martedì 16 ottobre 2012
When It Will Be Right, I Don't Know. What It Will Be Like, I Don't Know. We Live In Hope Of Deliverance From The Darkness That Surrounds Us.
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Basta stringerlo un po' più forte, per gioco, quel calice di rosso che tenevi in mano, perché si spacchi in mille pezzi e due persone si feriscano. E' capitato domenica sera, riuniti da qualche parte a scaldarci con le voci e a guardare Baumgartner alla tv di un locale, tifando come si fa solo per i pazzi o i perdenti. Ho pensato, allora, a com'è facile rompere qualcosa stringendo troppo forte; bisogna essere sobri, con le cose cui si tiene davvero.
Mi ci sono ribellata per anni, io che sono impulsiva ed entusiasta e dovevo lottare contro i modi inglesi del Tomtom, e adesso che il Carota è così affettuoso mi accorgo di essere un po' inglese anch'io. Adesso che il Tomtom torna, chiama e scrive solo per essersi accorto delle mie valigie pronte. Ma io non posso tornare indietro solo perché mi è familiare come la strada di casa, o perché, dentro di me, faccio delle incursioni nel passato un'abitudine salvifica - me l'ha insegnato lui, con la sua cautela e la sua costanza, che certi bicchieri non si possono riparare.
Per quante altre volte potrai arrabbiarti, sanguinare, stringere il bicchiere prima che il vetro si infranga? Quante crepe puoi ancora rischiare? Altre mille? Forse una.
Ne ho dovuti infrangere tanti, di bicchieri, per impararlo, e adesso fa così parte di me che non riesco ad immaginarmi senza. Mi dispiace. Dovevi pensarci. E' diverso da me, il Carota, così diverso che qualche volta mi viene il dubbio che lo sia troppo, in quell'eterna bagarre tra il mio cuore e la mia testa che vanno sempre in direzioni diverse e che in 29 anni non ho mai capito come mediare, dando retta ora all'uno, ora all'altra. Però la verità è che ho sempre cercato, nelle persone, qualcosa che non avevo - quello che mi manca. E' bello somigliarsi, non dover spiegare perché si ride, intuirsi così, che se ti regalo Franny e Zooey è perché lo so, che dentro la vasca fai come Zooey, anche se non ti ci ho mai visto. E' bello e facile e dio lo sa se ho bisogno di qualcosa di facile a volte, però non è quello che mi serve. Non ho bisogno di simbiosi per stare bene con qualcuno, o con me stessa, come non ho bisogno di caviale o foie gras per cenare. I miei spazi sono un ottimo modo per stare bene con gli altri, senza l'ansia di condividere ogni pensiero; la simbiosi va bene con le migliori amiche dell'adolescenza, quando coordini perfino i sogni, e ho smesso di crederci prima ancora che un incidente mi portasse via la mia, sei anni fa. Fare le stesse cose è facile: è costruire fiducia e rispetto che richiede crepe e sangue, e aiutarsi un po' ogni giorno e non litigare mai in piedi.
Quello che mi serve è l'armonia di due note, di due gusti diversi che si mescolano creandone uno che non conoscevi prima. E non lo so se è con lui che riuscirò a crearlo, ma adesso mi servono le sue mani, così incredule mentre mi bacia sfiorandomi come se fossi una pietra preziosa, così forti quando facciamo l'amore e mi prende per l'anima e per i capelli. Mi serve mangiare una pizza a gambe incrociate sul letto facendomi raccontare come, ad un certo punto, si sia tirato su le maniche ed abbia salvato la sua famiglia con quella sua intelligenza gentile, più gentile della mia.
E che importa se non ama leggere, ci sono già io a leggere, non mi serve finché mi chiede se guardiamo quel film, finché sghignazza per come mi addormento e cerca insieme a me i bigolari perduti in collina, finché sopporta le mie improbabili mostre e trova il lato comico e quello paziente delle cose. Finché mi scalda, sotto le coperte, non solo la pelle ma soprattutto quella cronica mancanza di fiducia che ormai mi portavo addosso.
La crepa fatale non è diversa dalle altre: è piccola, subdola; perciò bisogna stare molto attenti alle strade familiari, agli scorci di ogni giorno; mantenere quella curiosità che si ha per le botteghe umide di barbieri scalcinati in qualche borgo, e non so perché, ma è un'immagine che mi consola.
martedì 2 ottobre 2012
I cry Babel, Babel, look at me now, the walls of my town
they come crumbling down
[...]
You'll build your walls and I'll play my bloody part
To tear, tear them down.
"Non ho mai conosciuto una persona che ci tenga come te.
Tutto quello che fai mostra che tieni alle cose, e ti incazzi anche, perché ci tieni, che si tratti di un fidanzato o di un'amica o di un'idea. Non ho mai conosciuto nessuno che ci tenga così."
Non essendo mai stata addomesticata in maniera decente, essendo orgogliosa come una spina ed avendo l'aggravante di alcuni anni di cura inglese del Tomtom, mi è più facile dimostrare che ci tengo incazzandomi che dicendolo. E' difficile da spiegare agli altri.
Ed è bello scoprire che, qualche volta, non serve.
lunedì 24 settembre 2012
A conti fatti, innamorarsi è un atto di coraggio, perché significa dare un calcio a tutte le convinzioni che ti sostenevano, all'equilibrio costruito giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Non è solo questione di abitudini che cambiano. E' prendere in mano tutto ciò che ti è successo fino a quel momento, guardarlo negli occhi e chiedergli sinceramente se per caso ti abbia lasciato troppe ossa rotte per poterti fidare di nuovo, per rimetterti in gioco senza vestiti. Perché è allora che te ne accorgi, mica prima, quando stai rintanata per la paura e ridi forte perché nessuno lo veda. Per questo mi fanno arrabbiare le persone che trattano i sentimenti con leggerezza, che stanno insieme a qualcuno perché non sanno stare soli, che si innamorano e disamorano dei loro amici e di tutte le persone che incontrano, che parlano troppo facilmente, troppo presto, come se fosse solo un'altra puntata del loro telefilm preferito.
