domenica 4 dicembre 2011
Mio fratello, non Damon Albarn.
giovedì 10 novembre 2011
lunedì 7 novembre 2011
venerdì 28 ottobre 2011
martedì 25 ottobre 2011
O quello in cui è sparito in un vicolo per fare pipì e, dopo attenta analisi, ha ritenuto che il posto più adeguato fosse vicino ad una casa. Davanti alla porta. Di fronte a due carabinieri di pattuglia.
Oppure quando, dopo la laboriosa lettura del mio sms, avendo scoperto che ero tornata mi ha cercata per 2 ore avendomi a 2 cm di distanza da lui (il fatto che sia alto 2 metri può non averlo aiutato ad individuarmi) e tentando, nel frattempo, di finire nella fontana giusto un paio di volte.
O anche quando, avendo appena scoperto di conoscere la Salvietta, l'ha fissata per dieci secondi buoni di totale silenzio per poi uscirsene con un imbarazzato e così poco sgamabile "Non è che per caso conosci la S...?", voltandosi subito dopo verso di me che ridevo a crepapelle per specificare con lo sguardo più serio che riusciva ad avere che "Non preoccuparti ci siamo lasciati da un anno" e "A te va bene, vero?"
mercoledì 12 ottobre 2011
Quindi ho riflettuto, e ora, i casi sono due: o mi è preso il panico da abbandono di collare (quando dopo un incidente ed un ragionevole periodo con collare devi toglierlo e ti sembra che il collo non possa più reggersi da solo) o il mio piede mi cerca marito, perché mi fa male di nuovo.
Credo che mi stia incoraggiando per via di quel drammatico "vediamoci fra un paio di mesi per il ginocchio" che mi ha improvvisamente gettato nello sconforto, proprio ora che io ed il mio futuro marito eravamo al livello di "ti racconto della mia famiglia" e "conosco tutte le tue costole". E' un piede affezionato e gentile, che sto cercando di far rompere da qualche mio amico ma nessuno è abbastanza collaborativo da volerlo prendere a calci; in generale, comunque, il mio futuro marito ha causato una ribellione di massa - in parte perché era il mio argomento principale di conversazione ed in parte per il solito fatto che ad un certo punto le persone si sentono in diritto di considerarmi di loro proprietà (che è il motivo per cui non racconto più i fatti miei all'e.r. a meno di non essere costretta da qualcuno che mi minacci con un ambu in mano, ed è il motivo per cui il fisio, se dovesse mai entrare in palestra, rischierebbe il linciaggio così, senza che l'abbiano mai visto, solo per aver osato esistere).
In parte credo che il mio anno di letargo mi abbia tenuta all'oscuro da alcune dinamiche che si stanno sviluppando e di cui ho intravisto or ora la cresta senza averne mai avuto sentore prima, ma conoscendomi sono sicura che starò già facendo alcuni simpatici danni!
giovedì 31 marzo 2011
Figure, fidanzati non richiesti, cari amici che ti abbandonano al tuo destino in sauna e soprattutto liste!
0 commenti Pubblicato da sand alle 17:02lunedì 28 febbraio 2011
Al museo della scienza e della tecnica c'era un padiglione uguale al binario 9 3/4 per Hogwarts
0 commenti Pubblicato da sand alle 11:51I ricordi pesano molto più degli anni, scriveva Marguerite Yourcenar, e d'improvviso vedo perché a 28 anni, a volte, mi sento così inaspettatamente vecchia. Sono zeppa di ricordi come un diario di viaggio, l'ho già detto, e allora forse dovrei smettere di interpretare questa vecchiaia come una zavorra e prenderla per quello che è: una specie di ricchezza.
Certo, ci sono giorni in cui i ricordi pesano, ma in fondo è meglio così, piuttosto di non averli. Ho litigato con il mio parroco, una volta, per un articolo in cui citavo Beckett quando diceva "Non è meglio abortire che essere sterili?" e lui non aveva voglia di cogliere il concetto di metafora. Ricordo anche Di che a diciott'anni mi scriveva "è stato meglio perderci che non esserci mai incontrati" quando ancora avevamo bisogno dei cantanti per esprimere quello che provavamo, e insomma, la risposta l'ho avuta qui, sotto il naso per tutto questo tempo.
