mercoledì 23 febbraio 2011
In realtà è una constatazione: ieri sera la figura materna mi ha mandato una mail mentre io stavo già dormendo.
Sono vecchia.
Sono vecchia.
21.02.2011
From: Psicologo Pazzo
To: N
L'articolo te lo porterò vicino alla tana del bianconiglio. Non ho idea di quali animali o vegetali abitino nella tua testa.. Ieri ho detto che sei abbastanza sana, mi sbagliavo. Sana per fare un'analisi, che è diverso!
21.02.2011, h 7.05
From: N
To: Fra
Oddio Ray... il mio sogno.
21.02.2011, h 7.25
From: Fra
To: N
Che sogno?
21.02.2011, h 7.59
From: N
To: Fra
A parte un inizio in cui non andavo al lavoro per via di un gatto o un cane attaccato alla mano, ero a piedi in una città sconosciuta e questo tizio che ridipingeva una ringhiera mi rovesciava addosso la vernice. Mi son fermata a discutere e da lì la follia, cani e porci nel sogno, Natalie passava di lì e si è messa a fare la simpaticona come fosse amica mia. Ti dico solo che alla fine del sogno io ero per terra con le sue mutande in mano mentre rideva, e chiedevo ad una mia amica (cani e porci!) di farci una foto perché volevo regalartela.
21.02.2011, h 9.01
From: Fra
To: N
Uhm.. pensavo di essere assurdo io che stanotte Alberto di Monaco era a cena a casa mia, da solo. Mangiava uova sode e radicchio. Quando l'ho visto seduto a tavola gli ho chiesto se era vero che i suoi sudditi ricevono 100kg di cioccolata gratis l'anno. Lui ha risposto affermativamente, perché la cioccolata fa diventare più intelligenti.
...siamo messi bene, eh?
21.02.2011, h 9.04
From: N
To: Fra
Meravigliosi! Will e Grace ci fanno un baffo! Ma ha un fondo di verità la storia del cioccolato? Perché potevamo almeno scambiarci i sogni a questo punto.
21.02.2011, h 13.40
From: Fra
To: N
Se fosse vero avrei già vinto 2 nobel.
21.02.2011, h 13.42
From: Fra
To: N
...scusa un attimo, ma la storia delle mutande in mano?
From: N
To: Fra
Oddio Ray... il mio sogno.
21.02.2011, h 7.25
From: Fra
To: N
Che sogno?
21.02.2011, h 7.59
From: N
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A parte un inizio in cui non andavo al lavoro per via di un gatto o un cane attaccato alla mano, ero a piedi in una città sconosciuta e questo tizio che ridipingeva una ringhiera mi rovesciava addosso la vernice. Mi son fermata a discutere e da lì la follia, cani e porci nel sogno, Natalie passava di lì e si è messa a fare la simpaticona come fosse amica mia. Ti dico solo che alla fine del sogno io ero per terra con le sue mutande in mano mentre rideva, e chiedevo ad una mia amica (cani e porci!) di farci una foto perché volevo regalartela.
21.02.2011, h 9.01
From: Fra
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Uhm.. pensavo di essere assurdo io che stanotte Alberto di Monaco era a cena a casa mia, da solo. Mangiava uova sode e radicchio. Quando l'ho visto seduto a tavola gli ho chiesto se era vero che i suoi sudditi ricevono 100kg di cioccolata gratis l'anno. Lui ha risposto affermativamente, perché la cioccolata fa diventare più intelligenti.
...siamo messi bene, eh?
21.02.2011, h 9.04
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Meravigliosi! Will e Grace ci fanno un baffo! Ma ha un fondo di verità la storia del cioccolato? Perché potevamo almeno scambiarci i sogni a questo punto.
21.02.2011, h 13.40
From: Fra
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Se fosse vero avrei già vinto 2 nobel.
21.02.2011, h 13.42
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...scusa un attimo, ma la storia delle mutande in mano?
Ti ho fatto ridere e piangere, qualche settimana fa, nello stesso giorno. Negli anni ti ho fatto anche disperare. Ci siamo presi, lasciati per tornare a respirare, ripresi mille volte, perché di nessun altro amico sopporto i marosi così, senza chiedere.
Mi rendo conto di non essere facile da gestire, non lo sono stata in questi anni e soprattutto in questi mesi; so di essere stata irsuta (come dice Marm mi tiro pacco perfino da sola). Però ieri leggevo che il perdono è donna, ed è vero, è donna quanto lo è ammalarsi per preparare maschere di carnevale di notte, con la colla che rimane appiccicata sulle dita.
Credo che i sentimenti degli uomini siano troppo autoreferenziali perché sappiano davvero dove sbattere la testa: è la storia delle valigie pronte, ci ho scritto un post una volta. Da dove vengono i loro rancori, i ritorni quando è troppo tardi, le tempistiche tremende, se non da questa autoreferenzialità distruttiva?
Mi hai chiesto se sono mai stata innamorata, che è una domanda strana dopo aver assistito al viavai di persone al mio fianco, ma ti ho risposto di sì.
Una volta, di sicuro.