A quante donne hai detto che erano l'amore della tua vita? Quante volte hai cambiato idea? Quante altre volte ti sorprenderai all'idea di esserti sbagliato?
Io non lo so se ho ancora la capacità di credere in qualcosa di permanente, ho 29 anni e un 17 maggio alle spalle, quel 17 maggio e quel pomeriggio di luglio che colpiscono forte, ancora, dopo anni. Però l'entusiasmo fa parte di me e c'è qualcosa, dal 6 agosto in poi, qualcosa di diverso. E' partito piano, parlando sottovoce, senza che ci avessi mai pensato. Qualcosa di difficile, perché ha calciato via il mio equilibrio e bisogna che mi impegni, qualche volta, per non farmi portare via dal panico. Qualcosa che ha ferito alcune persone e che alcune altre hanno, vigliaccamente, tentato di ferire. Ma crearsi un mondo e volermi assegnare una parte significa non avermi mai guardata negli occhi, e se quello è l'unico modo in cui sei disposto a lasciare che io faccia parte della tua vita, allora non ti servo io, ma solo il tuo stupido film.
A conti fatti, scelgo la via poco rassicurante, che non mi sarei aspettata di prendere, quella che sta imparando a dire miliardi di cose con un respiro, ed è come credere per tutta la vita che i fantasmi non esistano e poi incontrarne uno: piuttosto incredibile.
lunedì 17 settembre 2012
Non dormo da te perché ti sveglieresti con la gola in fiamme, e dato che venerdì avete un concerto mi sentirei Yoko Ono.
0 commenti Pubblicato da sand alle 12:17
Be in my eye
Be in my heart
Be in my eye, ayayay
Be in my heart
L'hai sentita per anni, ogni volta che la temperatura da piedi scalzi ti lasciava tenere aperte le finestre, chiamare "Biba!" dieci volte al giorno con quella vocetta decisa e sapientina, e poi un bel giorno l'estate torna e quel modo ("Birba") corretto di chiamare il suo cane ti spiega che di estati, nel frattempo, ne sono tornate tante.
Hanno portato nuove voci alle finestre, trascinato via alcune di quelle vecchie, con Tendina che è incinta ed io lo scopro nel modo più comico del mondo il giorno in cui vuole raccontarmelo, perché la Tabubuta che non la conosce fa per accendersi una sigaretta ma, dopo aver confabulato con lei, si ferma, e quando la rassicuro che siamo pur sempre all'aperto lei strabuzza gli occhi e protesta "Ma cosa dici N., se lei è incinta!" - e anche il Tomtom diventa di nuovo zio, quel Tomtom che sta tentanto di infilarsi di nuovo dal mio balcone aperto, e non lo so cosa sia, se nostalgia o pentimento che lo spingono a chiedermi di raggiungerlo a Bruxelles, ma il fatto è che non posso. Non posso ed è piuttosto incredibile sapere che gli dirò di no, perché è la persona con cui ero convinta di trascorrere il resto della mia vita e invece sono passati più di cinque anni, quasi due da quando ho dovuto morire per rendermi conto che non era così, e tornare ora significherebbe lasciar andare quel futuro che sto guardando, che ancora non ho ma sto cercando di imparare. Anche se già ferisce, anche se è complicato, anche se sono diventata così poco addomesticabile ormai.
E così dirò di no a quel passato che era la cosa più mia che avevo, e continuerò a dire "Ce la faccio" portando troppe cose in mano e facendole rotolare per tutte le scale un momento dopo, continuerò a sentire Nicole confondere la parola smalto con la parola basmati quando prova a spiegarsi in italiano, a spazientirmi e lasciare alcune cose a metà, a stare malissimo per dieci ore e poi guarire all'improvviso, ad affezionarmi ed avere paura e trovare scuse (vedi titolo) per non darlo a vedere.
mercoledì 2 novembre 2011
Che potrebbe essere l'alcol.
(e un altro post scriptum da collegare al post precedente)
Conversazioni con la Salvietta, Barbagato e amico di Barbagato, Tomicio. Da leggere rigorosamente nell'ordine assegnato.
N: Ti amo anch'io, da dieci anni!
S: <3 amour
N: Che poi, ti sei mai accorta che la storia dei dieci anni mi perseguita da dieci anni?
S: E anche tra 20 anni... saranno 10!
N: Però adesso cominciano a sommarsi dieci anni differenti, devo fare una media?
Ma soprattutto, qual è la media fra dieci anni, dieci anni e dieci anni?
S: Dieci anni!!!
N: Vedi che mi perseguita.
---
A: Pronto ciao N., sono un amico del barbagato.
B: Allora, non avete ancora finito la telefonata?
A: Volevo solo chiederti se stasera concludete qualcosa, perché non vorrei disturbarvi.
N: Ma che cav-- ho il tuo migliore amico di fianco e lo stai chiedendo a me?
A: Lui mi ha detto di chiederlo a te.
B: Ah, ma te lo sta chiedendo sul serio?
N: ...
B: Digli che è impossibile, visto che ho fatto subito la figura di merda di presentarmi senza soldi perché dovevo ancora prelevare.
N: Sì, in effetti. Credo di no. Usciamo insieme ed è senza soldi, ma ti pare?
A: ...
N: ?
A: Novella.
N: Sì?
A: Ti rendi conto di non esserti appena detta una bella cosa, vero?
---
T: Allora, questo nuovo uomo della tua vita.
N: Maledizione, è pazzo. E' come tutti gli abitanti di Moschetti messi insieme.
T: Perfetto! E come va?
N: Oh, molto bene. Ho fatto più con te stasera che con lui fino ad ora.
T: Davvero?
N: [commossa] Mi sembra di uscire con te, Tomicio. Davvero. Mi diverto tanto. La prendiamo con calma.
T: TU che la prendi con calma?
N: Beh, dopo tutto il casino col Tomtom - ci ho messo un anno e mezzo per venirne fuori, non fare la bestia. E soprattutto lui si è mollato da un anno con la sua ex, con cui stava da dieci anni di cui quattro di convivenza.