Dicono che dopo una certa età ognuno sia responsabile della propria faccia; mi piace sapere dove arriveranno le mie rughe, sulla fronte tra le sopracciglia per aver pensato troppo, vicino agli occhi e agli angoli della bocca per aver sempre riso molto. E' la faccia che mi merito, e le voglio bene.
Come gli armadi. Ognuno ci cova i propri scheletri personali ed io, se li apro, ritrovo intatta la mia adolescenza: frasi che mi colpivano, facce, canzoni, tutte nella parete interna delle porte perché i muri no, che si scrosta l'intonaco. Aprire quelle porte è come scaraventarsi dentro il mio cervello di allora, con le sue convinzioni ed i suoi alfabeti indecifrabili.
Molte cose sono cambiate. Altre no: preferirei ancora lavorare all'e.r. di Padova, solo per potermi perdere più spesso lungo i corridoi, e allora sono contenta se la settimana scorsa insieme al cardiologo chiacchieravo senza badare a dove mi stesse portando mentre lui apriva porte, porticciole, fra scale, curve nei corridoi e passaggi segreti. E' stato bello, al ritorno, non trovare la strada.
Ognuno disponga come crede della sua faccia. Io, un giorno, riuscirò a lavorare ad Hogwarts.
domenica 5 dicembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
Quindi. Se sono sopravvissuta alle inondazioni (dalla Salvietta ad andare in brodo di giuggiole per Alessandro Borghese mentre di fianco a noi i fiumi esondavano), ad un travestimento anni '80 (notoriamente molto più spaventosi di qualunque zombie), a una rissa con mazza da baseball, a 4 cavallette, a un torneo di scopone scientifico (vinto senza mai ricordarmi di guardare il mio compagno), al tizio che mi chiedeva se fossi fidanzata (nel senso che per la prima volta ho dovuto rispondere esplicitamente di no), agli psicofarmaci del mariachi, alla bimba che ho preso in 5 elementare ed ora fa la 1 superiore, è alta 10 cm più di me e suona la chitarra elettrica, alla scomparsa dalla cucina del l'e.r. dei baby plasmon, al mettere sovrappensiero entrambi i pesi dallo stesso lato del bilanciere incastrandomi ignominiosamente e dovendo chiedere aiuto a un passante, alle proposte di braghy, alle proposte del giovin C, alle proposte di Lorenz (che si ammala ogni volta che mi sente), alle ped che arrivano al corso con un'ora e mezza di ritardo abbandonandomi con venti riottosi partecipanti e costringendomi a iniziarlo da sola, alle vittorie del trole alle 5.53 del mattino e soprattutto al Tomtom che, appena smetto di farmi sentire, mi manda un sms...
giovedì 9 settembre 2010
Poi odio le ostetriche, non come categoria visto che probabilmente anche grazie ad una di loro questo blog ed io siamo al mondo, ma in quanto agglomerato smodatamente esteso di femmine, tutte queste smisurate femmine, che in quanto tali sono in grado di creare dal nulla velenosissime ed inspiegabili caciare, e non di quelle da serata con gli amici con i bicchieri in mano e le mutande in testa.
Terzo, ho questo brutto vizio della fiducia per cui, se mi fate uno scherzo, io ci cascherò.
Infine mio fratello, operato ad una delle sue quattro ernie (era l'ultima arrivata e quindi ancora non ci si era affezionato tanto), è regredito per un paio di giorni ad ospite nella sua ex casa, ed avendogli io lasciato, oltre al mio budino preferito, sia il mio letto che il mio divano letto (il senso di questo profondo altruismo ancora mi sfugge) fingo di lamentarmi mentre in realtà me la godo come una matta a fare vita da campeggio con il mega materasso sul pavimento del salotto, la lucina di fianco per leggere prima di addormentarmi e la gatta che sfregia tutti i mobili che trova sottozampa perché mi vede dalla veranda e tenta disperatamente di raggiungermi perché questo sì, di letto, è comodo per piazzarcisi in mezzo lasciandomi sull'orlo.