Da cosa lo capisci? Dalle cose piccole, lasciargli i pistacchi migliori, guardarlo dormire la notte? O lo capisci quando la vita ti impone di scegliere il bene per te o il bene per lui e alla fine scegli il suo anche se sai cosa comporterà?
Ecco, io non credo che gli uomini ci riescano, non con la stessa profondità d'animo di una donna, e sarà perché tutte, anche quelle che non vogliono o che non diventeranno madri, hanno un utero che è un modo diverso di concepire l'esistenza, non lo so, ma va bene così. Loro fanno altro e a conti fatti, per quel che mi riguarda, nonostante la sofferenza credo che anche questa rottura abbia portato più bene a me che a lui.
Domenica era una giornata pesante, il compleanno di Stefano ed il compleanno di Marta e nessuno di loro poteva brindare con me. Due non-compleanni senza Cappellaio Matto, 24 e 29 anni affogati in un bicchiere di millesimato mentre ti aspettavo ed il locale suonava, per un po', Johnny Cash.
Era una giornata pesante, però quando ci siamo salutati e sono andata a dormire ho sognato di qualcuno che mi rovesciava addosso ciotole di colore verde e giallo.
Mi rendo conto di non essere facile da gestire, non lo sono stata in questi anni e soprattutto in questi mesi; so di essere stata irsuta (come dice Marm mi tiro pacco perfino da sola). Però ieri leggevo che il perdono è donna, ed è vero, è donna quanto lo è ammalarsi per preparare maschere di carnevale di notte, con la colla che rimane appiccicata sulle dita.
Credo che i sentimenti degli uomini siano troppo autoreferenziali perché sappiano davvero dove sbattere la testa: è la storia delle valigie pronte, ci ho scritto un post una volta. Da dove vengono i loro rancori, i ritorni quando è troppo tardi, le tempistiche tremende, se non da questa autoreferenzialità distruttiva?
Mi hai chiesto se sono mai stata innamorata, che è una domanda strana dopo aver assistito al viavai di persone al mio fianco, ma ti ho risposto di sì.
Una volta, di sicuro.
Da cosa lo capisci? Dalle cose piccole, lasciargli i pistacchi migliori, guardarlo dormire la notte? O lo capisci quando la vita ti impone di scegliere il bene per te o il bene per lui e alla fine scegli il suo anche se sai cosa comporterà?
Ecco, io non credo che gli uomini ci riescano, non con la stessa profondità d'animo di una donna, e sarà perché tutte, anche quelle che non vogliono o che non diventeranno madri, hanno un utero che è un modo diverso di concepire l'esistenza, non lo so, ma va bene così. Loro fanno altro e a conti fatti, per quel che mi riguarda, nonostante la sofferenza credo che anche questa rottura abbia portato più bene a me che a lui.
Domenica era una giornata pesante, il compleanno di Stefano ed il compleanno di Marta e nessuno di loro poteva brindare con me. Due non-compleanni senza Cappellaio Matto, 24 e 29 anni affogati in un bicchiere di millesimato mentre ti aspettavo ed il locale suonava, per un po', Johnny Cash.
Era una giornata pesante, però quando ci siamo salutati e sono andata a dormire ho sognato di qualcuno che mi rovesciava addosso ciotole di colore verde e giallo.
Etichette: amici, mc, mcm, piccole cose, ricordi
sabato 5 febbraio 2011
Quando mi chiedono perché Lambiel mi piaccia così tanto, non so bene da che motivo cominciare.
Dovrei forse dire che è perché le sue coreografie non sono mai insiemi di salti con il vuoto in mezzo? Perché non c'è nessuno, nessuno, che si muova come lui? Dovrei ricordare che quando salta, le ginocchia fanno male anche a me pensando a quanto gli sia costato, ogni volta, non cadere, rialzarsi, continuare a saltare nonostante le gambe rotte? Perché si muove direttamente sopra il pentagramma, e nel momento in cui fa le trottole, se non sto attenta piango?
Potrei dire che mi piace per le musiche, perché è bello, perché esagera sempre, come l'amico casinaro a cui ad un certo punto devi dire di smetterla. O perché i suoi costumi sono meravigliosi. O perché che il pattinatore più elegante di tutti all'improvviso impazzisca e alle Olimpiadi 2006 diventi Little Zebra, mi fa ridere fino alla morte. Perché il post natalizio del suo blog iniziava con "Ho! ho! ho!"
Perché mentre cade ha già lo sguardo di chi si rialza.
Perché se non fosse strozzato dai regolamenti avrebbe vinto tutto. Perché non importa come sia andata, alla fine trova sempre da qualche parte un sorriso per chi è lì per vederlo. Per come piangeva come un bambino dopo l'argento alle Olimpiadi. Perché è semplicemente arte.
Perché dopo il Tomtom stavo soffocando, e avevo un disperato bisogno di credere che, nel mondo, ci fosse ancora bellezza, ci fossero ancora cose per cui valesse la pena guardare. E le sue esibizioni mi hanno restituito, insieme alla bellezza, anche il respiro.
