amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

giovedì 24 giugno 2010


(Per la serie quando la realtà va oltre la satira)
Mi chiama un mio amico e mi fa, tutta colpa di voi interisti che avete troppi stranieri.
Mentre rispondo alla battutona apro La Repubblica.it dove un titoletto racconta come Calderoli abbia appena proclamato, ma stavolta sul serio, a Radio Padania che è tutta colpa degli stranieri in Serie A.


domenica 20 giugno 2010

Essere cresciuta in mezzo più a maschi che femmine ti fa accettare, generalmente, goliardia e lazzi di ogni sorta.
L'unica battuta che a priori non permetto di farmi è sulla sindrome preciclo, per la quale l'incauto peluto che si azzardasse, riceverebbe graffi a non finire, senza contare che per tutta la vita gli soffierò contro come un gatto arrabbiato e contatterò inoltre uno sciamano perché gli trasferisca addosso dolori atroci, febbri e crudeli squilibri ormonali che mi hanno squassata per svariati anni della mia giovane vita.
La situazione si aggrava nel momento in cui, in preda agli squilibri di cui sopra (e in aggiunta al mio noto aggrovigliamento mentale che per un po' mi aveva lasciata tranquilla aspettando, sospetto, il momento giusto per farsi sotto proprio quando sapeva che non ero più all'erta, sdraiata sugli allori come sul futon di una terrazza sul mare tra agavi e bambù in cui sorseggiare freschi cocktail tropicali mentre il tramonto ti fa compagnia di fronte alla risacca). Dicevo, quando stai con un uomo cancro, e la Salvietta potrà ben capirmi, non ti puoi proprio permettere di abbassare la guardia.
Così finisce che per un suo breve sentimentalismo sugli anni universitari tu, nel giro di 3 minuti, hai già fatto il giro dell'Africa due volte, partendo da "di me non parlerebbe mai con quel tono", prenotando una tappa su "si è definito felice, chissà se con me si definirebbe felice" e passeggiando per la volta in cui mi ha confidato di idealizzare il passato come qualcosa che supera il presente prima di approdare su "in quel periodo felice, come lui lo descrive, non conviveva con la sua ex, quella che per sua definizione tutti si voltavano a guardare per la strada?"
Beh insomma, non potendo contattarlo visto che lui è sempre nei suoi irreperibili angoli di mondo in stile jumanji che non favoriscono a mille la comunicazione di coppia per alcuni mesi l'anno, dovevo pur fare qualcosa per uscirne, così mi sono messa la maglietta della c.i.a. ed immedesimandomi nel ruolo ho cercato di fare qualcosa di utile per la comunità, tipo stabilire le sigle migliori degli ultimi decenni in tema di cartoni animati.
Non ce l'ho fatta a compilare una top ten. Con enorme sofferenza, come se avessi ucciso i miei figli, ho mantenuto una grande onestà intellettuale (dimostrata dalla difficilissima esclusione di Alla scoperta di Babbo Natale), e partendo da una base di 152 sono arrivata a ciò di cui sotto, in ordine rigorosamente alfabetico.

Capitan Harlock
Daitarn III
Daltanious
Devilman
E' quasi magia Johnny
E' un po' magia per Terry e Maggie
Ghostbusters
Gundam
Hello!Spank
Jeeg robot d'acciaio
Jem
Jenny la tennista
Ken il guerriero (x2)
L'incantevole Creamy
L'uomo tigre
Lupin III (x2)
Mazinga Z
Mila e Shiro due cuori della pallavolo
Occhi di gatto
Piccoli problemi di cuore
Prendi il mondo e vai
Rocky Joe
Sailor Moon (x5)
Una spada per Lady Oscar
Vola mio mini pony

...con una menzione speciale per:


Alla corte di Re Artù
Bia
Fantaman
Galaxy Express 999
Georgie
Goldrake
Hilary
Hooly e Benji due fuoriclasse
I Cavalieri dello Zodiaco
Il Grande Mazinga
Kiss me Licia
Lamù (x2)
Madamoiselle Anne
Magica Emi
Prince Valiant
Ransie la strega