Etichette: e.r., piccole cose, sventure
mercoledì 1 settembre 2010
Poi, il miracolo. La sauna accesa, io che chiudo gli occhi e torno in pace con il mondo appena prendo contatto con quel legno caldo, lo sfriccichio sommesso ed il profumo di pane.
Quando sono uscita ho visto alla tv la signora che parlava di "escursioni sul viso" e mi sono ricordata che non importa come io sia presa, troverò sempre qualcuno messo peggio. E poi ho letto Saramago fino a ciondolare con la testa. E prima di dormire mi hanno anche detto buonanotte, che sono una bestia rara ma mi vogliono bene lo stesso.
martedì 10 agosto 2010
E poi niente, una fa tutti questi tentativi molto zen, molto maturi, per superare le cose che le rotolano addosso una dopo l'altra, dice le cose in faccia a chi se le merita, prende l'aperitivo con un collega che magari ci proverà spudoratamente, va a trovare la mamma del Tomtom che le regala 50 centesimi trovati per terra per buona fortuna, si mette a percorrere chilometri su chilometri in bicicletta (in particolar modo mi piace rivedere le strade che, di solito, faccio con la macchina. E' tutto un altro microcosmo: ti viene questa nuova concezione del tempo, delle distanze percorse, di ogni piccolissima gobba sul terreno che fa sobbalzare il tuo menisco da ottantenne, e non è come quando fai quegli stessi percorsi comodamente seduta, senza quasi accorgertene. Improvvisamente ti rendi conto della fatica che hai dovuto fare per arrivarci, a quel percorso, per guadagnarti di poterlo fare giorno dopo giorno. Quando finalmente riesci a guardarti intorno e scopri le salite, l'asfalto dove si rompe, quello spiazzo che incrociavi solo la notte e che, invece, la mattina presto è pieno di vecchi rubicondi che spilano seggiole di plastica bianca per un bicchiere sotto il pergolato e salutarti quando passi, allora ti accorgi di quanto conti per te tutto questo, e di tutto quello che ci hai investito e puoi ancora dare. I 50 chilometri in bicicletta, Matisse mi capirebbe, non sono come i 50 km in macchina. Un metro quadrato di blu è molto più blu di un centimetro quadrato di blu: molto, molto più blu.)
E niente, ho provato tutti i metodi maturi e quasi-trentenni che conoscevo, yoga in montagna, discussioni sui vestiti delle amiche, sms agli amici dj, lamentarsi di lui con la sorella di lui, smettere di perdere chili, non-farmi-sentire-per-nessun-
martedì 1 giugno 2010
Casellanti avvezzi, telline fuorilegge, cuccioli e Bidibi Maculan
0 commenti Pubblicato da sand alle 10:51
Stranamente?, ho sostituito la segretaria all’e.r. che per questa settimana è in ferie causa impellenti pulizie di primavera e vasetti di marmellata da riempire. Che poi uno fa caso al fatto che sia assente un giorno sì e l’altro pure, perciò almeno queste assenze se le potrebbe risparmiare, diciamo, e invece.
Invece mi dà l’occasione per vestirmi in camicetta di sangallo, ballerine all’uncinetto e gonnellina ampia blu, cose che nemmeno Olivia Newton-John prima di incontrare John Travolta. Sarà che la botta presa in testa un mese e mezzo fa pulsa più del solito, anche per via del sole preso domenica a babysitterare i 3 pargoli di Chiara (più altri eventuali) all’assemblea annuale di IfP: avevo finalmente l’occasione propizia per rapirne almeno un paio ma il mio buon cuore ha avuto la meglio ed ora me ne pento. Qui si perde l’attimo e poi non torna più, carpe diem che poi calamaretti vongole e telline da un giorno all’altro vengono messe fuorilegge in quanto specie a rischio, e già non ne trovi più nei supermercati, nemmeno al banco freezer: pensavo di prenderne un po’ per il Tomtom quando torna, non so neanche se abbia una passione sfrenata ma insomma almeno una cena d’addio, due calamaretti, una pasta con le vongole, e niente!