T: Merda.
N: Quello che ho detto anch'io.
T: In pratica sei la sua storia traghetto verso la prossima storia seria.
N: E vaffanculo anche a te. Sei di grande aiuto a non far prevalere l'ipotesi fuga!
T: N. ma tu cazzo, uno normale mai? P. che perde trenta chili quando lo molli; l'ingegnere pazzo che ti perseguita per un anno; il supereroe che non c'è mai perché scappa dalla finestra a salvare il mondo con medici senza frontiere. Fra l'altro, quanti anni ha questo, mille?
N: Un anno meno di me.
T: Attenzione!!! Stiamo invecchiando e ci diamo alla gioventù?
N: [affranta] Cosa ne direbbe Zeno!
venerdì 28 ottobre 2011
(Uno che litiga con la lavatrice e le dà un calcio dandole della vacca traditrice, che si blocca a fissarti con un'espressione serissima e intensa prima di sparare le stronzate del secolo, e che fa la faccia convinta nonostante "si fosse sputtanato dopo due nanosecondi" [cit Salvietta], o che viene a dire a me che gli ex, invece di tormentare le morose, quando si mollano dovrebbero fare cose - tipo partire per l'Africa. Davvero. Lo voglio come amico per la pelle.)
(Sì va bene, sto mettendo parti di canzoni come titoli, che mancanza di fantasia. Ma come puoi ascoltare gli Smiths senza metterti a cantarli? You're not right in the head and nor am I, and this is why, this is why I like you, I like you, I like you)
B: Questa morosa di L., lo conosci L. no? è straniera e fa sempre domande sui vocaboli; lui una volta è andato in crisi su tuttavia, come fai ad andare in crisi su tuttavia??"
N: Poteva usare dei sinonimi.
B: Ma infatti, anche perché magari non sarà una parola che usi durante una conversazione qui ai Rosti, ma..
N: A me scappano anche ai Rosti!
[mi fissa in silenzio. poi, con aria composta, addenta una farfalla al sugo]
B: Tuttavia, il genere umano è sopravvissuto.
B: Niente Brasile cazzo, dovevamo pensarci!
N: Va beh, ce ne sono anche qui, no? La Puglia!
B: Oh sì, la Puglia!
N: Poi per forza non hai voglia di lavorare: hai il mare, il sole..
B: ..il pizzo.
Piove piove, e i pic nic si fanno al chiuso con le foto del Mulino Bianco sopra il tavolo. Meanwhile, all'e.r. di Citta - ove in pochi mi conoscono e venivo quindi ancora considerata una persona seria - la mia collana ha pensato bene di esplodere di colpo, proprio lì, al centro del mondo, sparpagliando perline e perlone in ogni anfratto mentre solerti impiegati e primari mi aiutavano a scovarle sotto le sedie, dietro le porte, fra i passeggini, rischiando la loro incolumità per ficcarle dentro al mio sacchetto.
(comunque la Salvietta dice che anziché su questo dovrei fare un post sulle dita fredde, altresì dette il tocco della morte, perciò)
Fra che alle undici di sera mi pone domande esistenziali sulla nostra amicizia si inserisce perfettamente nel concetto di tempismo che tanto mi accompagna, di cui Marm è il campione assoluto ma che ora vede un discreto gruppo di amatori, dopo le crisi di gelosia/sassate esistenziali di Moroso, giovin C., Braghy ecc appena ho ricominciato a sentirmi contenta - nonostante i casini che esondano e mi travolgono, e quando perciò ho davvero, davvero bisogno di potermi sentire contenta.
Perciò, uhm, li conosco? Sono cambiati? Non ho capito nulla? Perché devo arrivare svolazzando in un posto in cui la S. mi corre incontro e mi dice "Svelta, nascondi quella faccia felice altrimenti Moroso la vede"? Mi ricordano il Babu che per aiutarmi quando ero entrata in crisi col Tomtom si offendeva quando non gli raccontavo ogni cosa - è un mondo di primedonne, e si svegliano tutte troppo tardi la mattina.
Non so cosa stiano mangiando tutti, o se sia colpa mia. Non so perché gli uomini arrivino sempre un minuto dopo la parola tardi.
So, per il momento, che trascorrere una pausa pranzo con una persona che ti fa ridere dall'inizio alla fine acquista a questo punto un valore immenso.
mercoledì 3 agosto 2011
Il mio corpo ha cominciato a boicottarmi. Sento cose (che non esistono), ne vedo altre (che non avvengono), soprattutto la mia bocca tenta di mettere giudizio quando io non ne ho nessuna intenzione (già è un anno terribile, con tutti i miei amici che impazziscono e si sposano, fanno figli, trovano lavori seri o mettono su casa mentre io resto una squatter). Perciò, rosa dal mal di denti, ora vi spiego com'è fatto un uomo cancro.
L'uomo cancro è colui che generalmente, quando una donna sagittario gli dice una cosa, qualunque cosa, si impegna a capire l'esatto opposto ed agisce volenterosamente di conseguenza. Viceversa non accade per il semplice motivo che l'uomo cancro NON DICE.
Può così capitare che, dopo tre anni di amore profondo ed incondizionato -o meglio, condizionato dall'Africa, nella quale lui per lavoro trascorre gran parte del suo tempo- tre anni in cui l'uomo cancro è stato un tesoro di gentilezza ed affezione, vi lasciate per motivi vari fra cui quelli concernenti il suo NON DIRE (ma mi sono lasciata anche, e più in fretta, con chi diceva troppo) ed il fatto che io non volessi vivere in Africa. Si passa perciò al frammento drammatico, quello in cui la vita non ha senso e voglio morire e ormai lo so che diventerò una gattara (no, va bene, questo in realtà l'ho sempre saputo).
Laboriosamente, faticosamente, si passa al frammento in cui la tranquillità è parzialmente ricostruita, l'affetto non si butta e un aperitivo con una persona cui si è voluto così bene si trova sempre il tempo per prenderlo (Africa permettendo), augurandogli sinceramente ed amichevolmente ogni bene.