Ufo Robot


venerdì 18 giugno 2010

Da oggi sono incinta


A dire il vero era uno di quei giorni in cui mi sentivo così svogliata che avrei voluto, lì davanti ai miei piedi, uno di quegli scivoli che partono dall'ottavo piano piombando direttamente di fianco alla mia macchina, anzi, perché no, proprio dentro attraverso il finestrino abbassato, anziché dover fare scale e corridoi e poi ancora scale e infine un altro corridoio prima di uscire all'aperto schivando persone e attraversando la provinciale fino al parcheggio soffocato d'asfalto che evapora fumi densi come figure geometriche.
Però avevo uno di questi vestitini tagliati sotto il seno e più ampio sotto, con i leggings e le ballerine leggere (un po' per il nuovo taglio di capelli charleston, un po' perché l'altra sera io e la figura materna abbiamo sospirato frementi davanti a Sabrina e più che altro a Humphrey Bogart in grande spolvero).

La prima è stata una ragazza col pancione che mi sorrideva in maniera aperta e complice senza un perché; poi è arrivato l'uomo deciso ad aiutarmi.
Io, insomma, già credevo di essere partita con l'arteriosclerosi (non per niente avevo passato mezz'ora a meditare su quel delizioso asinello che pascolava insieme alle galline festanti, e su come rapirli per dare finalmente sfogo alla mia Armata dei Musicanti di Brema, desistendo dai miei loschi propositi solo dopo aver ricordato che ancora non saprei dove metterli e chissà, forse quando avrò il posto potrò anche salvare quelle deliziose caprette che convivevano senza problemi con il bianconiglio; un coniglio, a dire il vero, non rientrava nei miei piani per l'Armata, ma come dice la mia vicina sui suoi meravigliosi roseti quotidianamente saccheggiati dai passanti: un mazzo di fiori non si nega a nessuno) quando ho capito.

Insomma, mi credevano incinta. Mi sono venute in mente le volte in cui, dai diciassette anni in poi, fingevo quel meraviglioso pancione che mi portavo a spasso dopo averlo studiato nei minimi dettagli perchè sembrasse vero e ok, forse l'exex aveva pure ragione a dire che gli sembravo quella pazza di Dharma.
Però anche se in realtà ho un pancino piatto come il marmo e vedere altro dipendeva più dal desiderio altrui di sorridere e avere contatti umani e di fermarsi a caso in un punto disperso oltre la burocrazia quotidiana per saccheggiare momenti come quando, da piccola, quel fantastico orso di pelouche gigante ti chiamava dalla vetrina e tu ti fermavi ad aspettarlo sotto le luci incredibili di Natale, proprio per questo, perché rinunciarci?

martedì 15 giugno 2010

Illusione ottica

Comunque, per la cronaca, con la scusa di una full immersion nella lingua americana sto facendo questa cosa malata per cui riguardo le prime puntate di Dharma & Greg (l'exex mi diceva che ero uguale a lei, debbo prenderla come un'offesa o un complimento?) e le prime di Criminal Minds.
Chi li conosce entrambi sa a cosa mi riferisco.




(...Chi non li conosce può scoprirlo qui e qui)

Casa

Il 17 giugno 2006, di ritorno da una solitaria camminata in mezzo a quella garrula deflagrazione di verde che, nella campagna circostante, non teneva evidentemente conto dei miei discapiti interiori, ho fatto un sogno.
Il tempo era tornato indietro di 1 settimana ed 1 mese, cosicché Marta e Giulia erano ancora con noi e lo si scopriva tramite un formidabile passaparola (anche se, devo dire, io in qualche modo lo sapevo già). Quello che risultava subito chiaro era che il tempo, le vicende, non si potevano modificare: sarebbe successo di nuovo.
Noi però, anziché scoraggiarci e disperarci, abbiamo tutti ringraziato il cielo (una sensazione che non si dimentica) per quel regalo, per potercele godere, coccolare, salutare di nuovo, per una settimana. A loro non abbiamo raccontato nulla, chiaramente.
E' un sogno che tengo ancora stretto.
Io, questo, lo chiamo famiglia: non può essere solo questione di sangue. Marta e Giulia fanno molto più parte di me di un certificato di nascita.
E' bello, perciò, vedere che anche il tuo "ufficiale", di nido, è tale anche per dettagli, somiglianze, ricordi spassosi: quel dito storto preso in toto dalla figura paterna. La volta in cui, per fare una sorpresa alla figura materna, hai raccolto tutti i fiori bianchi dalle piante di fragole, gonfiandotene generosamente il vestito.
E' bello capire così tanto che vieni da lì, proprio da loro, quando figura paterna e materna partono tutti pimpanti su tacchi pantaloni collane e antizanzare per quello spettacolo di cui tu e Fratello gli avete regalato i biglietti, e a metà strada stai per regalarti una doccia fresca e profumata che ti stacchi di dosso la stanchezza del giorno, e te li immagini già a discutere su dove parcheggiare, che se c'è una cosa che la figura paterna non ha in comune con te è la tendenza a prendersi all'ultimo momento, quando una chiamata dai toni anarco-prefico-disperati ti strappa ai tuoi pensieri brutalmente, supplicandoti di andare loro incontro perché hanno dimenticato a casa i biglietti.