Già era stato difficile arrivarci, domenica, a questo benedetto Parco delle Energie Rinnovabili.
Non saprei dire, effettivamente, se sia stato più complicato trovarlo o abbandonarlo, se la risata più soffocante e colma di lacrime causa due bestie che hanno frequentato Padova quotidianamente per cinque anni e possiedono un navigatore (acceso) a testa e continuano a perdersi ugualmente, sia stata all’andata o al ritorno.
Se sia stata, cioè, nel momento in cui, dopo un’ora di giri a vuoto a 1cm dalla meta, il navigatore ci mandava a destra e le indicazioni stradali a sinistra ed io, senza fiato, provavo a farlo notare al Babu che impavido prendeva strade a caso lamentandosi con tutte le macchine che si mettevano sulla sua via come neanche il Griso. O nel momento in cui, per fare Padova-Cittadella, ha tentato di prendere l’autostrada per due volte di seguito. La prima volta ci è anche riuscito (chiedendo il conto alla fine come alla cassiera del supermercato, perché lui non è avvezzo); la seconda no, ma solo grazie al mio urlo disperato e ad un’inversione improvvisa di quelle che solo Neo in qualche Matrix.
Certo mi dispiacerebbe tralasciare la scena in cui, cercando parcheggio insieme a Blè al parco n.2 della giornata, lui non trova un punto che lo soddisfi perciò va avanti, avanti per questa stradina sterrata… avanti… avanti verso il sole… avanti… avanti tra le frasche sempre più fitte… avanti finché dopo alcuni chilometri Blè, dalla macchina dietro, mi prega di svegliarlo o ucciderlo.
Però insomma, dopo le fatiche del babysitteraggio, del servizio camerieri a pranzo in mezzo a quelle cavallette affamate, del testamento del Grande Capo che si era sentito in punto di morte, è stato bello ritrovarci noi tre, una coperta, una bottiglia di vino sgraffignata all’assemblea dopo che fra tante bottigliacce avevo adocchiato la scritta Maculan.
Inoltre, presa dal diabolico concetto “oddio siamo vecchi!” dopo che i nostri discorsi avevano iniziato a vertere su stanchezza, vacanze in centri benessere, acciacchi e malattie, ho accettato di buon grado, per riconquistare la mia perduta gioventù, di giocare a frisbee. Aggiungendo furbe variazioni sul tema tipo: “prendere il frisbee ballando al ritmo balcanico della festa qui di fianco” o “lanciare il frisbee continuando a correre in tondo per scambiarci le posizioni”.
Quando una è furba, lo è fino in fondo.
venerdì 28 maggio 2010
P: Ciao caro, che bello sentirti!!
McB: Già. Ma sono qui con N.
P: Oooh, ecco! Come siete belli voi due assieme!!!
McB: Coff. Sì eh, infatti.
P: Ma tanto!!! Dovreste pensarci.
Sembra che se uno non fa almeno una battuta su McBesame e me non sia degno di far parte dell'e.r. D'altra parte, come fai a non amare uno che chiede perdono per non aver finito un lavoro in tempo con la scusa che "la vita è breve"?
lunedì 29 marzo 2010
Sono tornata assonnata al lavoro, con McBesame che mi accoglieva sventolando trionfante uno dei nostri cartoncini, quello con il testo di Orchi e Streghe e gioiosamente mi comunicava che venerdì, al concerto, gli Afterhours hanno suonato anche quella.
Sono tornata e mi sono ritrovata davanti a dei minuscoli polmoncini di coniglio, lì davanti a me che respiravano. Nient'altro: solo due polmoncini attaccati a una macchina sopra un tavolo. Li ho toccati, assistiti, li ho visti rattrappirsi e poi riprendere vita, come per magia, per un'ora e mezza in equilibrio a filmarli mentre vincevano, splendidi, contro la morte.