Ecco. Allora. Un macello per arrivare a questo punto e poi sul serio, ma sul serio, quando finalmente ci siamo assestati ed io sono pacifica come un piccione prima tenti di pagarmi la cena, poi di riaccompagnarmi a casa, poi mi dici che hai un regalino per me ma avendolo dimenticato me lo spedirai dall'aeroporto e infine mi mandi un tenero messaggino della buona notte per dirmi quant'ero carina, e già lì mi domando di quali sostanze tu abbia fatto uso a Johannesburg (si sa come sono queste metropoli..).
Ma poi, sul serio mi arriva il regalino ed una delle due cose è una maglietta che, mi scrivi sul biglietto, hai preso in doppia copia così ne hai una uguale anche tu -queste cose non le avrei accettate neanche da Mark Owen nella saggezza ormonale dei miei quattordici anni, e se stai cercando di diventare adesso romantico ed esplicativo, si vede che sei fuori allenamento- e soprattutto, dopo queste follie estive guardo meglio, e
(sono sicura che non te ne sarai accorto)
(comunque, o proprio per questo, non so se ridere a crepapelle con affetto o mandarti affettuosamente al diavolo)
(propendo per la prima ché ormai ho un animo invincibile)
davvero sulla maglietta che mi hai regalato c'è scritto AFRICA LOVES ME TOO MUCH???
lunedì 18 aprile 2011
Ci sono persone a cui non importa quanto vivono ma come vivono. Rispetto molto questo tipo di scelta, anche se sono convinta che in quel caso avere qualcuno a fianco diventi una forma di egoismo.
L'ho vissuta sulla mia pelle, è una sensazione che conosco ed è per questo che ho evitato il più possibile le notizie in questo fine settimana, perché se quando parlo del Tomtom sono tranquilla, questo tipo di informazioni ancora non va bene. Nascere tardi, da genitori più vecchi, ti fa incontrare prima degli altri la consapevolezza della morte, ti ci fa vivere lì di fronte quando non dovresti vederla ma non ti prepara in nessun modo ad affrontarla.
Così, va beh, fra i miei mille blog mi sono concentrata su questo, che è in sostanza una botta di mondo magico. Ricordo che Fra, quando l'ho iniziato, ha fatto due commenti: "Naturalmente, essendo un tuo blog, partiamo con un gatto" e "Certo che Lambiel lo infili ovunque", allora l'ho riguardato ed in effetti è vero che le tag più frequenti sono gatti, luci, libri, giardini e Lambiel. Pretty much un mio riassunto.
giovedì 14 aprile 2011
Perciò ho incontrato un altro uomo della mia vita ieri in stazione, 40 anni suppergiù, eleganza da artista francese e aria sdrucita di chi non si è rasato da due giorni e mentre scivolava via ho pensato questa cosa, che io ho sempre preferito la barba non rasata e poi va a finire come con il Tomtom che ha provato a lasciarsela crescere e ce l'aveva più aspra di una corteccia al disgelo, o come con l'altro uomo della mia vita di un paio di settimane fa in palestra che appena si è tagliato barba e capelli era diventato così insignificante che non sono riuscita a riconoscerlo. E poi ho pensato anche che è strano, perché nelle donne della mia vita la barba non mi piace per niente.
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mercoledì 9 marzo 2011
E va bene, lo so. Davvero, lo so. Ci sono alcuni argomenti che mi trasformano in una shabby-chic bitch: vivo in questa bolla snob in cui il blues e la classica hanno il sopravvento su ogni altro genere musicale che abbia l'ardire di esistere, un sapiente uso del congiuntivo è un auspicabile criterio di selezione naturale e in palestra si va con le Memorie di Adriano.
Uno non si accorge subito di questi miei lati, accecato da quelli allegri e divertenti o dalla pulsione erotica per il trash ed il rock'n'roll, ma rendersi conto di avere un problema è il primo passo per liberarsene - o affezionarcisi - perciò ecco: sono una reazionaria bastarda che manderebbe al muro la ragazza che sfogliando un giornale si chiede annoiata chi sia 'sto David Byrne che ruba pagine ai Cesaroni, e rispetta in religioso silenzio che McBesame abbia chiamato il secondo pupo Santiago, perché il vecchio Ernest, non importa cosa provochi, va rispettato in religioso silenzio e basta.
Però ecco, è un mondo difficile e sono stati giorni duri, con l'influenza in metastasi che mi ha costretta fra il letto ed il bagno mentre si appropinquava ad un apparato alla volta, con Scott e Tessa che si ritiravano mestamente durante il libero ai Four Continents causa stiramento e soprattutto con Lambiel che invece di essere al 4Cc - anche per ritirarsi andava bene - canta canzoni svizzere. E' un mondo dannatamente difficile.
Meritavo davvero anche che Marm mi proponesse, con il suo contagioso tempismo e con l'aria di aver avuto quest'idea brillante, di leggere il blog del tizio che sta con la medichessa senza frontiere che va in Congo proprio mentre il mio ex medichesso senza frontiere, con l'agilità da Uomo Ragno che pur sempre lo contraddistingue, piomba dalla finestra con una mail che inizia con "stavo pensando a te"?
Adesso per recuperare lo squilibrio mentale mi tocca far liste. Sono partita con "la mia versione delle 500 canzoni di Rolling Stone", impresa titanica che mi sta risucchiando le forze e che ho provato ad accantonare per partire con qualcosa di più semplice come "i 100 album", e poi ancora più semplice (sottovalutando terribilmente la cosa) "le migliori cover della storia", e giù giù fino a liste lineari come "le canzoni più tristi" e "quelle più allegre per iniziare una giornata di sole". Vengo sommersa da fogli ed inchiostro. Damn. Le liste sono la mia autoterapia da ben prima che Hornby avesse i suoi vagiti letterari, e anche da ben prima che mi accorgessi che sono, effettivamente, la mia autoterapia: ma per una incasinata come me è un modo per ottenere chiarezza dai suoi grovigli mentali, e così è da venerdì che in ogni momento libero - e anche in quelli non liberi - faccio liste, come una psicolabile qualsiasi.
mercoledì 23 febbraio 2011
Ti ho fatto ridere e piangere, qualche settimana fa, nello stesso giorno. Negli anni ti ho fatto anche disperare. Ci siamo presi, lasciati per tornare a respirare, ripresi mille volte, perché di nessun altro amico sopporto i marosi così, senza chiedere.
