetto che non è vero che parto maldisposta solo perchè non riesco a ricevere un normale complimento che sia uno, e cioè che non comprenda che la nuova badante della mia vicina di casa, garrula ragazzuola siciliana, quando mi avvicino per presentarmi mi stringa la mano con enfasi insospettata e si lasci sfuggire un entusiastico e inspiegabile "MA SEI BELLISSIMA!!!" al n.15 di fronte a madre, moribonda vicina di casa e figlia della moribonda vicina di casa. E nemmeno, a voler essere pignoli, che un imberbe in sauna, dopo che ho finito di disquisire col sosia di Dadù sui miei pesanti 27 anni che fortunatamente non sembrano più di 23, prima di uscire mi guardi educatamente negli occhi e tutto composto mi comunichi un drammatico "ARRIVEDERCI".


Detto questo. Non è che non capisca che i pazienti della Neuro possono aver bisogno di punti fermi.
(voglio dire, io qui dalle piccole bestiole terrei Natale tutto l'anno)
(ogni scusa è buona, esatto)
- però, come dire.. andare a dormire la sera con un luccicante albero di Natale e svegliarsi il mattino dopo con un grande uovo di Pasqua in carta dorata a me sembra un po' eccessivo, ecco.

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