amo le rughe, la rabbia, le ninnenanne, la carta, appiccicare cose alle pareti, avere le dita sporche d'inchiostro, il pane, l'acqua, camminare scalza, i lucernari, le vecchie corde della mia chitarra, le biblioteche, leggere tra le righe, i treni,le altalene, perdermi, i bastoni della pioggia, le bacchette magiche, i pistacchi, i pacchetti, i regali, il mojito, fare l'amore, la polvere innamorata negli occhi.

mercoledì 3 agosto 2011

Il mio corpo ha cominciato a boicottarmi. Sento cose (che non esistono), ne vedo altre (che non avvengono), soprattutto la mia bocca tenta di mettere giudizio quando io non ne ho nessuna intenzione (già è un anno terribile, con tutti i miei amici che impazziscono e si sposano, fanno figli, trovano lavori seri o mettono su casa mentre io resto una squatter). Perciò, rosa dal mal di denti, ora vi spiego com'è fatto un uomo cancro.
L'uomo cancro è colui che generalmente, quando una donna sagittario gli dice una cosa, qualunque cosa, si impegna a capire l'esatto opposto ed agisce volenterosamente di conseguenza. Viceversa non accade per il semplice motivo che l'uomo cancro NON DICE.

Può così capitare che, dopo tre anni di amore profondo ed incondizionato -o meglio, condizionato dall'Africa, nella quale lui per lavoro trascorre gran parte del suo tempo- tre anni in cui l'uomo cancro è stato un tesoro di gentilezza ed affezione, vi lasciate per motivi vari fra cui quelli concernenti il suo NON DIRE (ma mi sono lasciata anche, e più in fretta, con chi diceva troppo) ed il fatto che io non volessi vivere in Africa. Si passa perciò al frammento drammatico, quello in cui la vita non ha senso e voglio morire e ormai lo so che diventerò una gattara (no, va bene, questo in realtà l'ho sempre saputo).
Laboriosamente, faticosamente, si passa al frammento in cui la tranquillità è parzialmente ricostruita, l'affetto non si butta e un aperitivo con una persona cui si è voluto così bene si trova sempre il tempo per prenderlo (Africa permettendo), augurandogli sinceramente ed amichevolmente ogni bene.

Ecco. Allora. Un macello per arrivare a questo punto e poi sul serio, ma sul serio, quando finalmente ci siamo assestati ed io sono pacifica come un piccione prima tenti di pagarmi la cena, poi di riaccompagnarmi a casa, poi mi dici che hai un regalino per me ma avendolo dimenticato me lo spedirai dall'aeroporto e infine mi mandi un tenero messaggino della buona notte per dirmi quant'ero carina, e già lì mi domando di quali sostanze tu abbia fatto uso a Johannesburg (si sa come sono queste metropoli..).
Ma poi, sul serio mi arriva il regalino ed una delle due cose è una maglietta che, mi scrivi sul biglietto, hai preso in doppia copia così ne hai una uguale anche tu -queste cose non le avrei accettate neanche da Mark Owen nella saggezza ormonale dei miei quattordici anni, e se stai cercando di diventare adesso romantico ed esplicativo, si vede che sei fuori allenamento- e soprattutto, dopo queste follie estive guardo meglio, e
(sono sicura che non te ne sarai accorto)
(comunque, o proprio per questo, non so se ridere a crepapelle con affetto o mandarti affettuosamente al diavolo)
(propendo per la prima ché ormai ho un animo invincibile)
davvero sulla maglietta che mi hai regalato c'è scritto AFRICA LOVES ME TOO MUCH???

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