Mi rendo conto di non essere facile da gestire, non lo sono stata in questi anni e soprattutto in questi mesi; so di essere stata irsuta (come dice Marm mi tiro pacco perfino da sola). Però ieri leggevo che il perdono è donna, ed è vero, è donna quanto lo è ammalarsi per preparare maschere di carnevale di notte, con la colla che rimane appiccicata sulle dita.
Credo che i sentimenti degli uomini siano troppo autoreferenziali perché sappiano davvero dove sbattere la testa: è la storia delle valigie pronte, ci ho scritto un post una volta. Da dove vengono i loro rancori, i ritorni quando è troppo tardi, le tempistiche tremende, se non da questa autoreferenzialità distruttiva?
Mi hai chiesto se sono mai stata innamorata, che è una domanda strana dopo aver assistito al viavai di persone al mio fianco, ma ti ho risposto di sì.
Una volta, di sicuro.
Da cosa lo capisci? Dalle cose piccole, lasciargli i pistacchi migliori, guardarlo dormire la notte? O lo capisci quando la vita ti impone di scegliere il bene per te o il bene per lui e alla fine scegli il suo anche se sai cosa comporterà?
Ecco, io non credo che gli uomini ci riescano, non con la stessa profondità d'animo di una donna, e sarà perché tutte, anche quelle che non vogliono o che non diventeranno madri, hanno un utero che è un modo diverso di concepire l'esistenza, non lo so, ma va bene così. Loro fanno altro e a conti fatti, per quel che mi riguarda, nonostante la sofferenza credo che anche questa rottura abbia portato più bene a me che a lui.
Domenica era una giornata pesante, il compleanno di Stefano ed il compleanno di Marta e nessuno di loro poteva brindare con me. Due non-compleanni senza Cappellaio Matto, 24 e 29 anni affogati in un bicchiere di millesimato mentre ti aspettavo ed il locale suonava, per un po', Johnny Cash.
Era una giornata pesante, però quando ci siamo salutati e sono andata a dormire ho sognato di qualcuno che mi rovesciava addosso ciotole di colore verde e giallo.
Mi rendo conto di non essere facile da gestire, non lo sono stata in questi anni e soprattutto in questi mesi; so di essere stata irsuta (come dice Marm mi tiro pacco perfino da sola). Però ieri leggevo che il perdono è donna, ed è vero, è donna quanto lo è ammalarsi per preparare maschere di carnevale di notte, con la colla che rimane appiccicata sulle dita.
Credo che i sentimenti degli uomini siano troppo autoreferenziali perché sappiano davvero dove sbattere la testa: è la storia delle valigie pronte, ci ho scritto un post una volta. Da dove vengono i loro rancori, i ritorni quando è troppo tardi, le tempistiche tremende, se non da questa autoreferenzialità distruttiva?
Mi hai chiesto se sono mai stata innamorata, che è una domanda strana dopo aver assistito al viavai di persone al mio fianco, ma ti ho risposto di sì.
Una volta, di sicuro.
Da cosa lo capisci? Dalle cose piccole, lasciargli i pistacchi migliori, guardarlo dormire la notte? O lo capisci quando la vita ti impone di scegliere il bene per te o il bene per lui e alla fine scegli il suo anche se sai cosa comporterà?
Ecco, io non credo che gli uomini ci riescano, non con la stessa profondità d'animo di una donna, e sarà perché tutte, anche quelle che non vogliono o che non diventeranno madri, hanno un utero che è un modo diverso di concepire l'esistenza, non lo so, ma va bene così. Loro fanno altro e a conti fatti, per quel che mi riguarda, nonostante la sofferenza credo che anche questa rottura abbia portato più bene a me che a lui.
Domenica era una giornata pesante, il compleanno di Stefano ed il compleanno di Marta e nessuno di loro poteva brindare con me. Due non-compleanni senza Cappellaio Matto, 24 e 29 anni affogati in un bicchiere di millesimato mentre ti aspettavo ed il locale suonava, per un po', Johnny Cash.
Era una giornata pesante, però quando ci siamo salutati e sono andata a dormire ho sognato di qualcuno che mi rovesciava addosso ciotole di colore verde e giallo.
Etichette: amici, mc, mcm, piccole cose, ricordi
sabato 5 febbraio 2011
E' cominciato tutto 5 anni fa naturalmente. Avevo quasi 24 anni e ho dovuto scoprire da un giorno all'altro che non avevo più un braccio, non avevo più ingenuità o speranza da regalare e dovevo arrangiarmi senza. Se ci penso bene, è da quel giorno che ho smesso di fidarmi ciecamente: pensavo ci fosse una specie di tacita promessa sul fatto che la vita sarebbe stata nostra, e noi per sempre insieme; con alti e bassi, certo, sono così le amicizie e noi non avevamo fatto eccezione, invece ho dovuto ricevere le ultime parole di Marta da una lettera che non aveva avuto il tempo di darmi. Ema me l'aveva detto, da quel giorno in cui l'abbiamo persa in due e lui è venuto a cercarmi perché "avevi nello sguardo qualcosa di mio", che in fondo non riusciva a starmi dietro: ero diventata troppo complessa, troppo aggrovigliata, troppo preda del pensiero e del dubbio.