Non è sempre stato così. Ci sono luoghi che, in passato, ho chiamato casa molto più di queste quattro mura al n.15. Perché lì si trasferiva la mia quotidiana esistenza, con amore, dubbi e doveri, gioie e persone con cui dormire in gruppo stretti stretti in un letto da 2.
Ricordo le testate nel letto di C, e quello inquietante del suo coinquilino che sapeva di dopobarba e aveva il duce sopra la testa. Ricordo M con i suoi libri sparsi sul pavimento, le filosofie con K nel bagno freddo, le lampade i poster e i cappelli. Ricordo F che russava e litigate alle 5 del mattino e ricordo, soprattutto, tempo su tempo trascorso in quella facoltà.
Entrarci, ora, ripercorrere quelle strade, è una violenza che mi fa trascinare ogni passo perché quelle zone, quei corridoi e botteghe dalle porte strette, non sono più casa mia. Ma non sono neanche ex.
Chiedere informazioni come una matricola, io che ne conoscevo i segreti a memoria. Conoscevo i pertugi, i punti all'ombra e l'intonaco dove si scrostava. Ne conoscevo i pavimenti ed il respiro traballante. Lì avevo studiato, avevo pianto fingendo di ridere, mi ero innamorata ripetutamente. Ora torno, e mi è scaduta una tessera. Il negozio che era diventato Blockbuster è diventato ancora dell'altro. La libreria che pubblicava i libri di S ha il cartello Affittasi e la serranda abbassata.
Il Salottino, quel rettangolo vivido nel giardino interno in cui ho mangiato, baciato, studiato, sbriciolato storie, schiamazzato e brindato insieme a quel clan di dolcissimi squinternati, ora ha un recinto. Anni di ritrovi, di vita concentrata in quell'unico punto del globo, rinchiusi fra due paletti ed un fil di ferro.
Non bisognerebbe poter togliere così gli indirizzi alle famiglie.

sabato 12 giugno 2010

Certe giornate



lunedì 7 giugno 2010

Postilla

Ultimamente non vale poi così tanto la pena di prendere il treno: non solleticano il mio voyerismo folkloristico questi noiosi giovincelli fatti in serie (ebbene sì, sto sperimentando la crisi di mezza età della 27enne-ancora-per-pochi-mesi. Oggi, in macchina, mentre tornavo a casa ho anche saltato casa mia. Così. Dimenticata la sua esistenza in un principio aggressivo di arteriosclerosi che ha smesso di accompagnarmi solo dopo che l'avevo superata di un chilometro).
Poi però l'ho preso e c'era questo giovanotto che frugava nel portafogli con aria affranta, per poi gemere dopo mezz'ora che "non riusciva a trovare gli orari del suo estetista!"
Gli stralci di conversazione seguenti si sono assestati sul "da chi vai di solito" e "grande professionalità" prima che io potessi tuffarmi nell'oblio della cuffie dell'i-pod per sfuggire agli effetti collaterali di origliare siffatti argomenti. Ne sono riemersa solo per godermi un simpatico dialogo sull'arcinota provincia di Cassola.

(la postilla, in realtà, voleva dire che nella parte di racconto dedicata alle cuffie dell'i-pod, riflettevo che la casa dei miei -recenti- sogni ha anche, a sua disposizione, una formidabile Armata dei seguenti musicisti di Brema:
- 1 gatto - 1 cane - 2 oche (vuoi mettere quanto più simpatiche sono in coppia, quando camminano ondeggiando) - 1 tartaruga - 1 asino - 1 capretta

Rimango aperta ai suggerimenti)

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