Ho prenotato il volo.
Ho prenotato il volo.
Ho prenotato il volo!!!
(Fra l'altro, scoprendo che: nel caso mi dovessi azzoppare di qui al 17 aprile mi concedono di portarmi dietro le stampelle, ma solo se non siamo in periodo di allarme, perché verrebbero considerate armi terroristiche; invece i pattini no, quelli vengono sempre considerati armi terroristiche. Come, del resto, i roditori. E che non mi venga in mente di far scorrazzare per il corridoio la mia macchinina telecomandata, che son trent'anni di carcere sicuri!
In compenso, posso tranquillamente portarmi dietro la mia tavola da surf.
Sono anche gentili: se muoio sono mi perdonano per aver perso il volo, ma solo se li avverto prima per telefono. Addirittura, se porto un certificato medico che lo provi, riesco perfino a farmi spostare la data!)
giovedì 18 marzo 2010
Se quella strada fosse stata mia, mi sarebbe piaciuto trascinarla verso qualche lungomare; di quelli coi panifici aperti e i ladri di brioches, e le radici dei pini marittimi che sollevano ai lati i marciapiedi.
Mi sarebbe piaciuto incrociare un cane e inciampare su due vasi di primule e poi chissà, magari se fosse stata mia l'avrei fatta arrivare fino a quell'aperitivo a piazza di Spagna.
Etichette: amore, e.r., mare, mcm, piccole cose
giovedì 18 febbraio 2010
Con un sospiro di sollievo ho fatto il mio ingresso nel mercoledì solo per scoprire che Jr. era in vena di chiacchiere (cosa ascolti? - pearl jam - e cos'è? ah, tipo una dedica: "per jane"?), per sentirmi così stanca da chiedermi se sia proprio così impossibile provare a guidare con gli occhi chiusi (che in fondo si trattava solo di andare dritti) e, dopo essere sfuggita per un pelo a un gioviale anestesista che alle 7 del mattino mi ha subdolamente carpito il numero di telefono per farmi entrare in un complesso di mariachi, per finire di risplendere all'e.r.
La scena: io, 3 ped, 1 mazzo di chiavi e la mia beata e stentorea ingenuità.
Ped 1: Di chi sono queste chiavi?
Ped 2: Forse di S.
N: Sì sì, sono le sue perché è lui che ha IL MAZZO GROSSO!!!
Ped 1, 2 e 3: . . .
(però l'epicocco è tornato, e mi vuole bene anche se non sono normale)
sabato 23 gennaio 2010
L'epopea dei paladini, ovvero: come impegnare diciotto minuti di treno
0 commenti Pubblicato da sand alle 13:24E qui m'appresto immantinente
a svelare l'occorso malinteso
che l'essermi scovata bruscamente
un amante bello ma devoto sposo,
non sia perché - giammai caparbia
io l'uomo abbia invero accalappiato
ma in quanto McBesame ed io,
a causa di malconce e bieche azioni,
di giustizia divenimmo paladini
mai pavidi né domi, ma sicuri
e infervorammoci con quei loschi figuri
sì poco acconci a mobilitar un dito
eppur lesti all'inviso apprezzamento
sull'operato da altrui fornito.
Fu così che, per mostrar fiancheggiamento
nella battaglia confabulato ricevemmo
l'arcano (e ironico) commento
che rimembrando quanto, notte e dì,
capillarmente ci addobbassimo un mazzo così,
celiò alla sottoscritta, con compiacenza
ma con intento non infamante
"Certa sono che la moglie pensa
che tu di lui sia l'adombrata amante!"
domenica 17 gennaio 2010
(voglio dire, io qui dalle piccole bestiole terrei Natale tutto l'anno)
(ogni scusa è buona, esatto)
- però, come dire.. andare a dormire la sera con un luccicante albero di Natale e svegliarsi il mattino dopo con un grande uovo di Pasqua in carta dorata a me sembra un po' eccessivo, ecco.