E' iniziato così, 5 anni fa con una promessa infranta e poi quando mi pareva di avercela quasi fatta se n'è infranta un'altra. Quello che non avevo affrontato la prima volta è tornato la seconda - un'estate trascorsa a sembrare a posto, a nascondere gli incubi ogni notte ed il panico, quella sensazione strisciante di cuore che accelera e scoppia, di stomaco che si restringe di colpo e il respiro che non riesce ad arrivare alla gola; il pensiero che basta, non ce la puoi fare, non riuscirai a superarlo anche questa volta, non ne hai le forze.
E' stata dura superare questi mesi senza il Tomtom, sempre così, da un giorno all'altro, con le persone che mi facevano pressioni perché scegliessi, o rispondessi, come se io avessi risposte da dare. Ma sono arrivata ad un punto in cui mi sono sentita più leggera, pronta a spiegargli che sì, gli volevo bene, ma non certo come prima; che sì, gli auguravo il meglio, e se il meglio non eravamo noi non era colpa di nessuno, che certo ero rimasta delusa da come aveva gestito le cose ma era stato la storia più importante della mia vita ed avrei sempre bevuto volentieri un bicchiere con lui, gli avrei sempre sorriso. Senza tornare indietro. E appena gli ho spiegato che non l'avrei fatto, che erano sparite l'angoscia e la rabbia ed ero andata avanti, è tornato indietro lui. Regali, inviti, messaggi. Una volta ho scritto un post, in un vecchio blog che avevo, sugli uomini che si svegliano solo quando vedono le valigie pronte.
E tuttavia ero molto fiera di me, per essere arrivata a quel punto, quello in cui non hai rancori, in cui voler bene ad una persona significa soltanto volerne il bene. Quello in cui capisci che in fondo gli uomini non sono poi così affidabili, e se ci piacciono perché li crediamo forti, in realtà ci legano con le loro debolezze. Quello in cui non te la prendi quando scopri che qualcuno che consideravi un amico ha fatto il doppio gioco, ti importa solo che non ferisca la tua amica. Quello in cui non sputtani le persone pur avendone l'occasione.
Però poi c'è stato quel funerale, due giorni fa, un bel funerale, se così si può dire, 2 ore e mezza di musica e parole e colori, e un ragazzo di 24 anni che amava dire "Partiamo, non ci serve niente: a me piace guidare, a te parlare". Quando, ad un certo punto, tutti stavano piangendo, ho scoperto che non ne sono più capace.
E' cominciato 5 anni fa e poi quest'anno, ero contenta di sentirmi meglio ma forse è solo che mi ha scavato dentro e non riesco più a sentire.
martedì 1 febbraio 2011
F.Guccini
Chissà perché poi si ricordano i dettagli. Io, delle persone che perdo, ricordo soprattutto il modo di ridere. Ricordo come Marta mi ha stretto il braccio, e la prima volta in cui il Tomtom mi ha chiamata per nome. Ricordo come una volta mi sono ripresa il mio uomo che scivolava via, e non lo rifarei.
Dei funerali, dei primi ed ultimi appuntamenti, ricordo i vestiti che portavo e che poi non riesco più a mettere. Abbracci che non volevo, frasi invadenti, e forse è per questo che da allora, quando capita agli altri, faccio un passo indietro. Li ficco nel cassetto in cui sono finiti i ricordi difficili da guardare in faccia, impossibili da buttare. Domenica ci ho buttato le foto, l'intimo che non metterò più ed il tuo regalo, mi dispiace, non l'ho aperto. Sei partito, hai fatto bene. Sono più tranquilla adesso.
Lunedì è partito Stefano, in modo diverso da te. Anche lui, un mese fa, aveva riso, bonariamente, ad una mia gaffe - ma era già stanco. Adesso è andato. Non l'avevo salutato, per non definire a voce alta cosa sarebbe venuto dopo.
E così è finita. In due giorni consecutivi si sono chiusi due catenacci. Viviamoli, noi che possiamo, uno alla volta.
mercoledì 5 gennaio 2011
Caro anno nuovo, quest'anno niente buoni propositi visto com'è rotolato rovinosamente il 2010, rimbalzando su muri di mattoni spessi. In compenso avrò speranze.
Spero di viaggiare di più, e che Lambiel torni alle competizioni, poiché le gare senza Lambiel sono come l'albero di Natale senza le lucine accese. Spero di continuare a rimbalzare e creare polvere e buchi che rimangono aperti e non riparati, perché vuol dire che avrò continuato a provare. Spero di non fare molto male alle persone. Di trovare una soffitta in cui nascondermi, di tanto in tanto; la storia del giardino d'inverno; vecchie cose in ferro battuto come quelle di cui mi raccontava il vecchio al ristorante di Pove, che mentre il Tomtom faceva il giro di saluti mi offriva sempre un bicchiere di vino prima di cenare, con quel sorriso così senza denti che lo rendeva ancora più gentile, più disponibile a mostrarti quello che era senza fingimenti.
Spero anche di trovare altre strade bianche, piene di nebbia che al contatto con la notte si risveglia brina di ghiaccio sui tronchi e sui rami degli alberi.
2010. Sei finito in modo terribile, ma penso di doverti ringraziare. Prima di tutto, lo stesso, per lo sgomento di luglio. Quegli attacchi di panico per cui credevo di dover morire a ogni passo che poi sono passati. Perché mi hanno spiegato che non importa quanto sia il dolore: non si muore.
Perché durante le feste ho ritrovato una tribù di parenti cari, ma proprio cari, che non vedevo da tempo, anche se la riunione si è conclusa con il marito della cugina che non vedevi da dieci anni che viene aggiornato sulle tue disavventure da una madre che ti dà per persa e allora - "Novella non ti preoccupare che te lo trovo io l'uomo ideale: in Val Gardena ce ne sono di bellissimi - stanno lì fermi e non ti dicono mai di no."