La verità è che è stata l'ultima cosa che ho fatto con Marta, riguardarmi le sue esibizioni di Torino 2006, e mi ricorda i tempi in cui ci si sedeva per terra a guardare il mondo che passa, che tanto l'avremmo raggiunto, anche noi così, al volo.
E' cominciato tutto 5 anni fa naturalmente. Avevo quasi 24 anni e ho dovuto scoprire da un giorno all'altro che non avevo più un braccio, non avevo più ingenuità o speranza da regalare e dovevo arrangiarmi senza. Se ci penso bene, è da quel giorno che ho smesso di fidarmi ciecamente: pensavo ci fosse una specie di tacita promessa sul fatto che la vita sarebbe stata nostra, e noi per sempre insieme; con alti e bassi, certo, sono così le amicizie e noi non avevamo fatto eccezione, invece ho dovuto ricevere le ultime parole di Marta da una lettera che non aveva avuto il tempo di darmi. Ema me l'aveva detto, da quel giorno in cui l'abbiamo persa in due e lui è venuto a cercarmi perché "avevi nello sguardo qualcosa di mio", che in fondo non riusciva a starmi dietro: ero diventata troppo complessa, troppo aggrovigliata, troppo preda del pensiero e del dubbio.
E' iniziato così, 5 anni fa con una promessa infranta e poi quando mi pareva di avercela quasi fatta se n'è infranta un'altra. Quello che non avevo affrontato la prima volta è tornato la seconda - un'estate trascorsa a sembrare a posto, a nascondere gli incubi ogni notte ed il panico, quella sensazione strisciante di cuore che accelera e scoppia, di stomaco che si restringe di colpo e il respiro che non riesce ad arrivare alla gola; il pensiero che basta, non ce la puoi fare, non riuscirai a superarlo anche questa volta, non ne hai le forze.
E' stata dura superare questi mesi senza il Tomtom, sempre così, da un giorno all'altro, con le persone che mi facevano pressioni perché scegliessi, o rispondessi, come se io avessi risposte da dare. Ma sono arrivata ad un punto in cui mi sono sentita più leggera, pronta a spiegargli che sì, gli volevo bene, ma non certo come prima; che sì, gli auguravo il meglio, e se il meglio non eravamo noi non era colpa di nessuno, che certo ero rimasta delusa da come aveva gestito le cose ma era stato la storia più importante della mia vita ed avrei sempre bevuto volentieri un bicchiere con lui, gli avrei sempre sorriso. Senza tornare indietro. E appena gli ho spiegato che non l'avrei fatto, che erano sparite l'angoscia e la rabbia ed ero andata avanti, è tornato indietro lui. Regali, inviti, messaggi. Una volta ho scritto un post, in un vecchio blog che avevo, sugli uomini che si svegliano solo quando vedono le valigie pronte.
E tuttavia ero molto fiera di me, per essere arrivata a quel punto, quello in cui non hai rancori, in cui voler bene ad una persona significa soltanto volerne il bene. Quello in cui capisci che in fondo gli uomini non sono poi così affidabili, e se ci piacciono perché li crediamo forti, in realtà ci legano con le loro debolezze. Quello in cui non te la prendi quando scopri che qualcuno che consideravi un amico ha fatto il doppio gioco, ti importa solo che non ferisca la tua amica. Quello in cui non sputtani le persone pur avendone l'occasione.
Però poi c'è stato quel funerale, due giorni fa, un bel funerale, se così si può dire, 2 ore e mezza di musica e parole e colori, e un ragazzo di 24 anni che amava dire "Partiamo, non ci serve niente: a me piace guidare, a te parlare". Quando, ad un certo punto, tutti stavano piangendo, ho scoperto che non ne sono più capace.
E' cominciato 5 anni fa e poi quest'anno, ero contenta di sentirmi meglio ma forse è solo che mi ha scavato dentro e non riesco più a sentire.
martedì 1 febbraio 2011
F.Guccini
Chissà perché poi si ricordano i dettagli. Io, delle persone che perdo, ricordo soprattutto il modo di ridere. Ricordo come Marta mi ha stretto il braccio, e la prima volta in cui il Tomtom mi ha chiamata per nome. Ricordo come una volta mi sono ripresa il mio uomo che scivolava via, e non lo rifarei.
Dei funerali, dei primi ed ultimi appuntamenti, ricordo i vestiti che portavo e che poi non riesco più a mettere. Abbracci che non volevo, frasi invadenti, e forse è per questo che da allora, quando capita agli altri, faccio un passo indietro. Li ficco nel cassetto in cui sono finiti i ricordi difficili da guardare in faccia, impossibili da buttare. Domenica ci ho buttato le foto, l'intimo che non metterò più ed il tuo regalo, mi dispiace, non l'ho aperto. Sei partito, hai fatto bene. Sono più tranquilla adesso.
Lunedì è partito Stefano, in modo diverso da te. Anche lui, un mese fa, aveva riso, bonariamente, ad una mia gaffe - ma era già stanco. Adesso è andato. Non l'avevo salutato, per non definire a voce alta cosa sarebbe venuto dopo.
E così è finita. In due giorni consecutivi si sono chiusi due catenacci. Viviamoli, noi che possiamo, uno alla volta.
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