Sono sopravvissuta ai veglioni, ai livornesi stronzi che ho amato tantissimo, al colesterolo che non vado a controllare perché diobbuono, la nutella, un bicchiere di vino, i formaggi - come si fa? Ai kebab che non mi sono mai piaciuti e che puzzavano da morire ma poi alla fine, a forza di passarci davanti per anni visto che lì c'era la mia facoltà (insieme alla porzione di esistenza più spensierata che ho avuto) è una puzza che amo da morire, e in fondo tutte le cose vive hanno quella specie di puzza -
- anche gli amici, che non è che puzzino ma è come guardare le rughe, che sono racconti posati sulle facce e parlano dei pensieri, dei modi di dire o di gesticolare, di arrabbiarsi e di nascondere sotto il tavolo quella mano con l'anello, per l'imbarazzo di dirmi che ti sposi.
Grazie perché ho mangiato molta carne rossa e poco petto di pollo, per la mancanza di orientamento che, mentre mi perdo, mi fa scoprire luoghi speciali, per il campionato di resistenza veneti vs svizzero che un paio di volte l'anno comincia con un aperitivo da sei bottiglie e tre giorni di postumi, e figuriamoci quest'anno che ha deciso di partecipare anche il tuo (freschissimo) ex fidanzato.
Grazie per quando ho toccato un neonato senza romperlo. Perché non ho amato i cd quanto le cassette nei mangianastri. Per i viaggi che non ho fatto e per quelli che ho deciso di fare. Grazie per i messaggi inaspettati e per quando sono riuscita a non scappare via. Non è servito a nulla, ma sono stata brava lo stesso.
giovedì 23 dicembre 2010
You are like a hurricane
there's calm in your eye.
And I'm gettin' blown away
to somewhere safer
where the feeling stays.
[...] I am just a dreamer
but you are just a dream,
you could have been anyone to me.
Neil Young - Like a hurricane

I postumi della sbronza, la felpa blu, la pancia che cresce, non trovare il posto, Stefano che straparla dopo il settimo bicchiere.
Questa mattina la pioggia batteva così forte che in alcuni punti della strada bisognava rallentare ai 40 km/h per vederci qualcosa. Ma andava bene, perché la radio passava Neil Young e poi la pioggia lava via le cose.
Penso di aver lavato via qualcosa, stanotte.
sabato 18 dicembre 2010
dieci giorni ed è natale, c'è anche il mio compleanno in mezzo, un compleanno di cartone e di battaglie perse. camminavo fra la neve oggi e fingevo che non ci fosse, per non ricordare quella che fotografavo un anno fa.
dieci giorni ed è natale, ed io che fingo di amare ancora le luci per sentirmi dire "ti trovo serena". mi piacerebbe, adesso, uno di quei temporali estivi per lavare via le messe ed i regali e inzuppare i panettoni di giorno e di notte, e correre senza fiato fingendo marcovaldo: niente più strade da sbagliare e da perdere per non aver saputo rallentare.
dieci giorni ed è natale, anche meno se ci penso. respiro di nuovo, e fra i rami si era incastrato un presepe quando sono passata da quelle parti senza guardare. lo so è un peccato, ma penso di non voler sapere quello che fai, quello che pensi, cosa ti manca; e sono contenta, lo giuro, se ti scappa un sorriso, ma fra dieci giorni è natale - qualcosa di meno - e chissà se riparti.
dieci giorni ed è natale, qui va un po' bene e va un po' male e le cose sono cambiate così tanto da un natale fa
- e certo che sei tu e che conti, ma conti un po' meno adesso
dieci giorni ed è natale, ed io che fingo di amare ancora le luci per sentirmi dire "ti trovo serena". mi piacerebbe, adesso, uno di quei temporali estivi per lavare via le messe ed i regali e inzuppare i panettoni di giorno e di notte, e correre senza fiato fingendo marcovaldo: niente più strade da sbagliare e da perdere per non aver saputo rallentare.
dieci giorni ed è natale, anche meno se ci penso. respiro di nuovo, e fra i rami si era incastrato un presepe quando sono passata da quelle parti senza guardare. lo so è un peccato, ma penso di non voler sapere quello che fai, quello che pensi, cosa ti manca; e sono contenta, lo giuro, se ti scappa un sorriso, ma fra dieci giorni è natale - qualcosa di meno - e chissà se riparti.
dieci giorni ed è natale, qui va un po' bene e va un po' male e le cose sono cambiate così tanto da un natale fa
- e certo che sei tu e che conti, ma conti un po' meno adesso
venerdì 10 dicembre 2010
Forse gustarsi le nuvole avvitate contro il sole la mattina presto, ed i campi che fumano ghiaccio fino a diventare invisibili, non ha niente a che vedere con l'aver lasciato perdere persone che non valevano la fatica. Eppure a me sembra parte di un continuum personale l'aver lasciato (tanti anni fa, ma ci metto più tempo a lasciar perdere) una persona che pensa che i luoghi comuni del ribelle siano una scelta consapevole nella musica e nella vita, che i libri si possano scrivere senza sapere che daccordo ha l'apostrofo, che i giudizi contro le persone si possano dare prendendo la rincorsa come nel 2001 a Genova, con un rancore soppresso ogni volta che l'amore non va secondo i piani.Non so se abbia qualcosa a vedere con questo, ma penso di sì, il fatto che se comprassi dei quadri li appoggerei a terra, perché i bambini li vedano e li possano toccare con le mani. Ho scritto una storia, una volta, che parlava di un pittore che dopo aver finito un quadro lo lasciava all'aperto, perché il sole il vento o le intemperie lo rendessero vivo.
Poi, lo ammetto sottovoce, bado più alla mia anziana vicina di casa che ai bambini della Repubblica Democratica del Congo. Ho frequentato abbastanza l'ambiente, lavorativamente, volontariamente, ma anche biblicamente e sentimentalmente, per capire che spesso è più comodo guardare i bambini del Congo sentendosi liberi ed eroici che rompersi le palle con la quotidianità del sabato mattina.
Ho evitato, per un po', E. che è sempre stata uno specchio che mi mette di fronte alla realtà delle cose in maniera irrimediabile ed inclemente, ricordandomi che probabilmente non sarò mai serena, e va bene che preferisco la felicità e la verità, e forse la serenità è sopravvalutata, è cosa da vecchi, da semplici. O forse lo dico io, lo diciamo noi, per consolarci, perché in fondo so che se fossi serena prima o poi mi annoierei e cercherei di uscirne.
L'origine dei miei mali sono io. Appena mi sento finalmente dentro a qualcosa, appena spio un equilibrio, finisce che ne esco con gran dolore e fracasso, e devo ripartire da capo e con il culo per terra e allora forse non è nel mio destino essere dentro a qualcosa, forse devo stare sempre nel percorso tra un punto e l'altro, tra una cosa vecchia ed una nuova. Il Tomtom non capiva la mia resistenza nel seguirlo nei suoi viaggi ma è come quando preferisco i quaderni a quadretti o evito le droghe leggere: uno, se fa pensieri lunghi, se sa di sforare, deve autoimporsi dei limiti esterni, quantomeno, per la sopravvivenza.
Tenere il piede in due scarpe, lo chiama Raven quando ho sempre pronta questa via di fuga del vagheggiare quello che non ho, e lui che si era innamorato senza mai raggiungermi dice che a volte non sa se mi vorrebbe dare un bacio o due sberle.
Da quando sei morta sono invecchiata, il che non è male se calcoli che anche prima l'unica cosa che avevo di giovane era l'immaturità. Quella speranzosa e incosciente che si rialza ad ogni costo e vuole sempre la verità. Ma ti ho sognata di nuovo, ed eri così reale che rimettevi a posto le cose.
giovedì 2 dicembre 2010
A proposito di "quella palestra che è peggio di un bar". Io lo so che all'epicocco faccio tanta tenerezza, però a rileggerlo, questo dialogo avvenuto in sala relax (sempre per la questione del bar), è inquietante...
E: convento? ma quale convento? l'unica cosa che puoi fare tu in un convento è la monaca di monza!
N: ...
E: scherzi a parte, come stai?
N: ...
E: tanto lo so. anche se ridi. come mai non ti fai consolare?
N: perché poi dovrei ucciderti.
E: ma daaai, non mi dirai che sei orgogliosa? non l'avrei maaai detto, ohohoho.
N: ...
E: non farti consigliare, capito? non farti mai consigliare. non è colpa loro ma non vedono le cose.
N: più che altro mi stanno addosso.
E: mentre tu non guardi nessuno negli occhi per più di trenta secondi.
N: ...
E: scappa piccoletta, scappa finché puoi!
lunedì 22 novembre 2010
E così, piove. Un'altra buona scusa per raggomitolarsi contro i gatti, contro i libri, contro i ricordi e una figura materna miope, miope quando ti dice, tirandolo fuori da chissà dove, di vederti più rilassata rispetto a quando stavi con lui. Ancora non ha capito che rilassata non è, non sarà mai, il mio stato naturale, non ha nulla a che fare con me. Ciò che a lei sembra rilassata vuol dire depressa, o ignava, o menefreghista, o così isterica che se non rimuovo la realtà facendomi piccola in un bozzolo di autismo congelato, finirò a spiaccicare la testa contro il muro. Non sono mai rilassata. Nel bene o nel male, non sono mai indifferente.Piove, ed è una buona scusa per rimanere a casa, non vedere quell'amico che ride perché gli correggi la grammatica, per scappare da chi ti fa regali o ti chiama troppo, e da quelli apparentemente troppo felici. Che sia serenità svegliarsi di notte ed uscire a bagnarsi la faccia nella pioggia per l'angoscia che quegli incubi ritornino, quelli che ricordi ancora così bene che, se ti svegli di notte, il pensiero non ti lascia più dormire?
Non ho mai avuto problemi di destra e sinistra. Mai stata uno di quei bambini, o adulti, che per non confonderle devono alzare una mano e non ricordano da che parte si trovi il cuore. Ho sempre saputo dove si trovasse e poi, un bel giorno, me ne sono dimenticata. Me ne sono fisicamente dimenticata e, non per metafora, non avrei più saputo dire dove si trovasse. Di qua, di là? Non so da dove sia derivato quest'inceppamento improvviso durato alcuni mesi, un anno ma poi, ad un certo punto, mi è piombato addosso qualcosa di così forte che sì, senza dubbio mi sono ricordata dove fosse, lo sentivo dentro come un tamburo senza più spazio per l'incertezza. E così uno se ne tira fuori come può, ed è trascorso un altro week end di festa e anche stavolta si è riso con Marm, tanto, o a conoscere Germano, o a sentire i discorsi di Braghy e finendo a ritrovarsi con due mojito in mano e Daniel che ti lecca una guancia per una serie di foto improbabili.
E poi, di nuovo, il lunedì mattina arrivi in ritardo perché appena alzata ti sei guardata in faccia e cosa potevi fare se non scoppiare a piangere? Sarò rilassata, se per la strada canto a squarciagola una canzone (che a volte capita che una ti prenda più delle altre, mi ricordo la prima volta che ho sentito Black e l'ho ascoltata per una giornata intera camminando in mezzo alla nebbia, e quest'altra è una canzone vecchia ma non importa, è qui, le cose vecchie a volte tornano come un boomerang e adesso sono tutte qui, e mi fissano, e mi basta sentire y dejemos que lo cierto sea lo que imaginamos per crollare, o la voce di Stratos). Mi basta una notizia, che è una gran bella notizia ma mi ha strappato il cuore di dosso e l'ha lanciato nell'acqua e sarebbe stato davvero bello invecchiare insieme, nella stessa direzione come direbbe Capovilla, adesso che c'è questa notizia bellissima e invece son qui che mi arrabatto, e riempirsi di persone non serve, le persone non arrivano mai gratis, prima o poi ti chiedono conto di qualcosa e, a dirla tutta, la maggior parte di loro non fa altro che gettarti più forte nel pensiero che, in quel momento, in fondo vorresti essere altrove.
Era una notizia bellissima ed io sembro rilassata ma sto qui a scorticarmi le mani da sola mentre penso che forse sono io, sono io che non sono adatta a stare con nessuno se ho dovuto dire basta alla persona che amavo con tutto il cuore e forse sono semplicemente così, danneggiata.
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